Sudan: il censimento e le ferite aperte tra Nord e Sud

p. Salvatore Pacifico  3/06/2008

Nell'accordo di pace tra Governo di Khartoum e SPLA (Sudan People's Liberation Army) del 2005 una tappa importante prevista era il censimento necessario ad avere un quadro chiaro della situazione del paese: numero di abitanti, loro localizzazione, appartenenza etnica e religiosa e altri aspetti.
Il processo del censimento avrebbe dovuto cominciare il 15 aprile e durare due settimane. Ma proprio alla vigilia dell'inizio del censimento c'è stato un colpo di scena: il governo del Sud Sudan, per bocca del suo presidente Salva Kiir, ha annunciato pubblicamente che nel Sud il censimento sarebbe stato rinviato perché al presente mancavano le condizioni per il suo svolgimento e anche perché nel formulario erano state ignorate alcune questioni che il Sud riteneva essenziali e sulle quali c'era stato un accordo con le autorità centrali.
Tra le condizioni che suggerivano il rinvio c'erano: il fatto che molti sudisti rifugiati al Nord o all'estero non hanno ancora avuto la possibilità di tornare alle loro zone di origine, il fatto che in certe zone non c'era sicurezza per la presenza di milizie o gruppi armati, il fatto che i veicoli e i fondi messi a disposizione per il censimento erano insufficienti. Restava vivo poi il problema della demarcazione dei confini tra Nord e Sud. Tra le voci che si chiedeva di inserire c'erano le domande sull'appartenenza religiosa e tribale, aspetti importanti perché per esempio si tende a ritenere che al Nord ci siano solo arabi musulmani e non cristiani, e che anche al Sud i cristiani siano solo una minoranza. L'appartenenza tribale avrà inoltre la sua importanza quando si tratterà di definire quali lingue usare nell'insegnamento e simili.

Dopo una serie di trattative si é arrivati a un compromesso che è parso a molti più fittizio che reale: il censimento é slittato dal 15 al 22 aprile, è stato garantito l'inserimento nel questionario delle domande sull'appartenenza religiosa e tribale, i rifugiati interni avrebbero votato dove si trovavano ma dichiarando la loro religione e tribù.

Ora a censimento fatto è difficile trarre un bilancio e molti dubbi rimangono nella mente della gente.
La mia impressione é che in varie zone del Sud la gente non sia rimasta convinta delle promesse fatte. Certi gruppi hanno boicottato il censimento, altri hanno lamentato di non avere abbastanza formulari per registrare tutta la gente. In alter zone ancora non c'era abbastanza sicurezza e in alcune aree del Sud durante lo svolgimento sono comparsi degli osservatori non autorizzati inviati dalle autorità del Nord.

A El Obeid, per esempio, gli studenti cattolici dell'universita hanno scritto una lettera alle autorità competenti lamentando che nella loro città tra il personale incaricato di condurre il referendum non c'era neppure un cristiano e che la registrazione era stata fatta a matita anziché a penna. Conseguenza di questa denuncia fu l'espulsione di Padre Hailu Abraham, missionario comboniano, parroco della cattedrale, accusato di essere stato coinvolto nella lettera e quindi di avere fatto politica, cosa proibita agli stranieri. Dopo due giorni di detenzione nei locali della security gli è stato ingiunto di partire da El Obeid e di mai piu' rimetterci piede.

Va detto anche che i preparativi non erano stati trascurati. Nella settimana tra il 10 e il 17 aprile ero a Raga e ho potuto vedere di persona come, almeno laggiù il censimento sia stato predisposto con serietà. Dopo un workshop ognuno ha ricevuto il materiale necessario e ha raggiunto la rispettiva area, chi in bici, chi in moto, chi approfittando di una macchina che passava di là.
Ho parlato con varie persone incaricate di condurre il censimento e ho avuto l'impressione che sapessero chiaramente cosa dovevano fare.

Il censimento é un passaggio importante prima delle elezioni generali previste per l'anno prossimo e prima del referendum del 2011 che dovrebbe decidere una volta per sempre se il Sud resterà unito al Nord o se andrà per la sua strada.

Ciò che va rilevato è che é importante che la gente e l'autorità siano diventati piu' coscienti del fatto che non si possono prendere decisioni sulla testa delle persone, senza che queste possano esprimere il loro parere.
La speranza é che i risultati non siano manomessi, che il quadro che emergerà serva anche per una migliore distribuzione dei servizi e che là dove il censimento non si é potuto tenere perché non c'erano le condizioni, le autorità nazionali e internazionali lavorino con maggiore convinzione perché queste condizioni si realizzino.