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Rassegna stampa

Rassegna stampa del 21 luglio 2016

Notizie e commenti dall'Italia e dall'estero

Dalla stampa italiana

 

 

"In Turchia non vi è una reale alternativa a Erdogan: il partito kemalista rappresenta una Turchia del passato, che di fatto non esiste più". Questo è il motivo, secondo Giorgio Del Zanna, intervistato su Avvenire, per cui Erdogan attacca il movimento gulenista che potenzialmente potrebbe essere un'alternativa all'AKP.

 

 

Facendo riferimento al presidente turco Erdogan, Sabino Cassese sul Corriere della Sera si chiede se, legittimato dal sostegno popolare, un governante può intraprendere decisioni contro i principi democratici: la risposta del giurista italiano è che ogni governante deve rispondere di una "horizontal accountability" nei confronti degli altri paesi.

 

 

Secondo quanto riportato dall'Agenzia Fides il leader del Kurdistan iracheno Masud Barzani sta cercando di ottenere il sostegno dei cristiani per il progetto indipendentista curdo.

 

 

Yemen: i sequestratori di padre Tom Uzhunnalil hanno diffuso un video in cui si osserva il sacerdote salesiano in condizioni critiche. Mons. Hinder, vicario apostolico dell'Arabia meridionale ha affermato ad AsiaNews che il video "non costituisce nulla di nuovo", perché "non fornisce alcuna notizia certa" se non che, al momento in cui è stato girato, egli "era ancora vivo".

 

 

Dalla stampa francofona

 

 

Il presidente turco Erdogan ha colto l'occasione del fallito golpe per neutralizzare l'opposizione, in particolare l'eredità kemalista dell'esercito, scrive Le Point. Sotto gli occhi attoniti dei leader europei.

 

 

Aumenta in Nigeria il pericolo Boko Haram. La popolazione si trova in mezzo tra le milizie terroriste, l'esercito regolare e una crescente penuria alimentare che sta mettendo a dura prova il Paese (L'Obs).

 

 

Chadli Laroussi riflette su Jeune Afrique condannando l'attentato di Nizza e il terrorismo in generale. A suo avviso, un piano Marshall per la Tunisia potrebbe aiutare il Paese, ma serve anche l'impegno della classe politica.

 

 

Scontri in Armenia dopo la presa in ostaggio di una centrale di polizia. Decine gli arresti, riporta L'Orient le Jour.

 

 

Dalla stampa anglofona

 

 

Perchè la Francia è sempre nel mirino degli attentati jihadisti? Sul New York Times risponde Farhad Khosrokhavar sociologo dell'Ecole des hautes études en Sciences Sociales.

 

 

L'economia tunisina rischia il collasso e lo Stato ha chiesto il rinvio del pagamento del debito nei confronti del Qatar. Uno dei problemi principali, sostiene Mischa Benoit-Lavelle su Foreign Policy, è il gigantesco settore pubblico, difeso dal sindacato UGTT co-vincitore del premio Nobel.

 

 

Colin Randal su The National racconta il lavoro di Mohamed Loueslati, imam a Rennes, impegnato nel tentativo di de-radicalizzare gli estremisti islamisti in Francia.

 

 

Un corrispondente anonimo dalla Turchia spiega su Al-Monitor come le azioni intraprese da Hakan Fidan, direttore dell'intelligence turca, hanno alterato i piani dei golpisti facendo fallire il tentativo di colpo di stato. Fawaz A Gerges sul Guardian sostiene che un successo dei golpisti avrebbe provocato uno shock ancora peggiore di quello attuale.

 

 

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