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Medio Oriente e Africa

Cosa dice la primavera araba all’Occidente? Verso dove soffia la rivoluzione?

A Venezia il comitato internazionale di Oasis: esperti e testimoni a confronto sulle impreviste rivolte del Medio Oriente e Nord Africa

Si è aperto oggi a San Servolo l’incontro del Comitato scientifico della Fondazione Oasis, che ha scelto quest’anno di porre a tema la “primavera araba”, i movimenti che stanno cambiando il volto del Medio Oriente e del Nord Africa.

 

A sviluppare il titolo “Medio Oriente: verso dove? Nuova laicità e imprevisto nordafricano”, sono stati invitati esperti di livello internazionale e testimoni dei Paesi direttamente coinvolti dai movimenti di protesta e di rivoluzione: dall’Egitto alla Tunisia, dalla Siria ai Paesi del Golfo.

 

Questa mattina l’intervento introduttivo è stato tenuto dal patriarca di Venezia e fondatore di Oasis, il card. Angelo Scola, che ha offerto alcune chiavi di lettura. Al di là di una reattività d’ottimismo o pessimismo verso i cambiamenti in corso, il card. Scola ha sottolineato che la primavera araba sta evidenziando il bisogno delle società civili coinvolte di una “nuova laicità”, una laicità cioè da intendersi come un criterio nuovo di regolazione dello spazio pubblico, non come separazione tra stato e religione.

 

Rilevando come Oasis cerchi prima di tutto di ascoltare quanto emerge giorno dopo giorno dalle realtà investite dalla protesta, il Patriarca di Venezia ha sottolineato come “i movimenti nordafricani sono nati come rivolte di tipo economico. Se sono diventate rivoluzioni, ciò è avvenuto perché hanno messo in campo anche una certa idea dell’uomo e della società. Se ora vogliono continuare ad essere rivoluzioni, è questa stessa idea che devono approfondire. In Medio Oriente è risuonata forte la domanda su che tipo di uomo vuol essere l’uomo del terzo millennio, quella stessa domanda che in forme diverse scuote sempre più potentemente anche le società occidentali. In realtà però, se la domanda è chiara, non ancora ben definita è la risposta”.

 

D’altra parte, invece, la risposta e la reazione dell’Europa a tali fermenti è piuttosto fiacca per il card. Scola, perché il Vecchio Continente sembra piuttosto incagliato nell’affrontare il flusso di profughi che arrivano sulle sue coste (poche migliaia) mentre non si rende conto - come ha documentato a Oasis il vescovo di Tunisi, mons. Maroun Laham - come invece la stessa Tunisia, molto più povera, ne stia accogliendo dieci volte di più, impartendo una lezione sonora ai ricchi Paesi europei.

 

Una delle vie da percorrere, dunque, per il fondatore di Oasis è allargare la ragione economica, come del resto già evidenziato da Papa Benedetto XVI nella sua enciclica “Caritas in veritate”, una ragione economica che si preoccupi anche dello sviluppo dell’Africa, e non si accontenti della globalizzazione delle merci e degli uomini. Una ragione economica che si strutturi a partire dalla testimonianza di un “umanesimo cristiano”, che abbia come base la dignità della persona umana.

 

Nel concludere il suo intervento, il Patriarca di Venezia, ha voluto ricordare cosa sta a cuore in primis al lavoro di Oasis: “Nel consegnare a tutti voi il compito di esplorare le buone ragioni di una vita in comune, senza le quali il travaglio delle società euro-atlantiche resterà fatalmente esposto a ogni tipo di derive e le rivoluzioni nordafricane potranno regredire a semplici rivolte, vorrei concludere ricordando, come tante altre volte, l’orizzonte imprescindibile di questa indagine. Esso non potrà che consistere nella testimonianza. In questi anni, tramite Oasis, abbiamo avuto la fortuna d’incontrare alcune figure straordinarie. Ne vorrei citare solo due, particolarmente care alla chiesa veneziana: S.E. Mons. Luigi Padovese, di cui è da poco ricorso il primo anniversario dall’assassinio in Turchia, e il ministro pakistano Shahbaz Bhatti, martire di Cristo e grande paladino, insieme al governatore musulmano del Punjab Salmaan Taseer, della lotta contro l’iniqua legge della blasfemia in Pakistan. Possa il loro esempio stimolare i cristiani e tutti gli uomini di buona volontà a non tirarsi indietro nella costruzione di una vita buona, personale e comunitaria. È il nostro compito storico. Lo dobbiamo a noi stessi e un po’ anche a loro”.

 

È poi intervenuto Olivier Roy, uno dei massimi esperti di islam contemporaneo, per il quale la “primavera araba” è un punto di non ritorno: caratterizzata dall’emergere di appartenenze sempre più individuali e meno comunitarie, essa ha mostrato la fragilità dell’islam politico come progetto politico globale, ha coinvolto persone delle più disparate provenienze, giovani della generazione digitale, ma non solo, persone che si sono mosse anche contro le indicazioni dei loro tradizionali punti di riferimento, in modo singolare e piuttosto disordinato. Ora, secondo Roy, la primavera è finita, e perché prenda piede un processo reale di democratizzazione, sarà necessaria la costruzione di un certo ordine, l’organizzazione di partiti, senza i quali è impossibile costruire una democrazia.

 

Gli altri interventi della giornata hanno affrontato in modo più analitico le diverse situazioni: l’attuale situazione tunisina è stata affrontata da Malika Zeghal, professore ad Harvard, che ha mostrato lo stato del dibattito sul ruolo dell’islam all’interno della società e del sistema politico tunisini, e messo in luce le energie dei giovani tunisini, colti e pronti a giocarsi in una nuova fase politica. Il prof. Nikolaus Lobkowitcz (università di Eichstaett), ha tentato un paragone fra la rivoluzione dell’89 in Est Europa e quella araba attuale, mostrandone soprattutto le differenze. Mons. Maroun Lahham, arcivescovo di Tunisi, ha portato la testimonianza di pastore della Chiesa tunisina, di quello che sta soffrendo il popolo del suo Paese in una stagione di passaggio, di povertà, di emigrazione.

 

Nel pomeriggio i lavori si sono concentrati soprattutto sul caso egiziano: si è riflettuto sulle speranze iniziali, poi trasformatesi in timori della Chiesa copta, grazie all’intervento del Patriarca di Alessandria, card. Antonios Neguib, sui fratelli musulmani nel nuovo Egitto (Amr Elshobaki), sul ruolo dell’esercito durante la rivoluzione (Tewfik Aclimandos) ed infine sulle politiche occidentali e sui mutamenti mediorientali (Vittorio Emanuele Parsi).

 

I lavori di Oasis continueranno anche domani, con una sosta particolare: un delegazione lascerà San Servolo per incontrare a Ca’ Farsetti, sede del Comune di Venezia, alle 12.30 il Sindaco e altri rappresentanti della città di Venezia: un incontro dal forte valore simbolico, segno del radicamento di Oasis, Fondazione internazionale, nella città d’acqua, da sempre luogo caratterizzato dall’intento della promozione dell’incontro e dal desiderio di conoscenza dell’Altro.

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