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Rassegna stampa

Rassegna stampa del 9 gennaio 2017

Notizie e commenti dall'Italia e dall'estero

Dalla stampa italiana

 

 

Dopo le parole del presidente del Consiglio Gentiloni sul rischio radicalizzazione nelle carceri, Edoardo Izzo (La Stampa) è stato nel penitenziario di Rebibbia, tra gli operatori della polizia che denunciano di essere in un numero insufficiente e privi dei mezzi necessari per comprendere e gestire eventuali processi di radicalizzazione.

 

 

Non è ancora sicuro chi sia l'artefice dell'attentato a Gerusalemme ma, sottolinea Giordano Stabile su La Stampa, è "Hamas a metterci il cappello sopra, con la massima enfasi". Secondo il corrispondente del quotidiano torinese Hamas sta cercando di sfruttare l'occasione per rilanciarsi come "unica forza" che si oppone a Israele.

 

 

Francesco Rocca, presidente della Croce Rossa Italiana, interviene sull'Huffington Post sul tema delle migrazioni chiedendo che nei rapporti con i paesi di transito come la Libia e nel caso dell'ipotizzata riapertura dei CIE non vengano commessi gli errori del passato.

 

 

Ieri, all'età di 82 anni, è morto l'ex presidente della Repubblica islamica dell'Iran Ali Akbar Hashemi Rafsanjani. La diarchia tra la Guida Suprema e Rafsanjani, scrive Alberto Negri sul Sole 24 Ore, "con le sue convergenze e i suoi contrasti, ha indirizzato le sorti dell'Iran e ha poi ridimensionato l'ala radicale". Viviana Mazza sul Corriere della Sera evidenzia il ruolo giocato da Rafsanjani nel portare al successo l'attuale presidente della Repubblica Hassan Rouhani.

 

 

Dalla stampa francofona

 

 

Alcuni giornalisti francesi hanno intervistato il presidente siriano Bashar Assad. Le Monde riporta alcuni passaggi interessanti delle risposte di Assad, in cui, ad esempio, qualifica le perdite civili come il prezzo da pagare per ciascuna guerra. Egli, inoltre, si dice fiducioso per le trattative di pace che si apriranno a fine mese in Kazakhstan, con il patrocinio di Russia e Turchia. Infine, sempre Le Monde, ha pubblicato un video per spiegare "Perché la città di Aleppo è caduta".

 

 

La minaccia islamista non è soltanto mediorientale. Alcuni Paesi dell'Africa ne sono colpiti ugualmente e oggi Jeune Afrique fa l'esempio del Burkina Faso. Nel nord del Paese, infatti, l'imam Ibrahim Dicko, sconosciuto fino a poche settimane fa, ha incominciato a diffondere il discorso estremista durante le sue predicazioni. Secondo la pubblicazione francese, oggi è considerato dal Burkina Faso il nemico pubblico numero uno.

 

 

I primi giorni di gennaio hanno visto manifestazioni e subbugli in Algeria, più precisamente nella regione della Cabilia, nel nord del Paese. Orient XXI ne spiega i retroscena, prettamente economici, ma con dei tratti anche politici. Nonostante non siano le manifestazioni più violente avvenute in Algeria, sono quelle che stanno suscitando maggior interesse attraverso i social media e, al contempo, che producono un discorso complottista.

 

 

Si riaprono oggi a Ginevra i negoziati per l'unità dell'Isola di Cipro, contesa dal 1974 tra Turchia e Grecia. L'occupazione di metà isola da parte del governo di Ankara è uno dei punti che ostacolano da anni l'ingresso della Turchia in Unione Europea. La Croix fa il punto della situazione.

 

 

Dalla stampa anglofona

 

 

Krishnadev Calamur ripercorre brevemente su The Atlantic la storia di Hashemi Rafsanjani, deceduto ieri. Secondo Calamur l'influenza di Rafsanjani, ancora membro dell'Assemblea degli Esperti, era ormai scemata.

 

 

Reuters riporta che il presidente siriano Bashar Assad è pronto discutere qualsiasi argomento alla conferenza convocata ad Astana. Alla domanda circa il fatto che anche la sua posizione possa essere messa in discussione Assad ha risposto: "sì, ma la mia posizione è legata alla Costituzione".

 

 

Secondo quanto scrive il New York Times l'aviazione russa avrebbe compiuto alcuni attacchi nel nord della Siria per aiutare l'avanzata delle forze turche contro Isis. Il fatto segnerebbe una nuova accelerata nell'intesa tra Putin ed Erdogan.

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