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Religione e società

Dopo le polemiche le proposte per un cammino comune

Doha 29~30 giugno 2005

Nello scorso giugno si è svolta a Doha, capitale del Qatar, la Terza conferenza del dialogo tra religioni. Nonostante la polemica iniziale abbia portato al rifiuto da parte di tre rabbini, di due sheyk e del Patriarca dei copti ortodossi d'Egitto a prendere parte all'incontro, la conferenza ha visto per la prima volta la partecipazione di rappresentanti musulmani, ebrei e cristiani di numerosi paesi del Medio Oriente, dell'Europa Occidentale, dell'America del Nord e di alcuni paesi asiatici.

 

Nella prima giornata si sono succeduti gli interventi di ciascun rappresentante delle tre religioni monoteistiche: l'emiro del Qatar, lo sheyk Hamad Bin Khalifa Âl Thâni, ha richiamato ad una presa di coscienza responsabile della realtà contemporanea, sottolineando l'importanza di analizzare le cose per quelle che sono e non per come si vorrebbe che fossero, allo scopo di mettere in evidenza i punti in comune tra Islam, Cristianesimo ed Ebraismo nella ricerca di soluzioni comuni, soprattutto rispetto alla questione della donna e dell'apertura verso la modernità.

 

Padre Maurice Borrmans, professore emerito dell'Istituto Pontificio di Studi Islamici a Roma, ha sottolineato i valori comuni alle tre religioni monoteistiche: il carattere sacro della vita, della libertà, della conoscenza e della scienza. Infine il rabbino americano José Rolando Latalon ha invitato a rifiutare le posizione esclusiviste, ricordando che ogni religione ha posto per l'Altro, poiché Dio è benevolo verso tutte le Sue creature.

 

Dopo una serie di altri interventi, tra il primo e il secondo giorno, che hanno evidenziato i punti fondamentali per lo sviluppo del dialogo e della conoscenza interreligiosa, sono state avanzate le seguenti proposte: il progetto per la creazione di un centro per il dialogo interreligioso in Qatar, la creazione di dipartimenti di studi di religione comparati nei paesi arabo-islamici, lo scambio tra professori per una migliore formazione degli esperti in materie religiose, la creazione di consigli interreligiosi per i dialogo e la convivenza pacifica all'interno dei paesi islamici, la collaborazione nella pubblicazione dei manuali scolastici di religione con un'attenzione particolare anche alle notizie diffuse dai mezzi di comunicazione, la condanna della strumentalizzazione della religione da parte della politica, e il rifiuto di qualsiasi legame tra terrorismo e religione.

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