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Rassegna stampa

Rassegna stampa del 31 marzo 2016

Notizie e commenti dall'Italia e dall'estero

Dalla stampa italiana

 

 

Libia: ieri il premier designato Fayez Serraj è arrivato via nave a Tripoli e ha insediato il suo quartier generale nella base navale. Come spiega Francesco Grignetti su La Stampa ora è possibile "il dispiegamento su territorio libico del «Liam», il Libya International Assistance Mission, previsto dalle Nazioni Unite nell’ambito della missione Unsmil". Della stessa opinione Karim Mazran (Resident Senior Fellow al Rafik Hariri Center per il Medio Oriente all'Atlantic Council) intervistato da Repubblica TV, anche se, dice Mezran, il fatto che Serraj sia stato costretto ad arrivare via nave non è un buon inizio.

 

 

"Se non si risolveranno tutte le spinose questioni legate alla gestione [della sicurezza] – chi sarà il capo di stato maggiore? quali milizie devono essere disarmate e quali incluse nel nuovo esercito? – lo sbarco di ieri sembra solo un gesto simbolico destinato a lasciare le cose invariate", scrive Roberto Bongiorni sul Sole 24 Ore.

 

 

L’ex amministratore delegato di Enel ed Eni Paolo Scaroni, intervistato da Paolo Valentino sul Corriere della Sera sostiene che l'Italia dovrebbe abbandonare l'idea di una Libia unita, sostenendo invece la creazione di un governo regionale in Tripolitania.

 

 

Due grafici interattivi pubblicati da La Stampa mettono a confronto il numero di attacchi terroristici e di vittime in Europa tra il 1970 e il 2014: "tra gli Anni 70 e 90 gli attacchi terroristici erano più frequenti. E le vittime più numerose".

 

 

Guido Olimpio sul Corriere della Sera: la guida suprema iraniana Ali Khamenei attacca Hashemi Rafsanjani, figura chiave del panorama politico iraniano, ribadendo che alla politica negoziale con la comunità internazionali devono accompagnarsi nuovi test missilistici.

 

 

Un articolo di Giuliano Foschini e Fabio Tonacci su Repubblica analizza la gestione giudiziaria degli arresti per terrorismo islamista in Italia: molti degli arrestati vengono liberati velocemente. Occorre comprendere, scrivono i due giornalisti, se si tratta di sviste giudiziarie o errori negli arresti.

 

 

Dalla stampa anglofona

 

 

Il premier incaricato del governo di unità nazionale libico Serraj è arrivato via nave a Tripoli (The Guardian). Il caos libico, scrive Leila Fedel su NPR, pone una seria minaccia anche alla vicina Tunisia, fragile esperimento di democrazia sorto dopo l'allontanamento di Ben Ali. Molti dei combattenti di Isis in Libia sono tunisini, e all'inizio di marzo miliziani legati al Califfato hanno cercato di conquistare il posto di confine di Ben Guerdane, cosa che avrebbe permesso il libero movimento di armi e milizie tra i due paesi.

 

 

Thomas Renard su Politico spiega perché non si dovrebbe esagerare con le accuse rivolte al Belgio di essere la base del jihadismo europeo: "Molenbeek non può spiegare tutto: quelle sacche di estremismo ci sono da altre parti in Europa", il terrorismo è trans-nazionale e dunque non si può accusare una singola nazione.

 

 

L'operazione per liberare Mosul (Iraq) dallo Stato Islamico è cominciata: l'esercito iracheno staziona a Makhmour, supportato dai curdi che, come gli abitanti di Mosul, preferiscono la presenza dell'esercito di Baghdad a quella delle milizie sciite. Michael Knights su Foreign Policy spiega come sta evolvendo l'operazione e soprattutto quali sono le principali attenzioni che si dovranno avere una volta liberata la città.

 

 

Reportage di Rahila Gupta dalla regione del Rojava (Siria) sulla CNN: una "rivoluzione", quella della regione popolata da 3-4 milioni di curdi, che viene definita un'isola felice nel mezzo della brutale guerra siriana.

 

 

Dalla stampa francofona

 

 

Le Monde esprime preoccupazione per l'aumento di violenze dovute all'arrivo in Libia di Fayez Serraj, poco gradito dalla popolazione.

 

 

Durante la prima fase di negoziati per la pace in Siria in corso a Ginevra, scrive La Dépêche, i rappresentanti del presidente siriano Bashar Assad hanno proposto la formazione di un governo di unità nazionale, con esponenti del governo attuale e dell'opposizione. Ma il rifiuto di questi ultimi ha rimesso la palla al centro.

 

 

Alla frontiera - chiusa - tra Grecia e Macedonia, la situazione per i migranti si complica. In un video reportage di L'Express si vedono alcuni scorci della vita a Idomeni.

 

 

Gli scontri tra le molteplici fazioni in Mali rendono sempre più insicura la presenza dei caschi blu, secondo l'Onu. Liberté Algérie espone le condizioni attuali, ritenendo urgente l'attuazione dell'accordo di pace firmato ad Algeri nel maggio 2015.

 

 

Oltre al Mali, l'Algeria si pone come mediatore anche in Libia, nel caotico scontro tra le diverse tribù. "atlantico fa un quadro degli interessi di Algeri nel paese in preda all'anarchia.

 

 

L'inchiesta pubblicata su L'Observateur indaga sul percorso dei combattenti dello Stato Islamico da Parigi a Bruxelles: da onesti cittadini ad attentatori suicidi.

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