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Rassegna stampa

Ruanda chiude migliaia di chiese e moschee

Rassegna stampa [Shutterstock]

Rassegna della stampa italiana ed estera del 3 agosto 2018

Ultimo aggiornamento: 03/08/2018 10:37:22

Migliaia di chiese e moschee sono state chiuse dal Governo in Ruanda. Le motivazioni ufficiali sono la mancanza del raggiungimento di standard di sicurezza igienica e strutturale adeguate, riporta Avvenire, ma le ragioni più profonde sarebbero ben altre. A rischio ci sarebbe infatti la libertà religiosa.

 

La questione delle sanzioni all’Iran per il nucleare continua a suscitare reazioni e contro-reazioni da parte dei due attori principali: Teheran e Washington. Secondo quanto dichiarato dal presidente Trump, gli Stati Uniti starebbero pensando a nuove sanzioni da imporre all’Iran dopo il ritiro degli americani dall’accordo stipulato nel 2015. In questi giorni, scrive Rolla Scolari su Il Foglio, l’esercito iraniano starebbe preparando un’esercitazione sullo stretto di Hormuz, per il quale “passano ogni giorno migliaia di barili di petrolio”. L’esercitazione mirerebbe alla chiusura dello stretto con gravi perdite per il commercio di petrolio.

 

Il 6 agosto le imprese dovranno conformarsi alla legge americana sull’Iran, pena sanzioni. Già diverse società europee hanno annunciato di volersi svincolare dal Paese. Davanti a queste pressioni, scrive Clément Therme su Orient XXI, alla crisi economica, al crollo della moneta e alle contestazioni interne, il regime iraniano si domanda come reagire.

 

Marco Orioles, Formiche, parla dell’Afghanistan dove, oltre “all’eterna lotta tra i talebani e la coalizione internazionale”, ci sono cellule dello Stato Islamico che da circa tre anni minano la precaria stabilità del Paese. Orioles racconta la battaglia appena vinta dai talebani nel sud dell’Afghanistan, successo che permette loro di accreditarsi un pochino di più agli occhi della popolazione.

 

Si riaccendono le tensioni tra gli Stati Uniti e la Turchia per il caso del pastore Andrew Brunson. La Croix riporta la cronaca dei fatti, ricordando che il pastore, liberato a fine luglio, era da due anni detenuto nelle prigioni turche con l’accusa di spionaggio e sospetto terrorismo. Il pastore si trova ora ai domiciliari, ma per Washington non è abbastanza e ne chiede la liberazione immediata.

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