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Rassegna stampa

Rassegna stampa del 3 marzo 2017

Notizie e commenti dall'Italia e dall'estero

Dalla stampa italiana

 

 

Secondo quanto riporta Daniele Raineri su Il Foglio, la riconquista (per la seconda volta) di Palmira da parte dei lealisti di Bashar Assad è stata resa possibile non solo dal sostegno russo, ma dai raid americani che "hanno spianato la strada, con molta discrezione, all'offensiva".

 

 

In Germania sono stati annullati i due comizi che avrebbero dovuto tenere due ministri turchi per arringare la minoranza e spingerla a votare a favore di Erdogan al referendum. Secondo quanto riporta Tonia Mastrobuoni su Repubblica le autorità tedesche hanno vietato i comizi utilizzando la scusa della sicurezza. I timori sono quelli di una nuova spaccatura all'interno della comunità turca in Germania, oltre che il rischio di un ulteriore innalzamento dello scontro verbale tra Ankara e Berlino.

 

 

Franco Venturini sul Corriere della Sera commenta la visita a Mosca di Fayez al-Serraj: il Cremlino "ha tutto da guadagnare patrocinando un ravvicinamento tra Sarraj e Haftar che gli occidentali non sono riusciti a ottenere da soli".

 

 

Dalla stampa francofona

 

 

L'inviato speciale di Le Figaro a Mosul ha redatto un reportage su un campo militare sotterraneo dell'esercito iracheno. Un'altro aspetto della guerra in Iraq, raccontato dalla prima linea.

 

 

Il capo del Governo in Libia, Faïez Sarraj, ha fatto visita al presidente russo Putin. Le Monde riporta il loro incontro, che significa l'accettazione da parte della Libia dell'intervento di Mosca.

 

 

Dopo l'accordo firmato dall'Algeria e da altri Paesi del Sahel, la pace in Mali non è ancora stata raggiunta. Libération racconta che attacchi jihadisti hanno continuato a susseguirsi nel Paese.

 

 

Nel tentativo di ricostruire l'identità nazionale, il governo iracheno ha lanciato una propaganda in cui i soldati iracheni sono presentati come gli eroi nazionali (Slate).

 

 

Dalla stampa anglofona

 

 

Le recenti uccisioni dei cristiani nel nord del Sinai evidenziano qualcosa di nuovo nelle dinamiche egiziane: in primo luogo perché ora i cristiani vengono uccisi proprio perché cristiani, senza chiamare in causa finte giustificazioni come le dispute territoriali. In secondo luogo perché Isis, deliberatamente uccidendo i copti nel Sinai, sta mostrando la capacità di far evolvere la sua lotta contro il presidente Sisi trasformando un conflitto locale a bassa intensità con le forze dell'ordine in una lotta nazionale su basi settarie. E' quanto si legge nell'articolo di Ahmed Aboulenein su Reuters.

 

 

Erdogan ha annunciato che le forze turche in Siria si muoveranno per entrare a Manbij, la cittadina a ovest dell’Eufrate liberata dalla presenza di Isis dalle forze curde. Secondo quanto riporta Al-Monitor il consiglio di Manbij, vicino alle milizie YPG, ha annunciato che lascerà il controllo della città al regime di Damasco e ai russi per evitare scontri con i turchi.

 

 

Patrick Cockburn sull'Independent analizza le differenti coalizioni che in Iraq e in Siria stanno combattendo contro Isis: secondo il giornalista si tratta di coalizioni troppo eterogenee per far pensare che, sconfitto Isis, non riprendano scontri e violenze.

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