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Medio Oriente e Africa

“Non chiamatelo colpo di stato”

Intervista a Milad Sidkhy Zakhary, Instituto Cattolico di Scienze Religiose, Il Cairo, di Maria Laura Conte

Ultimo aggiornamento: 11/06/2018 16:45:30

«Non chiamatelo un colpo di stato. Non è vero, quello che è accaduto in Egitto non è un colpo di stato. Lo chiama così solo chi si lascia convincere dalla propaganda dei Fratelli musulmani, che vogliono anche nelle parole ridurre la portata di quello che è accaduto. Ma basta pensarci un momento: come potrebbe l’esercito portare in piazza 33 milioni di egiziani, giovani, vecchi, donne e bambini? Non può farlo, non è in grado. Quindi se non è stato l’esercito, chi è il protagonista? Il popolo. È il popolo che si è mosso e ha detto basta. Al compimento di un anno della Presidenza Morsi, il popolo ha deciso: questo presidente non può governare un giorno di più. Ed è sceso in piazza per dirlo. Non si era mai vista nella storia mondiale una manifestazione così massiccia, ed è avvenuta proprio qui al Cairo. Sono coloro che vorrebbero perpetrare il potere di Mursi, che assicurava tutti i ruoli importanti ai membri della Fratellanza, solo loro cercano di dipingere quanto accaduto come un colpo di stato, come un atto illegittimo contro un presidente eletto democraticamente. Infatti: non era stato proprio lo stesso popolo a votare Mursi? Sì, ma ha cambiato idea. Perché ha visto che Mursi in un anno non ha fatto nulla, proprio nulla, per il bene del Paese. Ma tutto per gli interessi dei suoi. La sua era una politica a favore degli amici, non dell’Egitto. Può portare qualche esempio? Pensi all’elettricità: con Mursi non era assicurata tutto il giorno. Oggi sì, c’è a tutte le ore. Come si spiega? Perché prima Mursi doveva assicurarla anche ai suoi amici, ai palestinesi di Gaza, mentre il popolo egiziano soffriva. Questo governo non ha fatto nulla. I servizi sono sempre più scarsi, il lavoro manca. Contro questa situazione il popolo si è ribellato. E ora cosa si aspetta? Adesso bisogna cercare la verità, contro la propaganda. Ci sono dei gruppi legati ai Fratelli che pagano le persone perché vengano a manifestare al Cairo in difesa del presidente e cercano di usare certi media per dare una versione falsata dei fatti. Al Jazeera, una di queste: inviava delle troupe per fare delle riprese falsificanti, per esempio cercando di far apparire numerosissimi i manifestanti pro-Mursi e pochi gli avversari. Ma per fortuna c’è Google Earth: basta guardare attraverso questo sistema per rendersi conto dei numeri. Non possono mentire a questo livello, non sono foto manipolabili come quelle usate dai media. Un’ulteriore prova del grande disagio di queste ore è anche il numero di giornalisti dimissionari da Al Jazeera: ben tre capi si sono dimessi perché non accettavano di fare disinformazione. Intanto la polizia cattura molti stranieri, soprattutto palestinesi e siriani, che girano per il Paese con armi ed esplosivi, muovendosi tra Alessandria, il Cairo e Gaza. Tuttavia il fronte dei ribelli, del popolo che è sceso in piazza, sembra schiacciato dall’esercito: ha un progetto politico chiaro da portare avanti o era solo protesta? Si riconoscono nel progetto politico che è stato proclamato dal capo dell’esercito e che prevede di cancellare la Costituzione di Mursi, di tentare di riappacificare le forze in campo, di riavviare l’Egitto. Questa volta terranno conto degli errori che sono stati fatti dopo la Rivoluzione del 25 gennaio. Ora la situazione è in mano a un nuovo governo ad interim che, anche con persone suggerite dai ribelli, deve condurre il Paese alle elezioni. In questo trambusto come si muovono i cristiani? I cristiani non possono avere un presidente peggiore di Morsi. Entro i prossimi mesi si vedrà se la nuova costituzione potrà migliorare la condizione dei cristiani. Ora i cristiani giocano un ruolo importante e partecipano con il popolo alla costruzione del nuovo Egitto. Ci sono degli incidenti e anche i cristiani sono in pericolo, ma come lo sono tutti gli egiziani per i Fratelli sono violenti verso tutti. Lei si sente in pericolo? Ci vuole coraggio per cambiare la società, la paura non basta.

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