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Rassegna stampa

Russia, Turchia, Siria e Iran si incontrano a Sochi

[Shutterstock]

Rassegna stampa italiana ed estera del 22 novembre 2017

Dalla stampa italiana

 

Oggi a Sochi (Russia) si incontrano i leader di Siria, Russia, Turchia e Iran. In quella che alcuni definiscono la Yalta del Medio Oriente, Putin cerca di plasmare il futuro della Siria. Secondo Giuseppe Agliastro il nodo ancora da risolvere è il futuro della componente curda su cui non c’è accordo con la Turchia di Erdogan (La Stampa).

 

Luca Geronico su Avvenire riporta le dichiarazioni del presidente russo: “molto deve essere fatto per raggiungere una vittoria completa” in Siria ma “l’operazione militare sta realmente arrivando alla conclusione”. Poi, rivolgendosi a Bashar Assad: ora occorre “far avanzare il processo politico” collaborando con chiunque voglia “stabilire la pace”.

 

Il premier libanese Saad Hariri è tornato ieri sera a Beirut. Hariri, scrive AsiaNews, è stato accolto all’aeroporto dal personale della sicurezza e per prima cosa ha voluto rendere omaggio alla tomba di suo padre, Rafic, ucciso in un attentato nel 2005. Dopo il colloquio con il presidente Aoun, Hariri avrebbe congelato le dimissioni. 

 

Cominciano a delinearsi i contorni del G5 Sahel, l’iniziativa militare congiunta tra Mali, Niger, Ciad, Burkina Faso e Mauritania progettata nel febbraio del 2014 e lanciata lo scorso luglio per assicurare la sicurezza nella regione sahelo-sahariana. L’opinione di Danilo Ceccarelli (Eastwest) è che, al debutto, l’iniziativa militare espone tutte le sue lacune.

 

Dalla stampa francofona

 

Oggi, giorno della festa dell’indipendenza libanese, il primo ministro dimissionario rientrerà in patria, dove dovrà prendere delle decisioni importanti. Su L’Express, l’analisi di Dima de Clerck.

 

Le dimissioni di Saad Hariri porteranno verso un nuovo conflitto armato interno? Secondo Clotilde Bigot (Orient XXI), questo è poco probabile. L’estate scorsa Hezbollah ha sconfitto lo Stato Islamico e il Fronte Fatah al-Sham presso la città di Aarsal, al confine con la Siria, dando un duro colpo ai gruppi radicali sunniti allora capaci di opporsi all’organizzazione sciita. Virginie Le Borgne si è recata per La Croix a Baalbek, a pochi chilometri da Aarsal, dove, scrive, Hezbollah si è reso indispensabile.

 

Mosca e Riad aprono oggi la conferenza di due giorni sulla Siria alla quale prendono parte quasi tutti gli attori dell’opposizione siriana: dai combattenti salafiti di Jaysh al-Islam alle formazioni vicine a Damasco, dai Fratelli Musulmani alle correnti laiche e liberali. È un evento senza precedenti dall’inizio del conflitto nel 2011 (Le Monde).

 

Gli inviati speciali di France 24 seguono i combattenti delle forze democratiche siriane che cercano gli ultimi jihadisti dello Stato Islamico. Insieme a loro, centinaia di giovani combattenti occidentali (video reportage).

 

Dalla stampa anglofona

 

Un abbraccio tra Putin e Assad lancia la nuova spinta russa per la pace in Siria. Il presidente russo Vladimir Putin ha lanciato martedì una nuova campagna per mettere fine alla guerra in Siria dopo una visita non annunciata del siriano Bashar Assad, che sembra affermare un suo ruolo in un eventuale accordo (the Washington Post).

 

Trump cede il dossier siriano a Putin. Esperti e funzionari americani dicono che ora la vera battaglia è una lotta di potere regionale che si tiene nel Paese (Politico).

 

Come l'Arabia Saudita è adata troppo oltre sul Libano e l'Iran. La mancanza di sostegno da parte degli alleati arabi per un'azione più dura nei confronti di Hezbollah e dell'Iran mostra come pochi siano pronti a confrontarsi direttamente con Teheran (Reuters).

 

La maggior parte delle donne musulmane in Gran Bretangna non ha accesso ai diritti legali del matrimonio. Un sondaggio di Channel 4 ha scoperto che il 61 per cento di loro non ha avuto una cerimonia civile separata da quella religiosa, per rendere legali le nozze nel Paese (the Guardian).

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