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Rassegna stampa

Rassegna stampa del 29 dicembre 2016

Notizie e commenti dall'Italia e dall'estero

Dalla stampa italiana

 

 

Mohamed Abdallah, capo del sindacato egiziano degli ambulanti, in un'intervista all'edizione araba dell'Huffington Post, ha ammesso di essere un informatore dei servizi segreti e di aver consegnato Giulio Regeni all'Interno, cioè agli uomini che rispondono al presidente Al Sisi, perché "faceva troppe domande" (Repubblica).

 

 

Proseguono le indagini su Anis Amri e la sua presunta rete di supporto: Paolo Colonnello su La Stampa spiega quali sono i motivi che fanno pensare che il giovane tunisino avesse un "basista" nella zona di Sesto San Giovanni.

 

 

Alberto Negri sul Sole 24 Ore commenta l'accordo raggiunto tra Turchia, Russia e Iran per un cessate-il-fuoco in Siria: "non significa la fine del conflitto ma il tentativo di congelarlo in alcune zone vitali sulla direttiva Aleppo-Damasco, quella che interessa di più il regime e soprattutto Mosca, che deve proteggere il suo bottino strategico, le basi militari sul Mediterraneo".

 

 

Il Corriere della Sera pubblica un reportage a firma di Marta Serafini corredato da foto, video e mappe interattive dai campi profughi nei pressi di Mosul, tra gli sfollati che sono riusciti a fuggire dalla battaglia per la riconquista della città.

 

 

L'Huffington Post pubblica alcuni stralci del discorso con cui il Segretario di Stato americano John Kerry "denuncia l'espansionismo di Israele". Nello stesso articolo si possono leggere anche le reazioni di Donald Trump e delle autorità israeliane.

 

 

Dalla stampa francofona

 

 

Nel suo ultimo libro, il filosofo e scrittore francese Vincent Delecroix, intervistato da L'Obs, parla di religione e democrazia. Come questi aspetti hanno convissuto in Europa e quali differenze tra Cristianesimo e Islam nel rapporto con il potere politico? La conclusione dello scrittore è che il ritorno della religione come base della politica sarà deleterio per la stessa democrazia.

 

 

Dopo l'accordo sulla tregua nella città di Aleppo, i tre Paesi coinvolti, Russia, Turchia e Iran, hanno esteso il cessate il fuoco anche ad altre regioni del Paese. La Libre sostiene che la conseguenza diretta del coinvolgimento di questi tre Stati sarà la loro spartizione della Siria dopo la guerra.

 

 

Si sono aperti in questi giorni i processi ad alcuni degli accusati di terrorismo dopo il tentato colpo di Stato in Turchia. Tra gli altri, è sotto processo anche la scrittrice di fama internazionale Asli Erdogan, scrive Le Figaro, colpevole di denunciare nei suoi romanzi le ingiustizie del Paese.

 

 

Uscirà nel 2017 in Francia il film documentario "Tadmor", nome arabo per la città siriana di Palmira. Orient XXI ne pubblica oggi una recensione nella quale denuncia le violenze perpetrate nella città ben prima di essere conquistata e distrutta dallo Stato Islamico. Palmira, infatti, era già stata una delle peggiori prigioni durante il regime di Hafez al-Assad, padre dell'odierno presidente.

 

 

Dalla stampa anglofona

 

 

A causa dell'aumento della comunità di sikh (religione proveniente dall'India) a New York, il Dipartimento di Polizia ha concesso ai suoi membri fedeli a questa religione di portare il turbante e la barba (New York Times).

 

 

Jean-Pierre Filiu ha affermato su Politico che lo Stato Islamico ha interesse a combattere in Europa per altri motivi oltre alla pura rappresaglia. Secondo il politologo, infatti, l'Europa è un grande bacino di potenziali nuove reclute, oltre a essere un pericoloso contro-modello di coesistenza.

 

 

Le relazioni tra Egitto e Arabia Saudita potrebbero essere in seria crisi. Lo scrive Walaa Hussein su Al-Monitor dove cita tra i fatti la recente visita della delegazione di Ryadh alla diga in Etiopia, tanto discussa tra i due Paesi africani.

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