close_menu
close-popup
image-popup

Lingue disponibili:
close-popup
Paypal
Carta di credito
dona
Rassegna stampa

Le nazionalizzazioni forzate saudite

Rassegna stampa

Rassegna stampa italiana ed estera del 29 gennaio 2018

Ultimo aggiornamento: 30/01/2018 09:59:50

Dalla stampa italiana

 

Sabato un’autobomba (una falsa ambulanza) è esplosa nei pressi di un ufficio del ministero degli Interni afghano, a Kabul: almeno 95 persone sono state uccise e più di 150 ferite (Il Post). Oggi, invece, un commando ha assaltato una base militare della capitale, uccidendo alcuni soldati (Repubblica). I talebani, scrive Andrea Lavazza su Avvenire, competono con la crescente presenza di Isis, e “hanno potuto riavvicinarsi alla capitale e ai palazzi del potere a motivo della minore pressione delle forze governative, dimostratesi incapaci di diventare un esercito affidabile ed efficiente”.

 

Lorenzo Vidino su La Stampa, si sofferma sul caso “talis pater” che ha portato all’arresto a Como del cinquantunenne egiziano Fayek Shebl Ahmed Sayed e all’emissione di un mandato di arresto per il figlio ventiquattrenne Saged partito per la Siria per combattere prima con Jabhat al-Nusra e poi con Isis. Secondo Vidino il caso è paradigmatico per comprendere che spesso sono interi nuclei familiari a radicalizzarsi: il padre, infatti, era un veterano del jihad in Bosnia degli anni ’90. Infine, sottolinea Vidino, resta il grosso interrogativo legato a circa 1000 foreign fighters che hanno fatto ritorno in Europa: che ne sarà di loro? Compiranno attentati? Avranno un ruolo nel radicalizzare altre persone?

 

In questi giorni alcuni dei principi sauditi detenuti nel lussuoso hotel Ritz-Carlton di Riad sono stati rilasciati probabilmente in seguito al pagamento di cauzioni miliardarie o alla cessione allo Stato di quote dei propri imperi finanziari e industriali. Secondo quanto scrive Roberto Bongiorni sul Sole 24 Ore queste operazioni sembrano “nazionalizzazioni forzate, che somigliano ad alcune operazioni con cui il presidente russo Vladimir Putin si è sbarazzato di alcuni Tycoon restituendo i loro imperi industriali allo Stato”.

 

Dalla stampa francofona

 

Il presidente dello Yemen Abd Rabbo Mansour Hadi ha ordinato il “cessate il fuoco” dopo la presa della sede del Governo transitorio ad Aden da parte delle forze separatiste (Le Monde).

 

Domenica 28 gennaio si è aperto il 30° vertice dell’Unione africana, riporta Tel Quel. Dopo il bilancio del 2017, i capi di stato hanno discusso della libera circolazione delle persone.

 

Souad Ayda, presidente del Conseil Supérieur des programmes in Francia, ha denunciato la situazione dell’insegnamento dell’Islam nelle scuole. La Croix sottolinea che agli occhi della presidente, specialista di filosofia musulmana, i manuali non riflettono il contesto storico nel quale è nato il profeta dell’Islam.

 

Hamid Enayat mette in evidenza su Contrepoints il comunicato della Federazione internazionale dei diritti umani (FIDH), che ha denunciato la repressione delle manifestazioni in Iran da parte del Governo. Enayat racconta i fatti, facendo riferimento a estratti del comunicato.

 

Dalla stampa anglofona

 

Che cosa accadrà ora all’élite saudita dopo aver lasciato il Ritz Carlton? Anche prima che il principe Alwaleed bin Talal e altri miliardari fossero liberati dopo oltre tre mesi di detenzione, funzionari sauditi avevano già decretato il successo della controversa operazione anti-corruzione. Le autorità erano sul punto di raggruppare oltre 100 miliardi di dollari in accordi: libertà in cambio della cancellazione delle accuse (Bloomberg)

 

Dentro Afrin, le vere vittime dell’invasione turca nel Nord della Siria sono rifugiati, bambini, neonati e donne. Nella terza parte del suo reportage da Afrin, Robert Fisk, il primo a essere entrato ad Afrin dopo l’inizio della campagna turca, mostra quanto l’operazione militare non sia così “chirurgica” come vogliono fare pensare le forze di Ankara (the Independent).

 

“Solo un dittatore”, l’opera teatrale vietata in alcune parti della Turchia. L’attore Baris Atay interpreta un dittatore in un one-man show che mira a far riflettere il pubblico. Vietata in diverse città turche, continua a essere in cartellone nei teatri di Atay (Deutsche Welle).

Iscriviti alla nostra newsletter per rimanere sempre aggiornato

Autorizzo l'uso di dati dopo aver accettato la privacy-policy

Per approfondimenti e analisi abbonati alla nostra rivista semestrale