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Rassegna stampa

Rassegna stampa del 7 novembre 2016

Notizie e commenti dall'Italia e dall'estero

Dalla stampa italiana

 

 

Trentamila uomini della coalizione delle Syrian democratic forces (Sdf) sono in marcia verso la "capitale" dello Stato islamico, Raqqa. Lo ha annunciato Jihan Sheikh Ahmad, giovane ufficiale curda. Secondo quanto riportato da Giordano Stabile su La Stampa gli Stati Uniti hanno dato garanzie ai curdi che durante la loro avanzata verso Raqqa non riceveranno colpi alle spalle dai turchi.

 

 

Jihan Sheikh Ahmad è la portavoce dell'operazione "Ira dell'Eufrate". Marta Serafini sul Corriere della Sera (La Ventisettesima Ora) spiega perchè è rilevante che sia una donna ad annunciare l'inizio delle operazioni su Raqqa.

 

 

Secondo quanto scrive Marta Ottaviani su La Stampa l’Hdp, il Partito curdo per il popolo democratico, ha deciso di reagire all’arresto dei suoi dirigenti sospendendo la partecipazione all'attività parlamentare.

 

 

Paolo Valentino sul Corriere della Sera intervista l'ex ministro degli Esteri Emma Bonino: Erdogan ha intrapreso "una strada in fondo alla quale c’è un regime dittatoriale" e la situazione è ulteriormente aggravata dal fatto che "l’Europa ha perso ogni leva di pressione", ha affermato la Bonino.

 

 

Dalla stampa francofona

 

 

Secondo il filosofo Abdennour Bidar, che ha pubblicato un articolo su L'Obs, l'Islam francese è l'espressione che più evidenzia la crisi interna alla società. In particolare, un elemento emblematico è la difficoltà delle comunità musulmane di integrarsi in una Francia incerta della propria identità.

 

 

Negli ultimi anni ci si domanda spesso come mai le numerose comunità musulmane moderate non si schierino apertamente contro le violenze del terrorismo islamico. Ne ha parlato in un libro Mahmoud Hussein, di cui parla Le Point, secondo il quale una delle ragioni è che le comunità si sentono minacciate qualora dovessero aprire il dibattito.

 

 

Chi è Selahattin Demirtaş, il carismatico co-leader del partito filo-curdo Hdp? In Turchia, spiega Le Monde, il governo di Erdogan ha fatto arrestare i vertici del partito di opposizione che più sembra essergli nemico per il sostegno alla popolazione curda, ormai obiettivo frequente delle purghe governative.

 

 

L'altro fronte su cui è impegnata la Turchia è l'offensiva contro lo Stato Islamico e, anche qui, i curdi non sembrano darle tregua. In questo caso si tratta dei curdi siriani del partito Ypg, considerato terrorista da Ankara. Le Figaro approfondisce le origine del gruppo armato arabo-curdo che in Siria sfida da domenica la capitale locale dell'Isis, Raqqa.

 

 

Dalla stampa anglofona

 

 

Il Financial Times evidenzia con un editoriale la deriva autoritaria di Erdogan in Turchia. I curdi nel sud est del Paese sono avversari di Gulen e dunque, sottolinea il giornale britannico, gli arresti degli ultimi giorni non hanno nulla a che vedere con il fallito golpe. Più probabile, si legge, che abbia pesato la volontà di Erdogan di "ingraziarsi" il partito nazionalista.

 

 

Man mano che le truppe irachene avanzano, a Mosul emerge sempre più nitidamente le fittissima rete di tunnel sotterranei scavati da Isis. Questo, riporta il Washington Post, rende difficile affermare di essere in controllo di una porzione di città: "controlliamo la superficie, ma Isis potrebbe uscire da sottoterra", ha affermato un colonnello delle forze antiterrorismo di Baghdad.

 

 

Secondo quanto scrive Bruce Riedel su Al-Monitor l'Arabia Saudita sta perdendo terreno e influenza in Medio Oriente, soppiantata sempre più dall'Iran. Riyadh ha tradizionalmente contato sul supporto finanziario per far valere la sua influenza, attività che è resa oggi più difficile a causa del crollo dei prezzi del petrolio.

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