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Cristiani nel mondo musulmano

Kosovo: la proposta Ahtisaari vista dalle comunità religiose

Engelbert Zefaj

Sono tempi di grande dibattito per la società civile in Kosovo sulla proposta per lo status futuro, firmata dal negoziatore delle Nazioni Unite Martti Ahtisaari; un dibattito che non può non coinvolgere in pieno le diverse comunità religiose locali.

 

In particolare da parte cattolica e musulmana, ma in generale dalla maggioranza dei cittadini, si è levata una severa critica per la presenza tra le righe di privilegi per alcuni e discriminazioni per altri.

 

Rilevano infatti che Ahtissari da una parte riconosce deialcuni privilegi alla comunità ortodossa serba, dall'altra non menziona neppure la comunità cattolica, che oggi si aggira attorno al 3 % della popolazione e che, essendo per lo più di etnia albanese, ha svolto un ruolo particolare di cerniera nel conflitto che ha opposto serbi ortodossi ad albanesi musulmani.

 

Ahtisaari ha proposto che le zone intorno al Patriarcato di Pec Peja, i monasteri e le chiese ortodosse, vengano riconosciute come "speciali", al punto che neppure le autorità istituzionali kosovare possano intraprendere nulla in quelle aree, pur di proprietà dello Stato del Kosovo; che abbiano relazioni dirette con Belgrado e possano ignorare totalmente l'amministrazione del Kosovo, obbligata invece a dare il suo sostegno quando richiesto.

 

La Diocesi cattolica da parte sua ha espresso il proprio disappunto per la discriminazione religiosa nei suoi confronti, ma nello stesso tempo ha accettato questa proposta valutandola come l'unica possibilità per giungere infine a una soluzione della questione molto complicata dello status del Kosovo.

 

Va ricordato che in passato in varie zone del Kosovo molte chiese sono state distrutte dai vari occupanti, distruzione di cui testimoniano ruderi e fondamenta abbandonate, ma la comunità cattolica kosovara non ha trovato mai l'appoggio necessario a documentare questi fatti. Solo recentemente cattolici e musulmani si sono uniti per ricostruire due chiese, una tra le montagne di Rugova e l'altra nel comune di Malisheva, quasi per ricordare e riscattare le origini cattoliche di queste terre, colpite duramente da scontri violenti e persecuzioni. Tuttavia queste nuove realtà, come le altre, non godono di protezione o trattamenti particolari da parte delle autorità, ipotizzati invece per gli ortodossi.

 

La comunità islamica, da parte sua, ha dichiarato che i privilegi riconosciuti alla comunità ortodossa rischiano di ritorcersi contro la stessa comunità.

 

In genere tutta la classe politica kosovara è molto scettica circa questo particolare aspetto della proposta Ahtisaari, ma è arrivata ad accettarla come compromesso necessario a risolvere la questione del Kosovo.

 

Alle varie obiezioni gli esperti rispondono che la proposta Ahtisaari è stata tratteggiata allo scopo di garantire pienamente la libertà alle varie comunità religiose secondo le proprie tradizioni, che le realtà ortodosse protette in base alla bozza Onu non cambieranno mai di sovranità, che si creerà al più presto una commissione internazionale che monitori il rispetto di queste disposizioni e che al governo del Kosovo sarà possibile allargare in un secondo tempo tali protezioni e garanzie a tutte le altre comunità religiose.

 

Oggi però è grande il rischio che si incrini l'armonia da sempre esistente in Kosovo tra le varie comunità religiose, interrotta nei giorni dei violenti conflitti, di natura etnica e non religiosa. Vi è il pericolo di tendere ulteriormente un clima già teso.

 

Ciò nonostante non va dimenticato l'ottimismo che caratterizza il popolo kosovaro, desideroso di entrare nella famiglia europea e che quindi spera in questo compromesso per arrivare all'indipendenza tanto attesa.

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