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Rassegna stampa

Rassegna stampa del 6 aprile 2016

Notizie e commenti dall'Italia e dall'estero

Dalla stampa italiana

 

 

Le forze di Bashar Assad hanno preso il controllo del santuario di Mar Elian, precedentemente devastato da Isis. Su Repubblica le prime immagini del santuario, parzialmente distrutto. Attraverso le parole di Padre Jacques Murad, Avvenire dà notizia del fatto che le reliquie del santo non sono state distrutte e sono ancora a Quaryatayn: “Che le reliquie di Mar Elian non siano andate perdute è per me un segno grande: vuol dire che lui non ha voluto lasciare quel monastero e quella terra santa”.

 

 

Sull'Huffington Post Renata Pepicelli spiega le differenze tra il panorama jihadista cosiddetto "home grown" (coltivato in casa) in Italia e quello di paesi come Belgio e Francia. Il fatto che il fenomeno jihadista italiano sia minoritario rispetto ad altri paesi non mette il nostro Paese al riparo da attentati, scrive Pepicelli, ma "essere consapevoli di queste differenze e della specificità dei singoli paesi europei può darci delle indicazioni importanti per comprendere i fenomeni in corso e riorientare le politiche nazionali e internazionali".

 

 

In Libia, dopo il governo di Tripoli, anche il Congresso della capitale si è sciolto, accogliendo la trasformazione dell'organismo in "Consiglio di Stato", una delle istituzioni previste nel nuovo assetto istituzionale mediato dall'Onu. Anche la Libyan Investment Authority ha dichiarato il suo sostegno al governo di unità di Fayez Serraj (La Repubblica).

 

 

In Bulgaria, spinti dalla retorica anti-immigrati delle televisioni, gruppi di cittadini si organizzano in "bande di «cacciatori di migranti» (così si autodefiniscono)", scrive Marco Bresolin su La Stampa.

 

 

Dalla stampa anglofona

 

 

Assad, a differenza di Saddam Hussein e Gheddafi, ha compreso, scrive Con Coughlin sul Telegraph, che anche i dittatori hanno bisogno di amici: senza i russi probabilmente avrebbe fatto la fine del dittatore iracheno e di quello libico. L'entrata in vigore della tregua in Siria ha provocato il cambio degli obiettivi militari di Assad e alleati, che hanno rivolto i loro attacchi contro le aree controllate da Isis.

 

 

Kareem Shaheen sul Guardian: ci sono anche molti libanesi tra i migranti che cercano di raggiungere l'Europa, "nessuno vuole stare in Libano, è una vita infelice" dice uno degli intervistati.

 

 

Foreign Policy pubblica un reportage di Franz J. Marty dalla provincia di Nangarhar, Afghanistan. Nelle zone vicine a Jalalabad, capoluogo della provincia un tempo roccaforte dei talebani, sta cercando di affermarsi Isis.

 

 

Loveday Morris sul Washington Post (con le foto di Lorenzo Tugnoli) mostra la devastazione di Homs, un tempo "capitale" della rivoluzione siriana. La Banca Mondiale ha stimato che la ricostruzione delle città siriane costerebbe 170 miliardi di dollari e necessiterebbe di uno sforzo internazionale paragonabile al Piano Marshall.

 

 

Nel 2015 le esecuzioni sono state più del 50 percento superiori rispetto all'anno precedente, riporta Amnesty International. Nico Hines (The Daily Beast) fa notare che i maggiori incrementi fanno capo a Pakistan e Arabia Saudita, entrambi alleati americani, che utilizzano la falsa scusa della lotta al terrorismo come giustificazione dell'incremento delle condanne a morte.

 

 

Dalla stampa francofona

 

 

In Francia, il Senato approva la riforma penale che prevede l'inasprimento delle pene contro il terrorismo, riporta L'Express.

 

 

Saphir News ha pubblicato un articolo di Tareq Oubrou, imam della Grande Moschea di Bordeaux, in cui invita i musulmani a non creare una società parallela in Francia e a non tradire i valori di condivisione propri dell'Islam. Approfondisce il tema anche Louis Alidovitch, secondo cui se una delle due parti della società si estremizza, anche l'altra tenderà a farlo. Secondo lui, è nella vita quotidiana che i musulmani possono "normalizzare" la propria presenza in Occidente e riscoprire la loro eredità spirituale.

 

 

Liberté Algérie prova a inquadrare lo stato di arretramento dello Stato Islamico e di Al-Qaeda, non soltanto in termini di perdita di terreno, ma anche di sconfitta strategica.

 

 

Lo Stato Islamico domina un'area geografica, ma anche un'area virtuale. La sua diffusione online e, in particolare, sui social network è ampia, dice il politologo Christian Harbulot. Durante un'intervista concessa ad "atlantico, Harbulot sostiene che la guerra contro l'Isis deve essere condotta anche attraverso internet.

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