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Rassegna stampa

L'attentatore di Manchester non era un lupo solitario

Rassegna stampa italiana ed estera del 24/05/2017

Dalla stampa italiana

 

 

Davide Lessi su La Stampa traccia un identikit dell'attentatore di Manchester: nato nel 1994 in Gran Bretagna ma figlio di profughi. I suoi genitori scapparono dal regime di Gheddafi. A Manchester la comunità libica conta oltre 16 mila persone. Per questo attentato, si legge, l'ipotesi del lupo solitario non regge.

 

 

Daniele Raineri su Il Foglio analizza l'attentato di Manchester e le piste che sta seguendo l'antiterrorismo britannico: "Abedi potrebbe essere il volontario suicida di una rete che prepara altro, come minaccia il gruppo nel comunicato". Infatti, scrive Raineri, la bomba usata è stata preparata da un esperto e difficilmente chi è in grado di costruire simili ordigni viene sacrificato in un attacco.

 

 

L'esercito di Manila sta combattendo contro alcune decine di militanti del gruppo Maute, che ha giurato fedeltà a Isis, e che cerca di insediare un emiro a capo del "califfato" di Lanao. Secondo Repubblica è allarme senza precedenti per il tentativo di stabilire un'area franca sotto l’egida dell'Isis in una delicata provincia dell’arcipelago a maggioranza cattolica.

 

 

L'impegno di attivisti locali e l'attenzione dei giudici hanno portato nei giorni scorsi alla liberazione di 26 cristiani dal lavoro coatto in una fabbrica di mattoni di un villaggio presso Harappa, nella provincia pachistana del Punjab, scrive Avvenire. Di fatto, i 26 cristiani erano detenuti dal proprietario della fabbrica contro la loro volontà.

 

 

Dalla stampa francofona

 

 

L'Orient le Jour racconta i tre giorni di dibattito tenuti la settimana scorsa presso i locali dell'ex ambasciata francese a Beirut grazie alla Fondazione Cedro, emanazione culturale della Chiesa protestante francese. Sul tema "Parola di Dio, violenza degli uomini", il colloquio ha portato a interrogarsi sulla violenza in nome della religione. L'articolo presenta anche un'intervista al professor Olivier Roy, che ha aperto e chiuso queste tre giornate di confronto.

 

 

L'Obs racconta l'incontro di ieri tra Papa Francesco e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. I due hanno parlato anche di Islam e traffico dei migranti.

 

 

Il presidente filippino Rodrigo Duterte ha proclamato ieri la legge marziale nella provincia di Mindanao, a sud del paese, dove si sono verificati degli scontri violenti tra le forze dell'ordine e dei combattenti affiliati allo Stato Islamico (Le Figaro).

 

 

Le Journal du dimanche mostra l'agenda del presidente francese Emmanuel Macron densa di appuntamenti: dopo essere stato a Berlino, nei prossimi giorni incontrerà Donald Trump, andrà al summit della NATO a Bruxelles, parteciperà al G7 e, infine, incontrerà il suo omologo russo Vladimir Putin. Secondo Thomas Gomart, direttore dell'Istituto francese delle relazioni internazionali, si tratta di un messaggio per ricordare a Mosca che, pur volendo aprirsi al dialogo, le priorità della Francia rimangono Berlino e il progetto europeo.

 

 

Durante l'attentato a Manchester, numerosi tassisti musulmani si sono precipitati per accompagnare gratuitamente i giovani che si trovavano nel posto. Gli internauti hanno reso omaggio a queste persone che dimostrano ancora una volta che Islam e violenza non vanno di pari passo (Le Muslim Post).

 

 

Dalla stampa anglofona

 

 

Perché i terroristi colpiscono eventi pubblici, luoghi del divertimento e dello svago?, si chiede il britannico Guardian dopo l'attentato a Manchester a un concerto di teenagers. Gli estremisti islamici hanno come obiettivo il nostro stile di vita. Cercano così di convincerci che affrontiamo una minaccia onnipresente e imprevedibile.

 

 

L'attacco di Manchester, spiega la rivista americana Atlantic, mostra come i terroristi imparino dal passato e si chiede se allo stesso modo i governi possono essere altrettanto innovativi nel salvare vite umane.

 

 

Il mega contratto di vendita armi siglato dal presidente americano Donald Trump in Arabia Saudita porterà ulteriore miserie allo Yemen, denuncia il New Yorker, e rappresenta l'ennesimo cambio di direzione del leader degli Stati Uniti: in campagna elettorale infatti Trump aveva descritto i sauditi come "persone che buttano i gay giù dai palazzi" e che "uccidono le donne e trattano le donne in maniera orribile".

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