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Rassegna stampa

Rassegna stampa del 1° luglio 2016

Notizie e commenti dall'Italia e dall'estero

Dalla stampa italiana

 

 

Non si conosce ancora l'identità degli assassini di ​Rafael Moussa, il prete copto ucciso ieri a colpi d'arma da fuoco nei pressi di El Arish, nel nord del Sinai. Stando però a quanto scritto in un comunicato ufficiale dalla Chiesa copta d'Egitto potrebbe trattarsi di terroristi islamici, scrive Avvenire.

 

 

Dopo l'attacco all'aeroporto di Istanbul, il ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni torna a parlare di Turchia in Europa in un'intervista a La Stampa: “Sì all’ingresso di Ankara, isolarla è da masochisti”.

 

 

Il Corriere della Sera racconta la storia di Ali e Zakia, due amanti sfuggiti alla morte in Afghanistan. Lei è tagika e sunnita, lui hazara e sciita: la famiglia vuole ucciderli per «onore».

 

 

Dalla stampa francofona

 

 

A pochi mesi dal summit dell’Organizzazione internazionale della francofonia del 19 e 20 novembre, i servizi segreti francesi e americani sono preoccupati da possibili azioni dell’islamismo radicale in Madagascar, sede della conferenza, scrive Jeune Afrique.

 

 

Il patriarca maronita Béchara Raï ha chiuso la sua visita pastorale negli Stati Uniti dove è tornato a parlare della difficile situazione in Libano: “Questo piccolo Paese ancora paralizzato politicamente con la triste incapacità di eleggere un presidente”. E in cui “il pesante fardello” della situazione dei rifugiati "minaccia l’identità e l’avvenire del Libano”.

 

 

Gli attentati di Istanbul, scrive La Croix in un editoriale, hanno un significato particolare per il presidente Recep Tayyip ­Erdogan: sottolineano il fallimento della sua politica regionale La sua strategia nazionalista e pro-islamista avrebbe per il giornale aumentato l’isolamento del Paese.

 

 

Dalla stampa anglofona

 

 

La stella del presidente AbdelFattah al-Sisi in Egitto non brilla più come prima, secondo la Reuters: il leader nel terzo anniversario del suo avvento al potere ha fallito nel creare una ripresa economica – l’inflazione è al massimo livello negli ultimi sette anni, la moneta locale soffre, la crescita economica è lenta -, la promessa di sradicare il terrorismo non è stata mantenuta e la repressione contro opposizione ma anche giornali e giornalisti è in aumento.

 

 

I tre attentatori suicidi che hanno ucciso 44 persone martedì all’aeroporto di Istanbul sono stati identificati come cittadini di Russia, Uzbekistan e Kyrgyzstan. Reuters ripropone un articolo di maggio in cui racconta come per anni la Russia abbia dato la caccia a militanti islamisti e come in una recente svolta le autorità di Mosca abbiano cambiato strategia e chiuso un occhio sui viaggi verso il Medio Oriente di alcuni estremisti.

 

 

E’ la catastrofica politica del presidente Erdogan in Siria, e non il suo pragmatico riavvicinamento a Russia e Israele, scrive l’Economist, ad aver messo a rischio il suo Paese.

 

 

 

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