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Cristiani nel mondo musulmano

Una forte personalità per l’Egitto convulso

Intervista a P. Rafic Antoine Greiche, Capo dell’Ufficio Stampa della Chiesa cattolica d’Egitto, a cura di Meriem Senous

Come ha vissuto l’elezione del nuovo Papa copto ortodosso?

 

 

Sono stato invitato al sorteggio. È stata una bella cerimonia, durata oltre quattro ore. L’atmosfera era molto spirituale. Dopo la messa hanno proceduto al sorteggio con il bambino bendato. Vi hanno partecipato tutti i vescovi copti. In particolare i copti cattolici rappresentati da S.E. Mons. Kyrillios William e S.E. Mons. Boutros Fahim, S.E. Adel Zaki per i latini, S. E. Mons. Georges Shihan per i maroniti, l’incaricato degli Affari della Nunziatura, S. E. Mons. Korian e poi c’ero io in qualità di prete greco-cattolico e giornalista.

 

 

Come i media egiziani, musulmani e cristiani hanno seguito e dato risalto a questo evento?

 

 

Tutti i media, pubblici e privati, musulmani e cristiani, hanno dato grande risalto all’evento trasmettendo in diretta la cerimonia sui loro canali televisivi. Molti egiziani musulmani erano interessati e anche loro hanno seguito la cerimonia. Come previsto, il giorno seguente tutti i giornali di Stato sia musulmani che cristiani hanno dato grande eco a questo evento dedicando la loro prima pagina all’elezione del Papa copto Tawadros. Articoli, analisi, reportage fotografici della cerimonia, informazioni sulla personalità del nuovo Papa. Inoltre tutti i partiti politici, di ogni tendenza, hanno inviato messaggi di congratulazioni al Papa Tawadros. E anche a me personalmente gli amici musulmani dicono «Mabrouk», felicitazioni per il nuovo Papa.

 

 

E i politici?

 

 

A livello ufficiale, lo stesso Presidente Mursî ha mandato un messaggio di felicitazioni. Solo i salafiti hanno rifiutato di fare i loro auguri al nuovo Papa Tawadros perché non ne riconoscono l’autorità. Nei giorni scorsi si è verificato addirittura un incidente che, anche se non grave, è sintomatico di una situazione tesa. Un piccolo gruppo di salafiti ha invaso il vescovado di Shoubra el-Kheima, a sud del Cairo, dove lavora Mons. Anba Morkos, portavoce della Chiesa copta ortodossa. Hanno occupato uno degli edifici del vescovado ribattezzandolo “moschea di Dio”, hanno steso i loro tappeti e fatto la preghiera musulmana.

 

 

Come interpretare questo gesto?

 

 

È una provocazione, ma anche un messaggio rivolto in particolare a quel Vescovo, Mons. Morkos. Il loro bersaglio non è un Vescovo qualunque, non è il Vescovo di un piccolo villaggio, il messaggio era indirizzato al rappresentante ufficiale della Chiesa copta ortodossa.

 

 

Come si presenta Papa Tawadros all’opinione pubblica e ai media?

 

 

Ho notato che il giorno successivo all’elezione ha rilasciato interviste a tutti i giornali egiziani ed è passato alla televisione nazionale. Nei suoi discorsi si percepisce una forte personalità, in senso positivo, parla con sicurezza e convinzione. Per lui affrontare i media e rilasciare interviste è una situazione del tutto nuova. Non è mai stato un personaggio pubblico, conosciuto dai media. Ha sempre lavorato in modo discreto, dietro le quinte. Ma ora, considerata la sua nuova posizione, dovrà uscire di più, parlare di più.

 

 

In alcuni passaggi del suo primo discorso ha insistito molto sull’impegno dei cristiani nella vita pubblica, li incoraggiava a non isolarsi e a partecipare alla vita politica e sociale…

 

 

È vero che i cristiani sono stati emarginati. E siamo tutti d’accordo sul fatto che devono uscire dal loro isolamento e impegnarsi di più nella vita pubblica e politica del loro Paese. Il nuovo Papa ha ribadito tutto questo con grande convinzione. Ha detto che i cristiani non devono chiudersi nei territori della Chiesa, ma piuttosto uscire per partecipare più attivamente alla vita sociale e pubblica come tutti gli altri egiziani. Ripete senza sosta: «I giovani sono i pilastri del futuro, occorre dare loro molto spazio. Noi abbiamo a disposizione uno spazio riservato a loro. Insegneremo loro le lingue, i lavori manuali perché possano costruire progetti personali. Un giovane che ha studiato e non trova lavoro resta disoccupato. Un numero elevato di disoccupati costituisce un pericolo per la società».

 

 

Una sfida che Papa Tawadros deve affrontare è rappresentata da questa fase di transizione dell’Egitto che va dotandosi di una nuova Costituzione…

 

 

Occorre precisare che la sharî‘a trova già applicazione in Egitto, in particolare nel codice di famiglia, lo statuto personale. La sharî‘a è già la fonte della legislazione egiziana. I salafiti vogliono che non vi siano leggi che contraddicono la sharî‘a e che siano gli ahkâm, le norme della sharî‘a, la fonte della legislazione. Vogliono modificare l’articolo 2 della Costituzione e sostituire il riferimento ai principi della sharî‘a con l’applicazione delle norme della sharî‘a, dunque gli hudûd [pene corporali previste dal Corano N.d.T.], cosa che non vogliono i cristiani, ma neppure i musulmani comuni. In quel caso i cristiani saranno considerati dhimmî e dovranno anche pagare la jizya. Saranno relegati al livello di cittadini di seconda categoria.

 

 

Pensa che i salafiti riusciranno a imporre il loro punto di vista?

 

 

Ci sono sempre problemi all’interno del Comitato Costituente, ma aspettiamo il verdetto dell’Alta Corte Costituzionale che potrebbe risolvere questo problema. Se questo Comitato fosse sciolto, il Presidente Mursî che appartiene ai Fratelli Musulmani dovrà costituirne un altro.

 

 

Il Presidente Mursî si è felicitato con Papa Tawadros e ha dichiarato che parteciperà alla cerimonia d’intronizzazione se sarà invitato…

 

 

È una persona aperta e di buona volontà, ma prende istruzioni dal suo partito al quale deve rendere conto. A sua favore va riconosciuto che da quando è stato eletto Presidente, nel luglio 2012, ha ricevuto i Vescovi tre volte, mentre Mubarak ha aspettato vent’anni prima di ricevere Papa Shenouda III. Ha ricevuto i Vescovi, ha annunciato la necessità di promulgare nuove leggi a favore della costruzione di chiese e delle famiglie cristiane. Poi hanno fatto le foto ufficiali e la cosa è finita lì. Questo non vale solo per i cristiani, ma riguarda anche altri ambiti.

 

 

Ha fatto molte promesse a livello economico e sociale, ma nulla ancora è stato fatto. Anche a livello di vita quotidiana: sull’interruzione del gas, dell’acqua e della corrente, sulla raccolta delle immondizie, nulla è stato fatto. Aveva promesso di risolvere questi problemi nei primi cento giorni del suo governo, ma i primi cento giorni sono trascorsi e i problemi restano e peggiorano. Io, da parte mia, ho sempre la speranza che deriva dalla mia fede.

 

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