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Rassegna stampa

Musulmani e cristiani a scuola assieme in Iraq per la prima volta dagli anni ’70

Rassegna stampa italiana ed estera del 4 dicembre 2017

Dalla stampa italiana

 

Nella Tunisia della crisi, dove Isis “dà lavoro” come la Mafia. A Le Kef, città tunisina al confine con l'Algeria, c'è Daesh e lo sanno tutti. Qui le fabbriche chiudono e i disoccupati bivaccano nei caffè, sognando l'Italia. Ma i jihadisti offrono un’alternativa, promettendo soldi e aiuti alle famiglie (EastWest).

 

Nello Yemen una nuova guerra civile devasta la capitale Sana'a. La svolta dell’ex presidente Saleh, che ha scaricato gli alleati Houti per collaborare con la coalizione a guida saudita, ha aperto un nuovo fronte nel Paese. La battaglia infuria nella capitale, dove si combatte casa per casa con rischi altissimi per i civili (EastWest).

 

La fretta di Putin sulla Siria: serve subito un’exit strategy. Il presidente vuole ritirare i soldati prima delle elezioni russe di marzo. Mosca cerca la soluzione politica. Il nodo di Assad, irremovibile per l’Iran (La Stampa).

 

Isis: la guerra oscura, migliaia di civili vittime dei droni americani. Con la riconquista di Rawa da parte della coalizione guidata dagli Stati Uniti, il sedicente Stato islamico ha perso il suo ultimo baluardo iracheno. Una sconfitta pesante per gli integralisti islamici, che si trovano ora a un passo dall’essere cacciati anche dalla Siria, dove mantengono ancora posizioni di poco rilievo. Dal 2014, gli Usa si sono impegnati in una lunga e dispendiosa guerra allo Stato Islamico con il supporto dell’esercito iracheno e di altri Stati occidentali (AffarInternazionali).

 

Il Papa: «Porto nel cuore i volti del Myanmar e del Bangladesh». Nella prima domenica dell'Avvento il Papa ha ricordato il recente viaggio apostolico, ha parlato del significato del tempo di preparazione per i Natale e ha rivolto una preghiera per l'Honduras (Avvenire).

 

Dalla stampa anglofona

 

La trama dietro la lotta tra Arabia Saudita e Qatar. I leader sauditi potrebbero stare usando il conflitto, che ha portato a un embrago nei confronti del Qatar, come un fumo strategico per allontanare l'attenzone dalle tensioni interne e lungo i confini, scrive Ayaan Hirsi Ali (the New York Times).

 

Una scuola cristiana di Basra accoglie studenti musulmani. La prima volta dagli anni ’70 di una scuola multiconfessionale in Iraq (al-Monitor).

 

In Pakistan la politica è sotto pressione a causa di una campagna per mettere al bando gli insulti contro l'Islam. Si rafforza il fronte anti-blasfemia con nuove proteste e nuovi processi (the Wall Street Journal - Paywall).

 

Dalla stampa francofona

 

Papa Francesco ritiene di aver fatto passare il suo messaggio sui Rohingya. Venerdì sera a Dacca ha incontrato un gruppo di Rohingya ai quali ha chiesto perdono per l’indifferenza del mondo; “la presenza di Dio, oggi, si chiama anche Rohingya”, ha detto. Di ritorno a Roma, ha spiegato perché ha evitato di pronunciare questa parola in presenza dei militari birmani (La Croix).

 

Trump ritira gli Stati Uniti dal patto ONU per i migranti e i rifugiati. Dopo l’uscita dall’Accordo di Parigi e dall’Unesco, gli Stati Uniti lasciano anche il Global Compact, un patto globale volto alla risoluzione della crisi migratoria in corso. Questa decisione dell’amministrazione Trump ha provocato il rammarico di tanti, che vedono gli Stati Uniti di ritorno all’isolamento (L’Obs).

 

Yemen: il cambio di rotta dell’ex presidente Saleh potrebbe fare la differenza. Secondo alcuni analisti, l’apparente avvicinamento dell’ex presidente yemenita Ali Abdallah Saleh verso l’Arabia Saudita potrebbe cambiare le carte in tavola e isolare i suoi vecchi alleati, i ribelli Houti sostenuti dall’Iran (Le Point).

 

In Pakistan gli islamisti sono sempre più potenti. In un Paese guidato da un governo fantasma, gli estremisti religiosi inevitabilmente prendono piede, scrive Julien Bouissou su Le Monde (edizione abbonati).

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