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Rassegna stampa

Rassegna stampa dell'8 luglio 2016

Notizie e commenti dall'Italia e dall'estero

Dalla stampa italiana

 

 

Secondo quanto riporta Danilo Taino sul Corriere della Sera le forze politiche di sinistra in Germania stanno pensando all'intellettuale di origini iraniane Navid Kermani come possibile candidato alla presidenza alla scadenza di Joachim Gauck.

 

 

Il ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni ha riferito in Parlamento sulla strage di Dacca. Secondo quanto affermato dal ministro la rivendicazione di Isis è attendibile (Repubblica).

 

 

AsiaNews ha intervistato mons. Pizzaballa, recentemente nominato amministratore apostolico del Patriarcato latino di Gerusalemme: "Uno dei problemi, se non il problema principale del Medio oriente è la incapacità di perdonarsi; ecco, è un circolo vizioso che può essere spezzato soltanto dal perdono, dalla misericordia. E per quanto riguarda noi cristiani, essa è la testimonianza principale che possiamo dare", ha detto.

 

 

Il capo dell’intelligence italiana, scrive Daniele Raineri sul Foglio, è volato a Damasco, Siria, per incontrare il presidente Bashar Assad. Si tratta della visita del funzionario europeo più alto in grado dal 2011.

 

 

Dalla stampa francofona

 

 

Missili testati in un “dipartimento di ricerca e sviluppo”, poi prodotti in diverse fabbriche clandestine, dove i miliziani jihadisti confezionavano grandi quantità di esplosivo. Le componenti arrivavano dalla Turchia, scrive da Falluja, città irachena da poco riconquistata allo Stato Islamico, il Figaro.

 

 

Il Marocco ha rafforzato i propri servizi di sicurezza e questo ha portato il Paese a non essere obiettivo del terrorismo da diversi anni, in una regione martoriata dagli attacchi, scrive Jeune Afrique.

 

 

Un francese di 23 anni, partito per la Siria nel 2013 e parte dello Stato Islamico vorrebbe tornare in Francia come pentito (BFMTV).

 

 

Dalla stampa anglofona

 

 

Commentando quanto emerso con la presentazione del rapporto Chilcot, Ranj Alaaldin (Guardian) sostiene che la guerra in Iraq e ciò che ne è seguito hanno effettivamente avuto un ruolo nel favorire la nascita di gruppi come Isis. Tuttavia, precisa Alaaldin, sarebbe un errore concentrarsi unicamente su questo fattore.

 

 

Una ricerca di Mada Masr mostra come i talk show politici egiziani stanno modificando l'opinione pubblica del Paese. "Lo stato dei media", si legge in apertura, è una manifestazione del "declino delle libertà civili e politiche" che si verifica in Egitto dal 2011 in avanti.

 

 

Yaroslav Trofimov scrive sul Wall Street Journal che la Turchia di Erdogan ha cambiato politica estera per cercare di riguadagnarsi degli amici. Secondo Trofimov Erdogan ha abbandonato l'approccio neo-ottomano per sostituirlo con uno più pragmatico.

 

 

Michael Billington sul Guardian racconta lo spettacolo teatrale che ha per attrici tredici rifugiate siriane. Ciò che impressiona maggiormente il giornalista è la "resilienza" delle donne siriane e il loro desiderio di tornare in patria.

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