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Eventi

Diario dal Cairo/2

Un partito post-ideologico

Un partito post-ideologico

 

 

Samih al-Barqi è uno dei fondatori del Partito della Corrente Egiziana (hizb al-tayyâr al-misrî). La conversazione con lui documenta la vitalità della società civile egiziana in questa caotica fase di transizione, di un popolo che tenta vie inedite, ma che fatica a costruire un nuovo ordine.

 

 

Hizb al-tayyâr al-misrî è un partito che si definisce “post-ideologico” ed è nato sull’onda della rivoluzione del 25 gennaio 2011. Per la precisione è stato fondato il 1 maggio 2011da persone di provenienza diversa, liberali, Fratelli Musulmani e militanti di sinistra. I leader sono Muhammad al-Kassas, Islam Lutfi e ‘Abd al-Rahman Fares. Oasis lo incontra nella sua sede in shâri’ Ramsis.

 

 

Quale l’obiettivo principale del suo partito?

 

 

Abbiamo grandi progetti per l’Egitto: miriamo a ripristinare il suo ruolo di leader nella regione e vogliamo rafforzarlo sotto il profilo economico, politico, militare.

 

 

Che cosa intendete con la definizione del partito come “post-ideologico”?

 

 

Post-ideologico significa che non siamo legati a nessuna ideologia in particolare. Facciamo un esempio pratico: oggi, per esempio, scegliamo di applicare una determinata politica in campo economico. Se fra due anni questa politica non risponde più alle esigenze e alle aspettative del popolo, allora si cambia. Ma questo dipenderà dal popolo. Noi crediamo nella democrazia partecipativa, facciamo riferimento alla società civile che vorremmo coinvolgere nel processo di elaborazione delle politiche pubbliche.

 

 

Nel manifesto del partito è menzionata la giustizia sociale, al-‘adâla al-ijtimâ‘iyya. Come intendete questa nozione e in quali ambiti essa dovrebbe trovare applicazione?

 

 

Essenzialmente in tre ambiti. Noi crediamo che il governo debba garantire a tutti l’assicurazione sanitaria, possibilità di lavoro, e l’istruzione ai giovani. Forse tra 20 anni, quando la nostra economia sarà più forte e stabile, si potrà discutere sulla possibilità di rendere l’istruzione a pagamento ma nelle condizioni attuali questo è impensabile. Il 40% della popolazione è molto povera e non potrebbe farsi carico delle spese d’istruzione.

 

 

Nel vostro programma non è menzionata la sharî‘a

 

 

Non siamo un partito islamista, vediamo nella sharî‘a solo un riferimento morale ed etico. Questo infatti non è più il tempo per applicare rigidamente le pene previste dalla sharî‘a per chi, per esempio, ruba o commette un omicidio. Noi crediamo nella libertà di religione e nella libertà di conversione dell’individuo.

 

 

Nelle elezioni presidenziali, quale candidato ha supportato il Partito della Corrente Egiziana?

 

 

Abu al-Futuh. Prima delle elezioni abbiamo organizzato gruppi di lavoro in tutti i governatori dell’Egitto, abbiamo raccolto le opinioni di tutti e poi abbiamo deciso quale candidato supportare. Abu al-Futuh faceva parte della Fratellanza ma l’ha lasciata un anno fa.

 

 

Il partito come ha accolto la decisione del Presidente Mursi di riconvocare l’Assemblea del popolo?

 

 

Per molti aspetti noi ci troviamo in disaccordo con Mursi ma per quanto riguarda questa questione, siamo con lui. La decisione di Mursi non si oppone alla sentenza della Corte Costituzionale, è piuttosto una presa di posizione contro il CSFA che non aveva l’autorità di sciogliere il Parlamento. Con la sua decisione Mursi ha voluto raddrizzare questa situazione. I militari hanno governato l’Egitto per 60 anni, permettendo la diffusione di una fittissima rete di corruzione, ingiustizie e politiche economiche elitarie che, come una piovra, continua a tenere il Paese in una morsa. Il CSFA sta tentando di far fallire Mursi.

 

 

(a cura di Chiara Pellgrino)

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