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Religione e società

I fondamenti di un inviolabile diritto della persona e della comunità

È ormai diventata generale la convinzione che sia necessario recepire e approfondire la ricchezza dell’eredità del Concilio Vaticano II. A quarant’anni dalla chiusura dei lavori, infatti, l’insegnamento conciliare si rivela sempre più un dono da scoprire e riscoprire in vista del rinnovamento della vita ecclesiale, rinnovamento che non può non avere come orizzonte la missione.

 

 

 

Forti di questa persuasione, proponiamo la lettura della Dichiarazione Dignitatis humanae del 7 dicembre 1965. Essa è stata al centro di interpretazioni polemiche – per giunta di segno opposto – e forse le comunità cristiane non si sono ancora soffermate a sufficienza sulla portata del suo insegnamento. Al n. 2 la Dignitatis humanae «dichiara che il diritto alla libertà religiosa si fonda realmente sulla stessa dignità della persona umana quale l’hanno fatta conoscere la parola di Dio rivelata e la stessa ragione». Con questa semplice affermazione il Concilio invita a cogliere la convergenza di ragione e fede nel riconoscimento della dignità della persona umana. Questa, infatti, è fondamento della libertà religiosa, la quale non ha come oggetto il contenuto della religione né la sua pretesa veritativa, bensì l’«essere immuni dalla coercizione da parte dei singoli individui, di gruppi sociali e di qualsivoglia potere umano, così che in materia religiosa nessuno sia forzato ad agire contro la sua coscienza né sia impedito, entro debiti limiti, di agire in conformità ad essa: privatamente o pubblicamente, in forma individuale o associata» (DH 2).

 

 

 

L’insegnamento conciliare è stato ripreso da Benedetto XVI in occasione dell’incontro con i membri dell’Assemblea Generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite il 18 aprile 2008. Ripreso e approfondito, in quanto il Papa ricorda che «non si può limitare la piena garanzia della libertà religiosa al libero esercizio del culto; al contrario, deve esser tenuta in giusta considerazione la dimensione pubblica della religione e quindi la possibilità dei credenti di fare la loro parte nella costruzione dell’ordine sociale».

 

 

 

L’insegnamento sulla libertà religiosa si rivela pietra angolare per l’edificazione della sempre più urgente nuova laicità.

 

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