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Rassegna stampa

Coprifuoco nel sud-est della Turchia

Rassegna stampa [Shutterstock]

Rassegna stampa italiana ed estera del 14 febbraio 2018

Ultimo aggiornamento: 14/02/2018 10:32:15

Dalla stampa italiana

 

L’Italia, scrive Alberto Simoni su La Stampa, “torna protagonista” dei rapporti tra i paesi europei e l’Iran. Roma infatti ha promosso la formazione di un “gruppo di contatto” a quattro (Italia, Francia, Germania, Regno Unito) per promuovere il dialogo con Teheran.

 

Marco Ansaldo su Repubblica commenta la posizione turca nel caso della nave Eni bloccata dalla marina di Ankara mentre si dirigeva verso Cipro. La mossa della Turchia è la risposta di Erdogan alla freddezza delle autorità italiane riscontrata durante la sua visita a Roma di settimana scorsa, ritiene Ansaldo.

 

Anche Vittorio Da Rold (Il Sole 24 Ore) si sofferma sulle mosse di Erdogan. Secondo Da Rold il caso della nave Saipem 12000 e le recenti controversie con altri paesi del vicinato dimostrano che “la politica estera di Erdogan assume sempre più i toni autoritari che già contraddistinguono la sua politica interna”. Erdogan, sostiene Da Rold, alza i toni anche in vista del summit del 26 marzo a cui parteciperanno Jean-Claude Juncker e Donald Tusk.

 

Il dipartimento per gli Affari esteri delle Filippine ha disposto il rimpatrio di 10mila lavoratori migranti che si trovano in Kuwait. Questo, scrive AsiaNews, segue il divieto totale imposto due giorni fa da Manila in materia di nuova occupazione in Kuwait, che interessa anche i migranti già in possesso dei permessi di lavoro ma non ancora partiti per il Paese del Golfo. Alla base di queste scelte le notizie sempre più diffuse su abusi, violenze e sfruttamento dei lavoratori filippini.

 

Dalla stampa francofona

 

Dopo l’arresto di centinaia di membri della famiglia reale saudita, accusati di corruzione, il principe ereditario Mohammad Bin Salman ha aumentato il controllo sui media arabi. Secondo Orient XXI, la stretta del principe riguarda in particolar modo il Libano.

 

Le relazioni tra Washington e Ankara sono a un punto molto critico. L’Orient Le Jour ripercorre alcuni tra i momenti più tesi: le raccomandazioni degli Stati Uniti affinché la Turchia termini l’operazione in Siria e la minacciosa risposta del presidente Erdoğan, che ha affermato di distruggere i terroristi e coloro che stanno dalla loro parte. Nel frattempo, il governo turco ha imposto un copri fuoco nella regione a sud-est del Paese, dove risiedono la maggior parte dei curdi di Turchia.

 

Lo scorso 10 e 11 febbraio al Cairo si è tenuto il 3° Congresso dei presidenti dei parlamenti arabi. All’ordine del giorno c’è stata la lotta al terrorismo nei loro paesi. In questa occasione, i presidenti arabi hanno accusato l’Iran e la Turchia di sabotare il progetto dell’ONU con il loro sostegno ai jihadisti. Géopolis spiega la situazione.

 

Non è ancora finita per la Siria. Atlantico analizza il disordine mondiale risultato dalla caduta dello Stato Islamico. Secondo l’autore, la vera guerra si gioca tra diverse grandi potenze e la popolazione siriana non è che la prima vittima di questo conflitto.

 

Dalla stampa anglofona

L’Iraq vorrebbe 88 miliardi di dollari per ricostruire. I paesi alleati gli offrono soltanto una porzione di questa somma. Una conferenza di fund-raising in Kuwait cui hanno partecipato decine di potenziali donatori è stata un fallimento: appena 4 miliardi raccolti, nessuno da parte degli Stati (the New York Times).

 

Nel tentativo di ripulire la propria immagine, l’Arabia Saudita abbandona l’influenza su una delle moschee più importanti d’Europa. Dal 1969, il Belgio affittava la Grand Mosque di Bruxelles a Riad, in cambio di petrolio a prezzi ribassati per la sua industria. L’accordo ha garantito a imam formati dai sauditi importante accesso presso la crescente comunità musulmana del Paese. Questo oggi sta cambiando (Quartz).

 

“Lei non è una ‘Abid”. Legati in un primo momento da un rapporto tra schiavi e padroni e ora da prossimità geografica, i “bianchi” e i “neri” della popolazione Ghbonton, nel Sud della Tunisia, hanno una relazione complessa tra loro (Open Democracy).

 

Un nuovo scandalo politico in Egitto? L’ex capo di Stato maggiore Sami Anan, arrestato per essersi candidato al voto di marzo, dice di avere documenti segreti e compromettenti per il potere e che, se minacciato, potrebbe renderli pubblici (al-Jazeera).

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