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Rassegna stampa

Gli Stati Uniti vogliono proteggere i Rohingya

Rassegna stampa [Shutterstock]

Rassegna stampa italiana ed estera del 13 marzo 2018

Ultimo aggiornamento: 13/03/2018 11:48:30

Dalla stampa italiana

 

Antonella Napoli sull’Huffington Post fa il punto sulla situazione della libertà di stampa in Turchia dopo che, come ogni lunedì, il ministero degli Interni ha diffuso i dati sugli arresti nel Paese. “La Turchia è considerata, sintetizza Antonella Napoli, la più grande prigione per giornalisti”.

 

In seguito alle dure critiche ricevute, la Sunan Kalijaga State Islamic University di Yogyakarta (Indonesia) ha ritirato il provvedimento con cui vietava alle proprie studentesse di indossare il velo integrale, scrive AsiaNews. L’università aveva ritenuto che il provvedimento potesse contribuire a contrastare l’estremismo religioso in Indonesia, ma ha poi fatto un passo indietro per “mantenere un clima accademico favorevole all’equità”.

 

Siria: Afrin è ormai quasi accerchiata dalle forze turche. Migliaia di civili curdi, scrive Giordano Stabile su La Stampa, sono in fuga attraverso l’ultimo corridoio aperto, creando code di circa 10 km. I miliziani dello Ypg, riporta Stabile, non hanno “mai usato i civili come scudi umani” e procedono quindi all’evacuazione, come avvenuto a Kobane.

 

Roberto Bongiorni sul Sole 24 Ore parla di “sauditi in difficoltà”. Il riferimento è ai problemi nella quotazione in borsa del 5 percento di Saudi Aramco, probabilmente rinviata al 2019, e alle accuse che emergono in merito alla detenzione e a delle presunte torture subite da alcune delle persone arrestate nella recente retata anti-corruzione.

 

Dalla stampa francofona

 

Gli Stati Uniti si impegnano in un’operazione umanitaria in Birmania, Paese del Sud Est Asiatico dove la popolazione musulmana dei Rohingya è perseguitata. Secondo Giles Della Guardia, Contrepoints, questa decisione va contro ogni prudenza strategica, e spiega perché.

 

Libération ricorda al presidente francese Emmanuel Macron che dovrebbe fare pressione sul suo omologo russo Vladimir Putin, per trovare una soluzione alla situazione in Siria. Benoît Hamon, fondatore del movimento Génération-s, sostiene che la Russia abbia la responsabilità del punto al quale si è arrivati nel Paese.

 

In Algeria aumentano sempre di più le manifestazioni di medici e insegnanti. Orient XXI sottolinea le difficoltà del potere di venire a capo della contestazione e parla dei problemi diffusi nel Paese legati alle accuse di corruzione.

 

Dalla stampa anglofona

 

Un'esplosione colpisce il convoglio del primo ministro palestinese a Gaza. Il premier era arrivato nella Striscia in una rara visita per migliorare le relazioni tra fazioni interne. L'Autorità nazionale ha accusato Hamas - gruppo islamista che controlla Gaza - di essere dietro al tentato assassinio (Bloomberg/AP).

 

Un momento #MeToo per l'Egitto? Forse. Due donne con poche cose in comune hanno innescato un dibattito e creato crepe nella fortezza di tabù che circondano la violenza sessuale in Egitto, dove le donne vittime si trovano quotidianamente ad affrontare vergogna e sono additate come colpevoli, senza ricevere giustizia, scrive Mona Eltahawy sul New York Times

 

La Turchia sta per aprire un nuovo fronte militare in Iraq. Sembra che Ankara e Bagdad abbiano trovato una causa comune: l'azione congiunta militare contro il Partito dei Lavoratori curdo (PKK) (al-Monitor).

 

Come i curdi siriani stiano tentando di creare una democrazia. E lo fanno in un luogo in cui una revoluzione democratica sembra improbabile (Vox).

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