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Religione e società

Stati-Uniti: Obama alla prova della cooperazione con le religioni

Neil P. Sloan

Durante la sua visita a Washington, il 17 aprile del 2008, il Papa Benedetto XVI ha incontrato i rappresentanti delle comunità islamica, ebraica, buddista e jain per trattare il tema "Pace, la nostra speranza". Il Santo Padre ha citato la storia della cooperazione interreligiosa in America e ha incoraggiato i leader religiosi a perseverare nella loro collaborazione al fine di arricchire la sfera pubblica con i loro valori spirituali. In un incontro avvenuto il giorno precedente alla Casa Bianca, il Pontefice aveva espresso il suo apprezzamento per il modo in cui le credenze religiose americane hanno costituito una forza propulsiva per il bene.

 

Ora, con un nuovo presidente alla Casa Bianca, gli americani hanno l'opportunità di riaffermare il ruolo della religione nello spazio pubblico della società e sono chiamati a valutare il peso reale dell'intenzione del Presidente Barack Obama di favorire la relazione tra religioni e governo.

 

In occasione del "National Prayer Breakfast", Obama si è rivolto ai leader religiosi dichiarando che "non esiste una religione il cui principio cardine sia l'odio". Cercando di stabilire una missione comune partendo da questo accordo di base, Obama ha parlato del "White House Office of Faith-Based and Neighborhood Partnerships". Fondato sotto la presidenza Bush, questo ufficio utilizza fondi federali per aiutare le organizzazioni religiose ad assistere i bisognosi. Il rinnovo dell'iniziativa di Bush da parte di Obama comprende la fondazione di un Consiglio di personalità religiose da consultare sulle modalità di promozione della comprensione reciproca e la pace. Intanto è sempre in corso un dibattito intorno ai limiti entro i quali il Governo può regolare la vita dei gruppi religiosi che ricevono finanziamenti grazie a questa collaborazione. Di fronte a una questione così impegnativa, Obama non ha ancora stabilito le regole dell'Ufficio.

 

La Conferenza Episcopale degli Stati Uniti (USCCB) ha esposto a Obama una serie di preoccupazioni di natura sociale. In una lettera indirizzata a Obama, il Presidente della Conferenza, il Cardinal Francis George, ha sottolineato le priorità della USCCB. George ha chiesto al Presidente di occuparsi dell'economia, della libertà religiosa in Iraq e della riforma dell'immigrazione. Ha inoltre espresso preoccupazione per l'emergenza educativa, la difesa del matrimonio tradizionale, la protezione della vita dal suo concepimento, la tutela dei disabili e dei malati terminali, la garanzia del diritto degli operatori sanitari di astenersi dall'eseguire procedure immorali come l'aborto. Sempre il Cardinal George ha comunque apprezzato i piani di Obama che riconoscono i gruppi religiosi come "partner effettivi per superare la povertà e le altre minacce alla dignità umana". L'ufficio della Conferenza Episcopale Statunitense per la Giustizia e la Pace si è unito ai leader di varie religioni del "National Interreligious Leadership Institute for Peace in the Middle East", per invitare Obama a ricercare una soluzione pacifica alla crisi tra Israele e Palestina.

 

Presidente da meno di 100 giorni, Obama ha messo in atto alcune politiche che sono state salutate positivamente dalla Conferenza episcopale ed altre che invece non ne hanno suscitato l'approvazione.

 

I Vescovi hanno apprezzato l'ordine esecutivo che vieta la tortura, mentre sono rimasti delusi dalla decisione di rovesciare la Mexico City Policy, decisione con la quale si riattivano i fondi per le organizzazioni che effettuano o promuovono aborti all'estero.

 

Mentre Obama ha manifestato apertamente l'intenzione di promuovere il ruolo della religione nella società, permangono delle preoccupazioni sul consenso ottenuto da lui a proposito della sua posizione a favore dell'aborto.

 

Fortunatamente una società plurale incoraggia il dialogo e la collaborazione anche tra persone con differenze religiose, politiche ed etiche.

 

La conferenza episcopale e altri gruppi religiosi continueranno a parlare con il Presidente Obama, lo sosterranno quando opererà per il bene, ed esprimeranno al contrario la loro preocuccupazione o delusione quando necessario.

 

La speranza politica da molti riposta in Obama non può certo porsi al di sopra della speranza nella pace di Dio, che i leader religiosi hanno espresso al Papa Benedetto XVI durante la sua visita negli Usa.

 

Tuttavia l'insistenza di Obama sulla necessità di collaborazione tra religioni, la sua apertura al punto di vista dei leader religiosi e gli sforzi condivisi dalle comunità religiose della nazione per il bene comune sono tutti segni che lasciano ben sperare.

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