Intervento di S.E. Mons. Francesco Follo, Osservatore permanente della Santa Sede, alla 180° Sessione del Consiglio Esecutivo dell'Unesco
Dibattito sulle basi del dialogo interculturale
24 settembre 2008
Signor Presidente,
Eccellenze,
Signore, Signori,
Recentemente il dialogo interculturale ha sollevato un'attenzione e dei commenti considerevoli. In tale contesto, sembra ragionevole porre due questioni fondamentali: «Come dovremmo comprendere il dialogo interculturale? Perché dovremmo impegnarci in questo senso?
Nel corso della storia, le culture e i popoli si sono confrontati con sistemi economici e giuridici, lingue e pratiche diverse dalle loro. I tentativi per comprendere e imparare culture diverse culminano nel fenomeno attuale della globalizzazione. Ciò porta molti a chiedersi: «Come può un'identità particolare difendersi dall'attacco della globalizzazione mono-culturale?» Gran parte del mondo occidentale abbraccia un'ideologia postmoderna del multiculturalismo, secondo la quale tutte le epoche e tutte le culture sono considerate uguali nella loro dignità e possiedono di conseguenza il diritto di preservarsi in maniera autonoma. Tuttavia, l'affermazione assoluta della propria cultura, e il multiculturalismo, sono essenzialmente difettosi. La Chiesa, impegnandosi nel dialogo culturale, propone di spostare l'attenzione dai conflitti politici basati su interessi nazionali, ai problemi filosofici e teologici che sottendono un buon numero di questo conflitti, in particolare verso la comprensione della persona umana e dei Diritti dell'Uomo.
Ogni persona è dotata per natura di una speciale dignità. Se vogliamo promuovere il bene individuale e comune della società e della cultura, è necessario rispettare questa dignità. La persona umana possiede una dimensione duale, una personale e individuale, l'altra sociale e culturale. Per questo la persona umana è stata descritta come uno zoon politikon, che sottolinea il fatto che gli esseri umani vivono insieme. C'è bisogno di una comprensione adeguata della persona umana per cogliere correttamente questi due aspetti. Quando noi ci accettiamo e ci comprendiamo l'un l'altro come persone che posseggono un valore intrinseco che non può in nessun caso essere utilizzato come semplice mezzo per un fine, solo allora ci rispettiamo veramente l'un l'altro. In questa visione della persona umana, la dignità individuale e il carattere sociale sono mutualmente rispettati. Se l'essenza del vivere, fondata sul diritto naturale, rispetta la dignità di ogni persona, allora dobbiamo anche rispettare e proteggere l'unicità delle culture particolari dalle forze del mercato globale, sostenendo il bene comune globale essenziale per ogni persona e ogni cultura.
Il successo di qualsiasi dialogo è fondato su un mutuo scambio e una mutua comprensione delle idee che riguardano il concetto fondamentale di "persona". Infatti il dialogo stesso, nella sua apertura rispettosa agli altri, è basata su una concezione autentica della "persona". Esso prende necessariamente in considerazione la relazione reciproca che esiste tra la cultura e la persona umana, non solo vedendo come la cultura educa e influenza la persona individuale, ma anche come le persone sono integrate nelle culture particolari.
L'educazione ha due aspetti principali. Essa facilita l'assimilazione dei valori fondamentali per il bene comune della società. D'altra parte l'educazione promuove lo sviluppo della persona umana attraverso la conoscenza di sé e la formazione del carattere, assicurando così la base trascendente essenziale all'interazione umana. Nella prospettiva del rispetto della dignità umana, è chiaro che i criteri di efficacia e di opportunità, spesso impiegati nella ricerca di soluzioni a livello dell'economia o della tecnologia, sono seriamente inadeguati. Vedere le persone semplicemente come attori sulla piazza del mercato globale in cui le cose si vendono e si comprano continuamente, può avere pericolose conseguenze. Le persone sono ridotte a semplici prodotti, a oggetti. Ciò discende da un concetto soggiacente di "persona", che non riesce a cogliere l'essenziale dignità intrinseca di ogni essere umano e la sua relazione con gli altri, fatti radicati nel fondamento trascendente della stessa natura umana. Questo non può legare le persone alla culture e alla religione. A questo proposito, due ideologie entrambe incapaci di offrire un'educazione appropriata della persona umana sono il secolarismo e il fondamentalismo. Il secolarismo tratta le culture e le religioni come beni sul mercato globale. Chiunque può acquistarli o venderli ma solo come scelte private, e la cultura e la religione rimangono in un ambito privato. Il secolarismo dimostra di accettare in qualche modo il desiderio dell'uomo di orientamenti personali e trascendenti, ma non di accettarli come verità e valori oggettivi, bensì solo come beni accessori da vendere. Ma in questo modo la possibilità della cultura, che non è mai semplicemente privata, viene definitivamente distrutta. Il fondamentalismo, d'altra parte, tenta di proteggere il carattere pubblico di una cultura o di una religione dalle altre idee o dal mercato globale. Ma la scelta dell'uomo di appartenere in tutta libertà a una cultura o a una religione è distrutta. In questo modo, la relazione dell'uomo con la cultura e la religione diventa determinata da forze esterne alla persona. In conclusione, riflettendo sul dialogo interculturale, il Cristianesimo propone due idee. In primo luogo, l'educazione deve essere qualcosa di più di un semplice apprendimento di metodi e di competenze tecniche, essa deve includere i vasti campi della cultura e della religione. In secondo luogo, occorre che le persone esercitino la loro libera scelta e ricevano un'educazione che li disponga ad agire in questo modo. In particolare, ciò significa che si dovrebbe poter liberamente scegliere la propria religione ed essere liberi di praticarla in pubblico.
Vi ringrazio della vostra attenzione