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Religione e società

Discorso dello sheykh Ahmad Karîma, professore di sharî‘a presso l'Università di al-Azhar - 24 aprile 2014

La questione dei luoghi di culto rimane oggetto di un vivo dibattito in Egitto. Vi inrterviene anche lo shaykh Karîma, che allarga il discorso ad alcune considerazioni generali sul rapporto tra musulmani e cristiani.

«Mi sono occupato del fanatismo religioso e ho detto chiaramente: perché ci immischiamo nelle pratiche religiose dei cristiani? Un musulmano può costruire quando vuole una moschea nel mezzo di via Ramses al Cairo mentre un cristiano, se vuole riparare un bagno in una chiesa, deve chiedere l'autorizzazione al comune e alla prefettura. Questo è contro la giustizia islamica. Il principio di ogni religione è la giustizia.

 

I salafiti, che hanno un partito politico sotto l'egida dello stato, pubblicano delle fatwe per proibire ai musulmani di fare gli auguri o le condoglianze ai cristiani. Che diritto hanno di fare questo, quando il Corano dice nella sûra al-Mâ'ida, a proposito del Vangelo: «La Gente del Vangelo giudica in base alla rivelazione che Dio ha fatto scendere» (Cor. 5, 47)? Il Corano è una ripetizione ed un proseguimento del Vangelo. Se si offende il Vangelo si offende il Corano. Quando i salafiti dicono che i cristiani non possono accedere a impieghi pubblici, non si riferiscono ad alcun versetto, nessun versetto coranico fa riferimento a ciò. Un solo testo del profeta dice invece che il minbar della moschea del profeta è stato costruito da un cristiano. Ogni attacco a un cristiano è un attacco all'Islam.

 

Anche la jizya non era un imposta islamica, era una tassa civile che era utilizzata solo in casi eccezionali. Non è uno dei pilastri dell'Islam (arkân al-Islâm). Bisogna cambiare tutta la società, noi proponiamo di abolire il ministero dei Waqf e di sostituirlo con un ministero degli affari religiosi. Non importa chi ne sia il ministro, ma ci devono essere tre delegati (wakîl), uno musulmano, uno cristiano e uno ebreo. Se si verifica un problema qualunque, non si deve più fare riferimento allo sheykh o al papa, ma allo Stato. Uno stato civile! Gli affari cristiani devono essere gestiti come quelli musulmani. L'imâm è pagato dallo Stato, perché il prete no? I cristiani pagano le tasse come i musulmani! Stesso discorso per gli ebrei. Bisogna vietare la creazione di partiti politici con un'ideologia religiosa».

 

 

Clicca qui per vedere il video su Facebook.

 

 

(sintesi di Ines Peta)

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