Tema: Cristiani d'Oriente

Medio Oriente: in cammino verso la Comunione

S.E. Mons. Sleiman  19/10/2010

Intervista con S.E. Mons. Sleiman, Arcivescovo di Baghdad dei Latini, a cura di Martino Diez

Eccellenza, il titolo del Sinodo è “comunione e testimonianza”. C’è bisogno di più comunione in Medio Oriente?
Certamente sì. E prima di tutto, c’è bisogno di più comunione tra i cattolici. I riti cattolici infatti si sono ben presto trasformati in comunità etnico-confessionali. Il confessionalismo è la negazione della comunione.

Servono più comunicazione, più incontri, più coordinamento?
Serve innanzitutto una nuova evangelizzazione. La comunicazione esiste, gli incontri sono frequenti, formalmente il coordinamento funziona. Ci sono Conferenze episcopali interrituali, ma manca la fiamma della comunione. In realtà, dal punto di vista strutturale le relazioni comunitarie sono ancora molto primitive. La loro dinamica è più esterna che interna. Esse si svolgono alle frontiere: incontri, inviti, alleanze. La Chiesa cattolica, per molti versi, mi sembra ancora una somma di Chiese. Senza comunione nel senso pieno non può essere testimone in quanto una, santa, cattolica e apostolica. Se consideriamo la storia, capiamo meglio come questo sfondo antropologico comunitarista sia stato interiorizzato a partire dagli statuti dei dhimmi, il regime previsto per le cosiddette “genti del Libro” nei califfati musulmani. Il punto fondamentale delle disposizioni legali relative ai non-musulmani era l’obbligo di pagare una tassa per essere protetti dal potere arabo-musulmano, cioè per avere diritto a una cittadinanza nel proprio paese, anche se di secondo grado. I poteri successivi sono stati caratterizzati dalla perpetuazione e spesso dall’inasprimento di quegli statuti. I cristiani sono stati così riconosciuti come comunità confessionali, fisse e separate. Questo confessionalismo è sempre in vigore e l’Instrumentum Laboris lo denuncia.

Com’è composta la Sua comunità?
La chiesa latina in Iraq proviene da una storia missionaria. Nel Seicento, i carmelitani arrivano come missionari in Mesopotamia, dominata allora dall’impero Persiano. La Diocesi viene eretta nel 1632. Nel Settecento arrivano i domenicani. Nell’Ottocento le suore domenicane della presentazione di Tours. Agli inizi del Novecento nasce una seconda congregazione domenicana femminile. I fedeli di altre comunità hanno sempre costituito un nucleo ridottissimo. I missionari non hanno “latinizzato” come si suole spesso dire. Invece sono stati di grandissimo aiuto, culturalmente e religiosamente, per tutti. Il loro unico desiderio era di ricreare la comunione con la Sede di Pietro. Un carisma che la Chiesa latina coltiva ancora ai nostri giorni, con l’aiuto dei religiosi, delle religiose e di un laicato consacrato, che costituisce una novità assoluta nel paese.

Com’è la situazione in Iraq?
La situazione in Iraq oggi è molto migliorata. Ma l’Iraq assomiglia a un malato le cui condizioni migliorano ma che necessita ancora di cure. È diminuita la violenza ma i problemi fondamentali non sono neppure stati affrontati. L’unità del paese e l’ambiguità della nuova costituzione, la distribuzione delle risorse, i territori disputati tra arabi e curdi, così come la stessa riconciliazione tra i vari protagonisti del Paese sono questioni fondamentali e vitali per il futuro dell’Iraq ma restano irrisolte. La violenza, che è uno strumento politico, non è sparita. La sua diminuzione va attribuita a un cambiamento importante nella situazione generale ma riappare inaspettatamente e continua a mietere vittime.

Quanto può durare questa situazione?
Durerà finché i problemi che abbiamo enumerato non troveranno soluzioni accettate da tutti. Certo, la gente è esausta e desidera normalità e stabilità. Altrimenti l’emigrazione continuerà, la ricostruzione tarderà e lo stato di diritto farà fatica a riprendere il controllo su tutta la società.

Anche nel vicino Iran si registra più di un movimento nella società civile...
Il paragone non ha molto senso. In Iran c’è uno Stato, quando vai a dormire sei sicuro che la mattina ti risveglierai nel tuo letto. In Iraq no. In questa situazione può succedere di tutto. Le tensioni sono enormi. Talvolta si ha l’impressione che ci siano attori occulti, che agiscono secondo logiche che ci sfuggono. Proprio per questo non ha molto senso elaborare progetti. Come cristiani dobbiamo agire con prudenza e realismo, ma anche denunciare le ingiustizie e testimoniare la verità. Solo così potremo essere liberi.

 

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