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Rassegna stampa

Rassegna stampa dell'11 aprile 2016

Notizie e commenti dall'Italia e dall'estero

Dalla stampa italiana

 

 

Scrive Lorenzo Vidino su La Stampa in merito ai processi di radicalizzazione jihadista: "più della sociologia è forse la psicologia che ci aiuta a capire chi e perché diventa estremista. Il punto che sembra unire tutti questi soggetti è che tutti paiono alla ricerca qualcosa: un ideale, un senso di appartenenza, un’avventura. Come dice Ed Husein, un ex militante islamista nato e cresciuto a Londra, i jihadisti europei spesso «sono disillusi, non emarginati".

 

 

Gianluca di Feo intervista il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Franco Roberti: occorre combattere a monte la convergenza di interessi tra trafficanti di droga (tra cui la mafia) e terroristi, che utilizzano gli stupefacenti per finanziarsi, dice a Repubblica. Il procuratore nazionale lancia anche l'allarme riguardo ai giovani musulmani in carcere: fortissimo rischio di radicalizzazione jihadista.

 

 

Francesco Battistini sul Corriere della Sera racconta la devastazione del cimitero italiano di Tripoli, in Libia, profanato dalle milizie jihadiste. Obama ammette: «Il mio più grande errore in questi otto anni? Non aver avuto un piano sulla Libia post Gheddafi».

 

 

Viviana Mazza al Cairo ha incontrato i familiari del gruppo di 5 persone uccise dalla polizia egiziana e accusate dell'omicidio di Giulio Regeni. Secondo i parenti, la loro è stata un'esecuzione premeditata, non un tentativo di cattura finito male (Corriere della Sera).

 

 

Dalla stampa francofona

 

 

Gli scontri tra i migranti e la polizia greca e macedone, alla frontiera tra i due paesi, si fanno più violenti. A Idomeni, racconta Le Figaro, ci sono stati circa 260 feriti a causa dei lacrimogeni lanciati dai poliziotti sui gruppi di migranti che tentavano di oltrepassare la frontiera. Le manifestazioni per la riapertura del confine sono all'ordine del giorno.

 

 

Prosegue il conflitto in Yemen tra Arabia Saudita e ribelli Houti. L'Onu ha patrocinato un cessate il fuoco, riporta L'Obs, che tutte le parti - sembra - sono disposte a rispettare.

 

 

Il re saudita Salman ha fatto visita all'Egitto. Il regno sunnita ha rinnovato il sostegno al paese africano, stanziando 16 miliardi di dollari in un fondo saudo-egiziano e impegnandosi in un'azione congiunta nella lotta al terrorismo (An-Nahar).

 

 

In Libano, la crisi provocata dal vuoto politico prolungato si riflette, secondo La Croix, anche sulla stampa. Sia i maggiori quotidiani locali, sia i giornali più piccoli rischiano una forte crisi economica.

 

 

Dalla stampa anglofona

 

 

Al-Monitor evidenzia le difficoltà del premier iracheno al-Abadi: sono in primo luogo gli altri esponenti del fronte sciita, tra cui il leader Moqtada al-Sadr, a volere le sue dimissioni e a protestare per la corruzione e l'inadeguatezza del governo.

 

 

Quando il giornalista di FoxNews Chris Wallace ha chiesto al presidente americano Barack Obama quale sia stato il suo più grande errore durante gli otto anni di presidenza, la risposta è stata: "non avere un piano per la Libia post-Gheddafi". Il presidente americano ha sottolineato comunque che intervenire è stata "la cosa giusta da fare" (Bloomberg).

 

 

Rafforzato dalle vittorie degli ultimi mesi il presidente siriano Bashar Assad sfida anche gli alleati russi e spinge per un piano politico che gli permetta di rimanere al potere (Wall Street Journal).

 

 

Il patriarca Ignatius Aphrem II ha detto alla BBC che, prima che i governativi siriani e i loro alleati riconquistassero al-Qaryatain, gli uomini dello Stato Islamico hanno giustiziato 21 cristiani rimasti in città.

 

 

Un documento interattivo del Wall Street Journal mostra come lo Stato Islamico si è infiltrato in Europa per gli attentati di Parigi e di Bruxelles.

 

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