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Rassegna stampa

Libia: avanza la Russia

Rassegna stampa [Shutterstock]

Rassegna stampa italiana ed estera del 7 febbraio 2018

Ultimo aggiornamento: 07/02/2018 10:58:50

Dalla stampa italiana

 

La gestione dei flussi migratori e di quanti sono riusciti a raggiungere l’Italia è un tema che viene da più parti affrontato durante la campagna elettorale italiana. Stefano Vespa su Formiche si sofferma sull’aspetto delle “espulsioni”, spiegando perché è così difficile e costoso rimpatriare i migranti.

 

Ieri, scrive Marco Bresolin su La Stampa, la Commissione europea ha lanciato una “Strategia per i Balcani” che punta a stringere ulteriormente i legami con l’area attraverso sei “iniziative faro” del valore complessivo di un miliardo di euro. L’orizzonte è l’ingresso nell’Unione di Serbia e Montenegro entro il 2025.

 

Lettera43 intervista in esclusiva Robert Amsterdam, legale di Erdogan impegnato nella sua battaglia contro Fethullah Gulen e la sua rete di interessi. Amsterdam afferma che Erdogan “non è un estremista e non lo etichetterei con sigle. È semplicemente un musulmano”.

 

Guido Olimpio sul Corriere della Sera descrive il crescente clima di tensione nel sud del Libano tra Hezbollah e Israele. Per ora, si legge, la deterrenza tra Israele e Iran ha evitato lo scoppio di una nuova guerra.

 

Dalla stampa anglofona

 

Mentre Trump tentenna sulla Libia, dove si nasconde ancora l’ISIS, la Russia avanza. Nonostante le origini libiche di un attacco terroristico in Gran Bretagna in primavera – una indicazione che lo Stato Islamico nel Paese resta una minaccia concreta – l’Amministrazione Trump non ha ancora pensato a una politica coerente per quella regione (the Washington Post).

 

Gli jihadisti entrano nel giro del contrabbando in Libia per fare cassa per le loro attività e per la rinascita di una roccaforte nel Nord dell’Africa, sostiene un rapporto delle Nazioni Unite. (The Times).

 

I Fratelli musulmani egiziani trovano un nuovo sostegno nel Paese. Come i suoi predecessori Sadat e Mubarak, il presidente Abdel Fattah al-Sisi ha capito che è impossibile ignorare il movimento islamista (Bloomberg).

 

La Tunisia formerà negli istituti di musica coloro che chiamano alla preghiera. Il Paese inizierà presto corsi di formazione presso l’Istituto Rachidi per la Musica per migliorare la qualità delle voci e la performance di chi chiama i fedeli alla preghiera (al-Arabiya).

 

Dalla stampa francofona

 

Perché molti musulmani amano tanto Erdoğan? Lo scrittore siriano Omar Youssef Souleimane si domanda su Le Point le ragioni di questa ammirazione. Deriverebbe, a suo avviso, non soltanto dall’odio nutrito da Erdoğan nei confronti del presidente siriano Bashar Assad, ma anche perché il presidente turco protegge i musulmani dall’Occidente e coltiva il progetto di ristabilire il califfato.

 

Dopo i numerosi attentati di gennaio, gli abitanti di Kabul non escono più di casa. Sonia Ghezali, La Croix, racconta la vita minacciata dalle bombe nella capitale afghana.

 

In vista delle elezioni legislative previste per il maggio prossimo, le milizie irachene che hanno combattuto lo Stato Islamico saranno al cuore della ricostruzione politica. L’analisi di Orient XXI.

 

Algeria. Lo sbandamento di al-Qaeda nel Maghreb islamico. Dall’inizio dell’anno 17 miliziani, tra cui vertici del movimento jihadista, sono stati uccisi nel Nord del Paese (Le Monde).

 

Iraq: confessioni in TV per i jihadisti condannati a morte. Ogni settimana un’emittente televisiva irachena interroga terroristi davanti alle telecamere e li riporta sui luoghi dei loro crimini (Le Point).

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