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Religione e società

Qualcosa di nuovo da Teheran

Come negli ultimi sessant’anni è avvenuto in Iran il passaggio dal tradizionalismo sciita a un’ideologia religiosa indigena e marxista capace di mobilitare le masse fino alla Rivoluzione del ’79. E come, poi, quasi per reazione all’islamizzazione imposta dall’alto, si è generato un discorso rifomista dai tratti particolari: “puritano” e minimalista rispetto al ruolo della religione nella sfera pubblica, e deciso a fondarsi su una nuova teologia.

Sebbene il processo di modernizzazione e il suo impatto sulla religione sia stato più o meno identico in tutte le società musulmane, in nessun altro luogo la trasformazione del discorso religioso è stata tanto evidente quanto nell’Iran degli ultimi sessant’anni. A partire dagli anni ’60 si possono riconoscere due fasi distinte del discorso religioso. Queste fasi di trasformazione, che corrispondono al periodo pre- e post-rivoluzionario, saranno designate rispettivamente come discorso “ideologico/rivoluzionario” e discorso “post-ideologico/riformista”.

In questo breve saggio mi propongo di spiegare, senza entrare troppo nei dettagli, tali cambiamenti religiosi. Innanzitutto illustrerò brevemente il contesto entro il quale ha avuto luogo il passaggio tipicamente moderno dal tradizionalismo al discorso ideologico/politico. In seguito presenterò alcune delle caratteristiche principali di questi due tipi di discorso islamico. L’analisi si concentrerà su alcuni temi: ruolo della religione e del clero in politica e nello Stato, modernità e modernizzazione, Occidente, donne, testi religiosi e sharî‘a.

Prima della fase rivoluzionaria il discorso religioso maggioritario era prerogativa degli ulema e degli studiosi sciiti tradizionali. Tuttavia, a partire dagli inizi del Novecento e dopo decenni di secolarizzazione e modernizzazione imposte dall’alto dallo Stato dei Pahlavi, la differenziazione istituzionale tra sacro e profano appariva ormai quasi completa. La religione si era ritirata dalla sfera pubblica per essere relegata nei seminari, nelle moschee e nella vita privata delle persone. L’unica manifestazione pubblica dell’Islam, oltre alle insipide preghiere congregazionali, era la partecipazione popolare alle cerimonie di Muharram che commemoravano il martirio dell’imam Husayn, nipote del Profeta, ucciso per la causa della giustizia e della virtù. Nella società l’occidentalizzazione e la secolarizzazione la facevano da padrone e la religione era considerata irrilevante per il progresso moderno o, nel migliore dei casi, come una questione puramente privata. Nel contesto della Guerra Fredda e della rivalità sempre più intensa tra Unione Sovietica e Occidente, era secondo queste linee che si divideva l’élite intellettuale e politica del Paese, all’epoca alleato dell’Occidente e roccaforte della presenza statunitense nella regione.

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