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Rassegna stampa

Rassegna stampa del 6 maggio 2016

Notizie e commenti dall'Italia e dall'estero

Dalla stampa italiana

 

 

Avvenire pubblica un intervento dell'Alto Rappresentante e vice presidente della Commissione Europea Federica Mogherini: "Papa Francesco ha chiesto all’Europa di comportarsi da vera Unione, lavorando per la pace sullo scenario globale. Non ci sarà rifondazione dell’Europa, se non investiamo in questo progetto le nostre energie migliori".

 

 

Bombe su un campo profughi nel Nord della Siria, decine di vittime. Secondo l’opposizione si tratta di un raid russo, ma altre fonti accusano il regime (La Stampa).

 

 

Daniele Raineri su Il Foglio: "I civili iracheni che scappano dallo Stato islamico sbucano di notte vicino alla trincea tenuta dai combattenti curdi. E’ il collasso del gruppo estremista? Non così presto".

 

 

L'orchestra sinfonica del teatro Mariinsky diretta da Valery Gergiev ha tenuto un concerto presso l'anfiteatro di Palmira, in Siria (video su Repubblica). Sul Corriere della Sera il commento di Lorenzo Cremonesi.

 

 

"Finché ci sarà il Daesh noi non avremo alcun futuro" dice Nadia Murad, yazida irachena di 21 anni, fuggita dopo tre mesi di prigionia nelle mani dei miliziani e da sei mesi residente a Stoccarda come rifugiata (Avvenire).

 

 

Dalla stampa francofona

 

 

Aleppo è una delle città più contese nella guerra in Siria. L'Obs spiega perché è così cruciale per il regime di Bashar Assad.

 

 

Le Figaro ha incontrato un jihadista dello Stato Islamico pentito. Ecco la sua storia (per abbonati).

 

 

Bruxelles tende la mano ad Ankara. Sebbene la Turchia stia limitando sempre più la libertà di stampa, l'intenzione del Parlamento europeo è di togliere l'obbligo del visto per i cittadini turchi che intendono soggiornare in Europa per un breve periodo (La Libre).

 

 

Ieri il Primo ministro turco Ahmet Davutoglu ha annunciato che lascerà la leadership del partito, Akp, e la carica di capo del governo. La leadership indiscussa di Erdogan si conferma tale (An-Nahar).

 

 

Dalla stampa anglofona

 

 

Sul New York Times Mustafa Akyol commenta le dimissioni di Ahmet Davutoglu, primo ministro turco: cosa è successo al "modello Turchia" di cui parlavano tutti fino a cinque anni fa? La retorica liberale ha ceduto il passo all'autoritarismo, il processo di pace con i curdi è saltato, la libertà di stampa è attaccata e gli attentati terroristici aumentano, scrive Akyol. Tuttavia, secondo lo scrittore, la Turchia non deve essere allontanata dall'Occidente.

 

 

Secondo Sinan Ülgen (Politico) il cambio di primo ministro in Turchia, dopo le dimissioni di Ahmet Davutoglu, avrà un forte impatto sui rapporti turco-europei e rischia di far saltare l'accordo sui migranti.

 

 

La proposta di bilancio per le spese militari iraniane redatta dal governo di Hassan Rohani mostra un cambiamento: più fondi per l'esercito alle dipendenze del Ministero della Difesa, meno per le milizie dei pasdaran, i guardiani della rivoluzione. Il budget proposto deve passare però da commissioni composte in maggior parte da ex generali dei pasdaran (Al-Monitor).

 

 

Ahmed Maher (BBC): la rivolta contro il governo in Iraq covava da mesi, ma mancava un leader; ora il fronte anti-governativo l'ha trovato nell'influente leader religioso sciita Moqtada al-Sadr.

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