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Medio Oriente e Africa

Dietro le insurrezioni, tra congiure e stragi “professionali”

In questa intervista rilasciata a Ibrâhîm Qâsim, l’ex vice-presidente della corte costituzionale egiziana Tahani al-Gebali prevede che la legge elettorale sarà dichiarata incostituzionale, mentre critica la posizione del ministro della giustizia sulla questione del procuratore generale della cassazione. A suo avviso è in atto un tentativo di “fratellantizzazione” del potere giudiziario.

 

 

«Al-Yôm as-Sâbi’», 27 gennaio 2013

 

 

Quel è il livello di costituzionalità della legge elettorale dal suo punto di vista di ex- giudice?

 

 

Credo che la Suprema Corte Costituzionale emetterà un giudizio di incostituzionalità sulla legge, soprattutto in alcuni punti connessi alla divisione dei collegi elettorali, perché essa è stata congegnata negli interessi di un partito preciso e di una sola corrente politica. La Corte mostrerà i difetti di questo sistema. Infatti presentare parecchi candidati in un grande collegio porta alla dispersione dei voti. Di conseguenza il candidato vincente viene eletto con un piccolo numero di voti, il che significa che il parlamentare eletto non rappresenta veramente la sua circoscrizione. Come cittadina con esperienza di giudice e costituzionalista, ritengo che sarebbe stato necessario dividere le circoscrizioni elettorali prestando attenzione al numero degli abitanti e alle unità geografiche, per avere una distribuzione equa e giusta. Quando le regole della divisione sono eque, la situazione torna a vantaggio di tutti. Dico questo nonostante la mia preferenza per il sistema del collegio unico, che farebbe dell’Egitto un’unica circoscrizione elettorale in cui le liste elettorali competono tra loro a livello nazionale.

 

Prima della sentenza che ha condannato a morte 21 imputati, sono emerse nuove prove circa la strage di Port Sa’id. Che cosa ne pensa?

 

 

Non sono stati aperti tutti i dossier sulla tragedia che è avvenuta a Port Sa’id. C’è una grande congiura su quell’incidente, una congiura che ha coinvolto un gran numero di persone. Penso che la strage sia stata commessa da un gruppo preciso perché le uccisioni sono avvenute in un modo professionale. Può essere opera solo di una squadra addestrata, uomini dei servizi segreti o di organizzazioni che fanno dell’assassinio e della violenza un’occupazione. Poi la stupidità delle forze di sicurezza nel proteggere i giovani e riprendere il controllo della situazione ha aumentato il numero dei morti. Penso che ci sono molti fatti ancora non dichiarati e che non sono arrivati in tribunale, ma che forse saranno scoperti a breve perché in queste fasi succedono cose che non vengono rese pubbliche e che anzi a volte vanno perdute per sempre.

 

 

Qual è la sua opinione sulle accuse rivolte ai tifosi del Port Said per le stragi allo stadio?

 

 

Queste accuse sono da respingere e non hanno alcun nesso con la realtà. Torno a dire che dietro c’è un’organizzazione precisa che possiede i mezzi per compiere una strage in modo professionale. È questa che si è occupata di attuare il complotto ai danni dei giovani. Tutte le prove vanno in questa direzione. Come hanno detto gli inquirenti, i metodi usati nelle operazioni di uccisione come il soffocamento e il lancio dagli spalti più alti e l’utilizzo di corde puntano tutti verso un colpevole preciso, cioè un’organizzazione professionista della violenza.

 

 

Allora… quale organizzazione intende?

 

 

Suppongo che si tratti di organizzazioni segrete e cellule dormienti che si sono mosse mentre il Consiglio Militare guidava il Paese. Il loro scopo era incidere sullo storico rapporto tra l’esercito e il popolo e soprattutto di infiammare l’insurrezione, con lo scopo di esautorare il Consiglio Militare per giungere al potere. Suppongo inoltre che queste organizzazioni segrete abbiano raggiunto il loro scopo dal momento che l’esercito è stato accusato dal popolo di cose inverosimili. Comunque, da un punto di vista professionale e personale, trovo grandi punti interrogativi in questi orribili avvenimenti, interrogativi a cui bisogna dare risposta.

 

 

(Traduzione dall’arabo di Martina Mucchi)

 

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