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Religione e società

Uomini e donne di fede, un dono per ogni società

Note conclusive del Cardinale Jean-Louis Tauran Presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso   Conferenza per il Dialogo Interreligioso Madrid, 16-18 luglio 2008

Cari Amici,

 

 

prendendo la parola, il mio primo dovere è trasmettere a tutti voi i cordiali saluti e la vicinanza spirituale del Papa Benedetto XVI che ha appreso con grande interesse di questo incontro di Madrid, permesso dall’iniziativa di Sua Maestà Abdullah bin Abdul Aziz Al-Saud. Sua Santità è convinta che il dialogo basato sull’amore e sulla verità tra i credenti è il modo migliore per contribuire all’armonia, alla felicità e alla pace per i popoli della terra.

 

 

Il fatto che mi sia stato chiesto di esprimere i sentimenti dei partecipanti alla Conferenza alla fine dei tre giorni di lavori è stato per me un privilegio.

 

 

Il primo sentimento è ovviamente di gratitudine per Sua Maestà il Re Abdullah bin Abdul Aziz Al-Saud che ha preso l’iniziativa di invitarci, Sua Maestà Juan Carlos I che ci ha offerto il suo benevolo patrocinio, S.E. il Dr. Abdullah al-Turki, Segretario Generale della Lega Musulmana Mondiale, promotore discreto e vigilante. Vogliamo anche ringraziare lo staff del Segretariato generale, gli interpreti e tutti quelli che hanno contribuito alla serenità del nostro lavoro. Infine, siamo molto grati per la generosa ospitalità che ci è stata gentilmente offerta.

 

 

Sin dall’inizio del nostro incontro, il re Abdullah si è concentrato sugli obiettivi di questa Conferenza sul dialogo con un discorso coraggioso quando ha dichiarato: “se vogliamo che questo incontro abbia successo, dobbiamo concentrarci sui denominatori comuni che ci uniscono, cioè la profonda fede in Dio, i nobili principi, e gli alti valori morali che costituiscono l’essenza della religione”.

 

 

In questi giorni, è diventato ovvio che è possibile incontrarsi, guardarsi l’un l’altro, rispettare le rispettive fedi, imparare un nuovo modo di camminare nel sentiero del dialogo. Nuove amicizie sono nate. Nuove ispirazioni emerse.

 

 

Mi sembra che siamo riusciti a concentrarci sulle molte convinzioni che condividiamo:

 

- la fede nell’unicità di Dio autore della vita;

 

- la responsabilità di preservare la creazione e le risorse della terra che ci sono state affidate dal nostro Creatore;

 

- il carattere sacro della persona umana e della sua dignità e i diritti fondamentali che ne derivano;

 

- la preoccupazione comune di dare ai giovani principi etici e religiosi

 

- la forza dell’amore propria di ogni credente;

 

- la centralità delle legge naturale.

 

 

Ma giunti alla fine della nostra conferenza, dobbiamo guardare al futuro. Alcune proposte sono state formulate e consegnate al Segretario Generale Dr. Al-Turki. Crediamo anche che S.M. il Re sarà debitamente informato e che alla fine altre iniziative saranno in futuro sottoposte alla nostra considerazione, così che la ricchezza dell’esperienza di questi ultimi giorni sia trattenuta e volta a buon profitto.

 

 

Prima di concludere le mie note, vorrei condividere con voi due considerazioni personali.

 

 

La prima, dobbiamo rendere la ricchezza delle nostre convinzioni e dei nostri pensieri disponibili per tutti i membri della società alla quale apparteniamo, in particolare penso alla necessità di incoraggiare lo studio delle religioni in maniera obiettiva nelle scuole e nelle università.

 

 

La mia seconda convinzione è che, in qualità di credenti, noi siamo un dono per la società. Prima di tutto, testimoniando una vita di preghiera sia individuale che comunitaria, ricordiamo che “non di solo pane vive l’uomo” e mostriamo la necessità di una vita interiore. In secondo luogo, Ebrei, Cristiani e Musulmani dimostrano che la religione non è una fonte di tensione. Al contrario, sono un potenziale estremamente positivo per umanizzare l’intera società. Questa realtà rende imperativo che la libertà religiosa sia considerata al di là dell’importante necessità di avere luoghi di culto – questo è il meno che si possa chiedere. La libertà religiosa deve anche includere la possibilità per i credenti di avere una parte attiva nel dialogo pubblico attraverso responsabilità culturali, politiche e sociali adempiute in maniera esemplare.

 

 

Guardando quindi al futuro, penso vi siano tre obiettivi urgenti da compiere:

 

 

- aumentare la conoscenza reciproca, il rispetto e la collaborazione tra di noi;

 

- incoraggiare lo studio delle religioni in modo obiettivo

 

- tformare delle persone per il dialogo interreligioso.

 

 

Ascoltando gli interventi degli ultimi giorni, ho pensato che, negli ultimi i anni, abbiamo fatti dei fondamentali progressi dalla tolleranza all’incontro per arrivare fino al dialogo. Ma dicendo questo non intendo dire che tutte le religioni sono più o meno uguali. No! Ciò che intendo è che tutti quelli che cercano Dio hanno pari diritti.

 

Come sapete, il Papa Benedetto XVI ha sempre messo in guardia da un dialogo interreligiosoche sfociasse nel sincretismo. Sappiamo tutti che il dialogo non può essere costruito sull’ambiguità.

 

Penso che, lasciando Madrid, ci sentiamo più fiduciosi nel futuro. Come credenti, Ebrei, Cristiani e Musulmani non credono nel fato. Sappiamo che, avendo ricevuto da Dio cuore e intelligenza, possiamo cambiare, col Suo aiuto, il corso della storia in modo che le nostre vite siano in accordo con il progetto del Creatore, il che significa rendere l’umanità un’unica famiglia.

 

 

Ma, detto questo, dobbiamo essere umili. Un lungo pellegrinaggio, un lungo viaggio ci attende fino al giorno in cui ci fermeremo alle soglie del mistero, “…il Mistero di Dio, nel quale l’uomo è afferrato invece che afferrare, adora invece di ragionare, è conquistato invece di conquistare”. (Karl Rahner)

 

 

 

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