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Rassegna stampa

Rassegna stampa del 27 gennaio 2017

Notizie e commenti dall'Italia e dall'estero

Dalla stampa italiana

 

 

Con il reportage pubblicato oggi da Repubblica, Marco Ansaldo incomincia la sua corrispondenza da Istanbul. Il quotidiano italiano ha infatti deciso di aprire un ufficio in Turchia "perché ritiene fondamentale essere presente in un momento cruciale per la storia di un Paese determinante per il futuro del Mediterraneo e delle relazioni tra Europa ed Oriente".

 

 

Dall'1 gennaio 2017 l'Italia siede nel Consiglio di Sicurezza dell'Onu come membro non permanente. Paolo Mastroilli su La Stampa spiega, dopo un giorno passato con l'ambasciatore italiano Sebastiano Cardi, quali sono le priorità dell'azione diplomatica di Roma: "promuovere la stabilità della regione del Mediterraneo, e dell’Africa centrale da Est a Ovest, per affrontare insieme le questione delle migrazioni, dei traffici illegali e del terrorismo".

 

 

Il vice ministro degli Esteri Mario Giro commenta su Avvenire la morte a Venezia del giovane gambiano Pateh Sabally. Giro individua la motivazione dell'inazione degli spettatori: "abbiamo dichiarato anche noi una guerra, quella ai poveri, agli immigrati, ai nomadi, ai senza fissa dimora... Invece di fare guerra alla povertà la facciamo ai poveri".

 

 

L'Italia è stata la prima a riaprire l'ambasciata a Tripoli in Libia, con l'invio dell'ambasciatore Giuseppe Perrone. Stride, scrive Paolo Mieli sul Corriere della Sera, che dopo l'arrivo dell'"apripista" italiano nessun Paese occidentale abbia seguito il nostro esempio.

 

 

Secondo quanto riporta Giordano Stabile su La Stampa la Russia avrebbe concordato l'invio di armi al generale Haftar in Libia per un valore di 2 miliardi di dollari. Per aggirare l'embargo internazionale la Russia si avvarrebbe della triangolazione con l'Algeria, storico alleato nell'area.

 

 

Dalla stampa francofona

 

 

Il tema dell'immigrazione è molto dibattuto in Europa, specialmente per il suo influsso sull'economia dei Paesi ospitanti: secondo alcuni negativo, secondo altri un fattore positivo. Tramite un video, Le Monde illustra queste due posizioni.

 

 

Le Point racconta di un nuovo volto del terrorismo islamista. Negli ultimi mesi la stampa non ne ha più parlato, perché dopo l'attentato di luglio, il clima sembra essersi disteso. Tuttavia, in Bangladesh, un'organizzazione terroristica di matrice islamica incute timore. Sempre Le Point riassume l'accordo raggiunto congiuntamente dai tre Paesi guida dei negoziati di Astana, tenutisi nei giorni scorsi. Russia, Turchia e Iran prolungano il cessate il fuoco in Siria e si impegnano a non creare ulteriori provocazioni.

 

 

I rappresentanti dei Paesi arabi all'ONU, guidati dall'ambasciatore libanese Nawaf Salam, hanno esposto in un pranzo non ufficiale le loro attese al nuovo segretario generale dell'ONU Antonio Guterres. Il pranzo si è svolto in un'atmosfera cordiale. Ecco il racconto di L'Orient le Jour.

 

 

In seguito alla crisi in Gambia, dove l'autocrate Yahya Jammeh si è dimesso sotto le pressioni dei Paesi vicini, Slate Afrique si è interrogato sulle democrazie africane. Secondo quanto riportato, nell'Africa sub-sahariana ci sarebbero sette democrazie "imperfette" e una sola "intera".

 

 

Dalla stampa anglofona

 

 

Lobna Monib su Mada Masr espone qual è la politica estera egiziana in Libia: recentemente al-Sisi sembra disponibile a dialogare sia con il generale Haftar sia con il governo di unità nazionale di Tripoli.

 

 

Il presidente egiziano al-Sisi ha donato personalmente una somma per la costruzione di una chiesa copta e una moschea nella nuova capitale amministrativa, New Cairo. Questo fatto, scrive Amr Mostafa su Al-Monitor, ha aperto un nuovo dibattito.

 

 

Sulome Anderson sul New York Magazine ha incontrato un ragazzo che ha militato nelle fila di Isis. Secondo quanto afferma Yasser, Isis ha utilizzato a suo favore le uscite di Donald Trump sui musulmani per dimostrare che gli americani odiano i musulmani.

 

 

Dalla stampa araba

 

 

Tahrirnews, quotidiano egiziano online nato in seguito alla rivoluzione del 25 gennaio 2011, intervista il Prof. Hasan al-Shāfi’i, presidente dell’Accademia di lingua araba, membro della Commissione degli llama’ di Bahir al-Qadi, sul tema del rinnovamento del discorso religioso. Mahmud Mustafa su Vetogate espone quali sono le mosse intraprese da Al-Azhar nel 2016 per intraprendere il percorso di rinnovamento. Qui la traduzione in italiano degli articoli.

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