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Cristiani nel mondo musulmano

Siria, padre Paolo Dall'Oglio rapito da gruppo jihadista filo al-Qaeda

Il padre gesuita Paolo Dall'Oglio sarebbe stato rapito in Siria da un gruppo jihadista filo al-Qaeda. Lo affermano attivisti di Raqqa, nel nord del Paese controllato dagli insorti, dove il religioso sarebbe stato prelevato mentre camminava per strada. Espulso lo scorso anno dalla Siria, padre Dall'Oglio vi aveva passato 30 anni e fondato il monastero Deir Mar Musa. Schieratosi apertamente contro il regime di Bashar al-Assad, è impegnato nella ricerca di una soluzione pacifica al conflitto.

 

 

La Farnesina per il momento si limita ad annunciare di aver avviato tutte le verifiche necessarie. Secondo le fonti citate dall'agenzia Reuters, responsabili del sequestro sarebbero miliziani dello Stato islamico dell'Iraq e del Levante, organizzazione affiliata ad al-Qaeda e legata ad organizzazioni jihadiste in Siria che si battono contro il regime. Di sicuro c'è solo che padre Dall'Oglio non risponde ai suoi recapiti telefonici: né su quello siriano, dove una voce registrata dice che "l'apparecchio è al momento spento", né su quello italiano, che non dà alcun segnale. Dopo la sua espulsione, nel giugno del 2012, padre Dall'Oglio era tornato almeno una volta nei territori controllati dai ribelli nel nord del Paese. L'ultimo contatto è stato venerdì scorso via mail con l'Editrice Missionaria Italiana (Emi), che ha in bozze il suo libro: scriveva che stava per rientrare in Siria.

 

 

Non sarebbe la prima volta che religiosi cristiani finiscono ostaggi dei miliziani ribelli nel nord della Siria. Il 22 aprile scorso vicino ad Aleppo erano stati rapiti due vescovi ortodossi mentre facevano ritorno in quella città provenienti dalla frontiera turca: di loro non si è saputo più nulla. Si tratta del siriaco Yohanna Ibrahim e del greco ortodosso Boulos Yazij, che secondo fonti della Chiesa greca ortodossa di Aleppo sarebbero stati prelevati da jihadisti ceceni. Una delle tante nazionalità a cui appartengono i miliziani fondamentalisti affluiti in Siria per unirsi a quella che per loro è una 'guerra santa' contro il presidente Assad.

 

 

Ma un "movente" che potrebbe aiutare a capire l'azione contro i due prelati c'è: il sostegno, neppure troppo velato, che le Chiese ortodosse continuano a dare al regime di Assad, temendo che se dovesse cadere si insedierebbe a Damasco un regime fondamentalista islamico sunnita. Difficile invece capire le ragioni che possano avere spinto degli oppositori al sequestro di padre Paolo, impegnato da decenni nel dialogo tra cristiani e musulmani in Siria e ora apertamente su posizioni anti-regime.

 

 

Il 24 luglio scorso il gesuita, originario di Roma, aveva rivolto una petizione personale a papa Francesco, chiedendogli di promuovere "un'iniziativa diplomatica urgente e inclusiva per la Siria" al fine di assicurare "la fine del regime torturatore e massacratore" della famiglia Assad.

 

 

Dalla Siria non si hanno più notizie neanche di Domenico Quirico, l'inviato de La Stampa scomparso dal 9 aprile scorso. Il 6 giugno, in una breve telefonata alla moglie, Quirico ha reso noto di "stare bene": la prova che è ancora vivo. Da allora è calato il silenzio.

 

 

www.avvenire.it

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