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Rassegna stampa

Rassegna stampa del 30 marzo 2016

Notizie e commenti dall'Italia e dall'estero

Dalla stampa italiana

 

 

Il primo ministro italiano Matteo Renzi in visita negli Stati Uniti incontrerà il presidente americano Barak Obama, che chiederà all'Italia un più deciso intervento in Libia. Renzi però si opporrà all'invio di contingenti terrestri, scrive La Stampa.

 

 

Sul Corriere della Sera Paolo Mieli esprime la sua contrarietà a un intervento in Libia a sostegno del governo di Fayez Serraj: si tratta di un governo fantoccio, scrive Mieli, e la storia insegna che ogni intervento a favore di un governo di tal fatta si risolve in un disastro.

 

 

Guerra in Yemen: un documento Unicef citato da AsiaNews riporta che la guerra sta assumendo proporzioni "terrificanti", specie per i più giovani.

 

 

Caso Regeni: "Finora l’Egitto ci ha preso in giro. Ha fornito versioni palesemente false; persino oscene, quando ha parlato di «incidente stradale». Ha tentato più volte di depistare l’Italia e la famiglia della vittima. Ha mostrato scarso rispetto pure dell’intelligenza dei nostri inquirenti", scrive Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera a seguito della conferenza stampa dei genitori di Giulio Regeni tenutasi ieri al Senato.

 

 

Padre Ibrahim Alsabagh da Aleppo: "Quotidianamente colgo segnali di solidarietà, comunione e rispetto reciproco, che noi francescani non ci stanchiamo di incoraggiare. Da parte nostra, io e i miei quattro confratelli ci prendiamo cura di tutti, senza fare distinzioni fra cristiani e musulmani: corriamo per portare aiuto materiale o spirituale e accogliamo chiunque – a ogni ora del giorno e della notte – bussi alla nostra porta" (Vatican Insider).

 

 

Secondo uno studio del King's College di Londra i terroristi legati a Isis sarebbero disinteressati alla darknet, una parte della rete internet alla quale è possibile accedere esclusivamente dopo aver installato software come Tor o I2P. In questa parte "nascosta" di internet circolano altri traffici illegali, ma i terroristi si concentrano sul web di "superficie" per la loro propaganda (Il Sole 24 Ore).

 

 

Dalla stampa francofona

 

 

Quello nei pressi della fermata della metropolitana Stalingrad di Parigi è il diciottesimo campo profughi smantellato dalle autorità della capitale francese dal giugno scorso. Erano un centinaio, riporta Le Parisien, i migranti che vi abitavano, per la maggior parte sudanesi, afgani ed eritrei.

 

 

Le Monde illustra ai suoi abbonati la rete del terrore creata da Abdelhamid Abaaoud. Chi sono e da dove vengono i fautori degli attentati di Parigi e Bruxelles.

 

 

La recensione, pubblicata da Orient XXI, del libro di Jean Birnbaum, "Un silence religieux. La gauche face au djihadisme", approfondisce la relazione tra religione islamica e paesi arabi e come questo rapporto viene interpretato dall'Occidente.

 

 

Unione Europea e Turchia sono giunti a un accordo sui migranti, ma quando verrà messo in atto è ancora da definire. An-Nahar ha incontrato i migranti intrappolati nel limbo di Lesbo, in mezzo all'Egeo.

 

 

Il portavoce dei talebani di Jammat-ul-Ahrar ha rivendicato l'attentato che ha ucciso più di settanta cristiani durante i festeggiamenti pasquali in Pakistan. Le Point riporta le sue parole: "i cristiani sono il nostro obiettivo".

 

 

Il politologo William McCants ha rilevato l'"effetto francofono", secondo cui, in relazione alla percentuale di popolazione sunnita, i paesi di lingua francese sono più radicalizzati. Questo sarebbe dovuto all'idea di secolarizzazione contenuta nella cultura francese. Risponde il politologo Gilles Kepel ("atlantico).

 

 

Dalla stampa anglofona

 

 

Su PBS un servizio sulle celebrazioni per la Pasqua tra i cristiani iracheni. C'è il timore di non rivedere più le proprie case dopo la fuga da Isis anche se ora, riporta PBS, alcuni gruppi cristiani si stanno mobilitando per combattere contro i terroristi.

 

 

Un breve video su The Atlantic esamina la reale potenza di Isis e mostra che la percezione che ne abbiamo è esagerata.

 

 

Secondo quanto riporta Reuters, da quando Putin ha dichiarato il suo ritiro dalla Siria il traffico marittimo di cargo militari russi verso il porto siriano di Tartous non è affatto diminuito.

 

 

Nel breve sembra impossibile, ma nel medio-lungo periodo al Qaida e Isis potrebbero riunirsi o almeno collaborare a un livello tattico. Bruce Hoffman su Foreign Affairs sostiene questa tesi ed espone quattro argomenti che la motivano.

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