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Religione e società

Per una “inculturazione” dell'Islam

2° Incontro dei delegati delle conferenze episcopali per i rapporti con i musulmani in Europa

Al termine del loro incontro, i delegati delle Conferenze episcopali hanno espresso la loro particolare attenzione nei confronti del processo in atto in Europa che può favorire la nascita di un Islam più prettamente religioso che politico; la loro simpatia al desiderio di democrazia e di libertà di molte popolazioni di vari paesi arabi, augurandosi che questo vento di cambiamento porti anche alla realizzazione di una vera libertà religiosa in quei paesi ed infine, esprimendo una valutazione critica del termine “islamofobia”, hanno esortato i musulmani a sviluppare rapporti positivi e trasparenti nei vari contesti in cui si trovano in Europa.

 

 

Durante l’incontro dei delegati per le relazioni con l’islam delle Conferenze episcopali d’Europa si è confermato l’interesse con cui la Chiesa cattolica segue le dinamiche dell’inserimento dei residenti e cittadini di religione musulmana nel contesto europeo, sia a livello individuale sia comunitario. Si tratta di un processo complesso e non privo di contraddittorietà, in cui emerge la sfida – che diviene realtà – della progressiva inculturazione dell’islam in Europa, con la conseguente manifestazione della sua dimensione più prettamente religiosa e morale, piuttosto che politica. Tutte le iniziative culturali e teologiche che sono espressione di quella che viene denominata “teologia dell’inculturazione”, sono seguite con forte interesse in quanto aprono e consolidano processi di partecipazione positiva alla vita sociale e culturale europea, in un contesto pluralista, aperto al dialogo interreligioso e interculturale.

 

 

In tale quadro la Chiesa segue con interesse le aspettative e le iniziative che stanno sorgendo in seno alle comunità musulmane finalizzate a fornire ai propri responsabili religiosi – imam, insegnanti – una formazione teologica e culturale adeguata a svolgere con efficacia il loro ruolo religioso in contesto europeo; auspica che tali iniziative – inclusa l’istituzione di cattedre di Teologia Islamica nelle Università statali nei paesi in cui la teologia è disciplina presente nel sistema universitario – possano essere organizzate, con i dovuti adattamenti, secondo lo schema giuridico dei rapporti esistenti tra Stato e Chiesa. In questa prospettiva la Chiesa vede in modo positivo che l’insegnamento confessionale della religione nella scuola pubblica possa includere anche altre tradizioni religiose, tra cui l’islam, tenendo fermi i requisiti previsti nei diversi Stati per lo svolgimento di tale funzione.

 

 

Allargando lo sguardo all’area mediterranea, i delegati delle Conferenze episcopali partecipano con simpatia alle espressioni di desiderio di democrazia, di libertà, di appello al rispetto della dignità della persona di cui si fanno promotori i giovani dei vari paesi arabi in questi mesi di forte cambiamento politico, e auspicano che il processo in corso possa condurre a una piena acquisizione del diritto alla libertà religiosa in tali paesi, in modo che anche gli arabi cristiani possano godere in modo sostanziale di tale libertà nel quadro di una reale cittadinanza egualitaria.

 

 

I delegati hanno poi espresso una valutazione critica del termine “islamofobia”, utilizzato per interpretare le reazioni di ostilità all’islam presenti nella società europea, preferendo utilizzare piuttosto le categorie di “paura” e “ostilità”. Mentre confermano l’impegno della Chiesa a contribuire a superare tali reazioni che conducono all’intolleranza, esortano i musulmani a sviluppare rapporti positivi e trasparenti nei diversi contesti così da sconfessare tali interpretazioni.

 

 

Infine i delegati hanno confermato la convinzione della Chiesa cattolica che è in Europa di proseguire con rinnovato impegno il dialogo con i musulmani alla scuola del Concilio Vaticano II e dell’insegnamento del Papa Benedetto XVI, un dialogo in cui cristiani e musulmani sono chiamati ad accogliere tre sfide: la sfida dell’identità (sapere e accettare quello che noi stessi siamo); la sfida dell’alterità (le nostre differenze non devono portare all’odio, ma considerarsi fonte di arricchimento reciproco); la sfida della sincerità, che implica manifestare la propria fede senza imporla in un contesto pluralista e in prospettiva dialogica.

 

 

I lavori, guidati dall’arcivescovo di Bordeaux e Vicepresidente del CCEE, cardinale Jean-Pierre Ricard, hanno visto anche la partecipazione del Presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, il cardinale Jean Louis Tauran.

 

 

Al termine dei lavori, i delegati delle Conferenze episcopali hanno ringraziato l’arcivescovo di Torino, Mons. Cesare Nosiglia, per la sua ospitalità e don Andrea Pacini, per l’organizzazione dell’incontro e le Sorelle di Nostra Signora del Cenacolo per la loro calorosa accoglienza. I lavori si sono svolti in un clima di cordialità e di amicizia, e sono stati arricchiti da momenti di preghiera e dalla celebrazione quotidiana dell’Eucarestia.

 

 

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* Al Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE) appartengono quali membri le attuali 33 Conferenze episcopali presenti in Europa, rappresentate di diritto dal loro Presidenti, gli Arcivescovi del Lussemburgo, del Principato di Monaco, di Cipro dei Maroniti e il vescovo di Chişinău (Repubblica Moldova). Lo presiede il Cardinale Péter Erdő, Arcivescovo di Esztergom-Budapest, Primate d’Ungheria; i Vicepresidenti sono il Cardinale Josip Bozanić, Arcivescovo di Zagabria e il Cardinale Jean-Pierre Ricard, Arcivescovo di Bordeaux. Segretario generale del CCEE è mons. Duarte da Cunha. La sede del segretariato è a St. Gallen (Svizzera).

 

 

Per ulteriori informazioni:

 

Thierry Bonaventura

 

Addetto stampa CCEE

 

+41788 516040

 

thierry.bonaventura@ccee.ch

 

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