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Rassegna stampa

Rassegna stampa del 17 marzo 2016

Notizie e commenti dall'Italia e dall'estero

Dalla stampa italiana

 

 

Su Repubblica la seconda parte dell'intervista al presidente egiziano Al Sisi che propone soluzioni diverse rispetto all'intervento occidentale in Libia, sostenendo il generale Haftar e Tobruk. Il governo di Tripoli intanto minaccia il premier incaricato del governo di unità nazionale: "Se viene qui lo arrestiamo" (La Stampa).

 

 

Su AsiaNews un aggiornamento dai colloqui di Ginevra sulla Siria: il governo di Damasco tramite il capo negoziatore Bashar al-Jaafari ha dichiarato la sua indisponibilità a colloqui diretti con il fronte ribelle sostenuto dai sauditi.

 

 

Alice Brignoli, con il marito Mohamed e i figli, è scomparsa dalla Brianza da più di un anno. Come riporta Il Corriere della Sera probabilmente sono andati in Siria per vivere sotto lo Stato Islamico.

 

 

Continuano le trattative tra i principali produttori di petrolio, sia membri dell'OPEC che esterni all'organizzazione. Nonostante l'indisponibilità iraniana a tagliare la produzione, scrive Il Sole 24 Ore, è stato fissato un nuovo meeting per trovare una soluzione e questo è stato sufficiente a far risalire il prezzo del Brent oltre i 40 dollari al barile.

 

 

Dalla stampa anglofona

 

 

Sono passati alcuni giorni dalla notizia del parziale ritiro russo dalla Siria ma ancora non si è giunti a un interpretazione univoca della mossa di Putin. Secondo il Financial Times la scelta di Mosca serve per spingere Assad a negoziare, in seguito ad attriti tra la Russia e Damasco. Al contrario, per Steven Simon su Foreign Affairs, il ritiro di una parte delle truppe russe dalla Siria è una situazione "win-win" per Mosca e Damasco.

 

 

Il Dipartimento di Stato americano ha fatto sapere che ha bisogno di più tempo prima di dichiararsi in merito alla richiesta di riferirsi alle atrocità compiute da Isis utilizzando la parola "genocidio". Secondo il portavoce Mark Toner servono ancora analisi legali rigorose e dettagliate (Foreign Policy).

 

 

Continuano le trattative per raggiungere un accordo tra Europa e Turchia nella gestione della crisi dei migranti. Riguardo alle richieste turche però, riporta Politico, la bozza preparata dal team di Donald Tusk non contiene significative aperture.

 

 

Cosa succede ai miliziani di Isis catturati dai curdi siriani del gruppo YPG? Ne parla Kamal Sheikho su Al-Monitor, ricordando che una prima problematica riguarda la riluttanza curda a comunicare l'esatto numero di detenuti.

 

 

Dalla stampa francofona

 

 

L'accordo raggiunto ieri tra Ankara e i ventotto membri dell'Unione Europea prevede, spiega Le Figaro, il rinvio dei migranti illegali in Turchia. Sorgono però dei dubbi, come quello sulla riapertura del processo di adesione all'UE e la rimozione del visto per i cittadini turchi.

 

 

I Falchi della libertà (Tak), milizie affiliate al Pkk curdo, hanno rivendicato l'attentato ad Ankara che lunedì 14 marzo ha provocato 35 morti e un centinaio di feriti. Il gruppo, riporta Le Point, ha affermato che l'atto sarebbe una vendetta contro le violenze che il governo sottopone ormai da mesi alle città curde del sud est del Paese.

 

 

Secondo La Presse de Tunisie, l'esercito algerino starebbe rinforzando le misure di sicurezza lungo la frontiera con la Tunisia, per paura di infiltrazioni terroristiche.

 

 

Il vescovo caldeo di Aleppo, Monsignor Antoine Audo, parla a una conferenza stampa presso la sede dell'Onu di Ginevra. Il prelato, riporta An-Nahar, ha affermato che due terzi dei cristiani siriani sono sfollati o hanno lasciato il Paese.

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