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Rassegna stampa

Rassegna stampa del 14 ottobre 2016

Notizie e commenti dall'Italia e dall'estero

Dalla stampa italiana

 

 

E' stata nuovamente rinviata l'udienza che avrebbe dovuto decidere la sorte di Asia Bibi, in carcere da oltre 2.500 giorni. La causa del rinvio a data da destinarsi è la rinuncia del giudice Iqbal Hamid-ur-Rehman (Avvenire).

 

 

Francesca Paci su La Stampa intervista il magnate copto egiziano Naguib Sawiris. Nell'intervista toccati i temi delle migrazioni, del terrorismo e della politica internazionale. Sulla situazione dei copti in Egitto: "per i copti questo è il miglior regime di sempre".

 

 

Secondo Il Foglio, con il lancio di missili da una nave americana contro i ribelli Houthi in Yemen gli Stati Uniti rischiano di finire impantanati nella guerra yemenita, una trappola messa a punto dall'Iran per svelare le ambiguità dell'alleanza Washington-Ryadh.

 

 

Repubblica pubblica il "piccolo prontuario" ideato da Emma Bonino per sfatare otto miti legati all'immigrazione.

 

 

Dalla stampa francofona

 

 

Secondo la ricercatrice francese Viviane Seigneur, intervistata da Le Point, i processi di de-radicalizzazione non saranno efficaci, perché rispondono a dei cliché in cui la Francia si è rifugiata dopo gli attentati. A suo avviso, bisogna anzitutto tenere conto e agire sul malcontento dei giovani, che li porta a lasciarsi influenzare dall'ideologia jihadista.

 

 

Ventuno ragazze nigeriane, rapite da Boko Haram due anni fa insieme ad altre centinaia, sono state liberate grazie alle negoziazioni del governo con il gruppo jihadista. Secondo L'Obs, Boko Haram sarebbe in difficoltà a causa dell'imminente attacco dei Paesi intorno al lago Ciad.

 

 

Un'infografica di France 24 mostra la situazione dei migranti nella città di Calais, chiamata anche la "giungla di Calais" per le condizioni di insicurezza e povertà in cui vivono i rifugiati. L'autore presenta inoltre il dibattito che divide l'opinione pubblica.

 

 

Dopo la rottura dei pourparler tra Washington e Mosca per la pace in Siria, riprendono le trattative. La Croix si domanda se ha senso insistere sui negoziati visti i precedenti fallimenti e la poca disponibilità degli interlocutori.

 

 

Dalla stampa anglofona

 

 

Il New York Times pubblica un approfondimento di Nicholas Kulish sull'economia dell'Arabia Saudita: tutto dipende dal petrolio ma ora, con i prezzi ai minimi, il Regno sta sforzandosi di diversificare.

 

 

L'Occidente, scrive l'Economist, dovrebbe far capire ai sauditi che il suo sostegno non è incondizionato e così facendo dovrebbe costringerli a porre fine ai bombardamenti indiscriminati sullo Yemen.

 

 

In Libia, scrivono Jason Pack e Rhiannon Smith su Politico, aumenta la produzione di petrolio, dopo che il summit OPEC ha lasciato via libera al Paese e dopo che il generale Haftar ha preso possesso dei quattro principali porti petroliferi, facendo mutare anche gli equilibri politici.

 

 

La rubrica del Washington Post, Monkey Cage, si chiede oggi se la democrazia è davvero un requisito per essere uno stato membro della Nato. L'articolo porta l'esempio della Turchia, il cui governo negli ultimi anni è diventato sempre più autoritario, senza però avere ripercussioni sulla sua membership nell'Alleanza atlantica.

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