Una guida ai fatti della settimana nel Mediterraneo allargato e nel mondo musulmano attraverso la stampa araba

Ultimo aggiornamento: 24/04/2026 12:52:28

Il discorso pronunciato lo scorso venerdì 17 aprile dal presidente libanese Joseph Aoun dopo l’annuncio della tregua ha evidenziato, ancora una volta, la profonda frattura che attraversa l’opinione pubblica del Paese dei cedri. Nel suo intervento Aoun ha espresso gratitudine agli Stati Uniti, all’Arabia Saudita, ai Paesi arabi e agli Stati amici che hanno contribuito al cessate il fuoco, evitando però qualsiasi riferimento all’Iran. Questa omissione ha suscitato reazioni opposte: da un lato, ha rassicurato quanti hanno apprezzato l’accento posto sull’interesse nazionale e la distinzione tra il canale libanese e quello iraniano nei negoziati; dall’altro, ha provocato una dura reazione di Hezbollah. Il vicecapo del Consiglio politico del Partito di Dio, Mahmoud Qamati, ha definito le parole del presidente «non sorprendenti, ma scioccanti». A scioccare, spiega il politologo libanese Gerard Dibb sulle colonne di al-‘Arab, è stata «la mancanza di gratitudine nei confronti di Teheran». Questa omissione, spiega Dibb, «veicola messaggi presidenziali chiari che potrebbero condurre il Paese a profonde divisioni politiche, con potenziali ripercussioni destabilizzanti per il suo mandato presidenziale».

Il Libano si trova ancora una volta stretto tra l’incudine e il martello. Mentre Aoun parla di una nuova fase e auspica il raggiungimento di un accordo permanente con Israele, Teheran e Hezbollah insistono nel legare il destino della guerra in Libano alla cessazione del conflitto in Iran, prosegue il giornalista. Il giorno successivo al discorso, infatti, il portavoce del Ministero della Difesa iraniano ha dichiarato che l’apertura dello Stretto di Hormuz alle navi civili resta legata alcontinua a leggere

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