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Rassegna stampa

Bataclan, due anni dopo. Europa ancora a rischio

[Shutterstock.com]

Dalla stampa italiana

Nel cuore di Beirut dove gli sciiti non temono la guerra. Torna il nazionalismo: «Liberate il nostro premier», reportage di Giordani Stabile su La Stampa.

 

Terremoto al confine tra Iran e Iraq, si aggrava il bilancio: oltre 300 morti e migliaia di feriti (Repubblica.it).

 

La tenaglia irachena. Cristiani dopo il Daesh: la situazione dei cristiani iracheni potrebbe peggiorare ora che, dopo oltre tre anni atroci, la sconfitta militare di Daesh è diventata realtà (Avvenire).

 

Bataclan, due anni dopo. E l'Europa rischia ancora. L’Isis ha perso il controllo di Raqqa e Mosul in Irak Ora il pericolo sono i volontari di ritorno dal fronte (Il Giornale).

 

Dalla stampa anglofona

 

L’intervista televisiva di ieri del premier libanese è stata piena di momenti strani. Domenica, Saad Hariri è apparso in TV dall’Arabia Saudita, dopo giorni di mistero (AP).

 

Il mistero sulle sorti del premier libanese si infittisce: ostaggio o libero? Il Medio Oriente vive un momento da thriller sulle sorti del primo ministro Saad Hariri, che ha dato improvvisamente le dimissioni il 4 novembre in tv da Riad (the New Yorker).

 

“Soltanto Dio può salvarci”: i bambini yemeniti muiono di fame mentre gli aiuti umanitari sono bloccati alle frontiere. Iona Craig scrive dal Paese in guerra, dove le agenzie umanitarie non riescono a passare alla popolazione importanti carichi (the Guardian).

 

Al-Qaeda si ricostruisce, con l’aiuto dell’Iran Interviste con i membri del gruppo terroristico e della famiglia Bin Laden rivelano un nuovo patto che porterebbe a una nuova fase il movimento (the Atlantic).

 

Dalla stampa francofona

 

Due anni dopo le drammatiche vicende del 13 novembre, gli spettatori del Bataclan si sono ritrovati nel teatro che, a un anno dalla riapertura, ha un tasso di riempimento superiore al 90% (Le Monde), mentre sui social circola l’hashtag #laFrancedapres, una campagna per promuovere il coinvolgimento del cittadino come arma contro il terrorismo (Libération).

 

Il primo ministro dimissionario libanese, Saad Hariri, ha annunciato il suo ritorno in Libano, dove, ha affermato, la neutralità negli affari internazionali deve essere una condicio sine qua non per uscire dalla crisi (L’Orient le Jour).

 

La crisi nata dalle dimissioni di Hariri è l’ultimo avatar della crescente rivalità tra Iran e Arabia Saudita che si riversa in Libano, ma anche in Yemen, Iraq e Siria. Le Figaro racconta questa rivalità in cinque punti.

 

 

 

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