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Rassegna stampa

Rassegna stampa del 14 aprile 2016

Notizie e commenti dall'Italia e dall'estero

Dalla stampa italiana

 

 

Khalifa Ghwell, primo ministro del governo di Tripoli, è tornato nella capitale libica scortato dalle milizie di Misurata. Intervistato da Francesco Semprini su La Stampa dice: "Quello compiuto dal vostro ministro degli Esteri [Paolo Gentiloni] è un atto di illegalità, il governo italiano ha violato le nostre leggi".

 

 

Il ministro della Difesa austriaco Hans Peter Doskozil: "In caso estremo l'Austria potrebbe chiudere completamente il Brennero" (Repubblica).

 

 

Ilaria Solaini su Avvenire racconta l'esperienza di accoglienza nel decanato di Affori (Milano) dove un profugo siriano, la cui richiesta di asilo è stata accolta in Svezia, è tornato per ringraziare l'accoglienza ricevuta dalla parrocchia di don Vittorio Marelli.

 

 

Dopo le parole del presidente egiziano al-Sisi secondo cui i servizi di sicurezza egiziani sono estranei all'omicidio di Giulio Regeni, Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera chiede che il governo italiano prenda "provvedimenti concreti" contro quella che definisce "una porta sbattuta in faccia" da al-Sisi.

 

 

Dalla stampa francofona

 

 

Secondo il Ministero degli Interni francesi sarebbero circa 200 i cittadini francesi nello Stato Islamico. L'Obs pubblica la storia di Sarah, partita per la Siria per seguire il marito, ma fuggita dall'orrore di una vita nello Stato Islamico.

 

 

Per Sébastien Le Fol, capo redattore di Le Point, alcuni europei vedrebbero una minaccia più grande negli intellettuali dissidenti del mondo arabo, invece che il terrorismo o l'integralismo religioso. Questi, dice, vorrebbero combattere il razzismo, ma producono l'effetto contrario.

 

 

Il numero 14 della rivista dello Stato Islamico, Dabiq, ha in copertina l'ex presidente egiziano Mohammed Morsi. All'interno, scrive Tel Quel, Isis condanna i Fratelli Musulmani come apostati.

 

 

Sébastien de Courtois parla su "atlantico della sorte delle minoranze religiose nei territori dello Stato Islamico. "Cristiani e yazidi meritano attenzione, comprensione e sostegno. Ma la barbarie che subiscono oggi lo impedisce".

 

 

Il presidente siriano Bashar Assad le ha chiamate "elezioni della resistenza" quelle che si sono svolte ieri nei territori siriani controllati dal regime. L'Obs esprime perplessità su elezioni evidentemente simboliche e sulla figura paradigmatica di Assad.

 

 

Dalla stampa anglofona

 

 

I disertori dello Stato Islamico esistono, ma stanno nascosti. Buzzfeed li ha incontrati e racconta il loro drammatico distacco, sia fisico che psicologico, dall'organizzazione terroristica.

 

 

L'approccio della Turchia alle questioni regionali è noto essere in linea con le politiche del Golfo, in particolare dell'Arabia Saudita. Semih Idiz, Al-Monitor, racconta come ultimamente Ankara si sia rivolta con maggiore cooperatività verso Teheran. Erdogan sembra volere un piede in due scarpe.

 

 

L'Arabia Saudita ha imposto alla sua polizia religiosa di essere meno aggressiva. A causa delle critiche sollevate da alcuni liberali sauditi, scrive Reuters, le autorità hanno vietato ai poliziotti di abusare del proprio potere.

 

 

"Bring Back Our Girls" era lo slogan con cui le famiglie delle 276 ragazze rapite da Boko Haram due anni fa chiedevano la liberazione delle loro figlie. The Atlantic riporta che la maggior parte degli attentatori suicidi in Nigeria e Camerun sono proprio bambine o ragazze giovani. Alcune di queste donne che riescono a tornare alle loro famiglie sono però guardate con sospetto dalle proprie comunità, per paura che si possano rivoltare contro di loro.

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