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Rassegna stampa

«Ad Aleppo siamo rimasti in 20mila»

«Sono molto inquieto», ripete con voce profonda George Sabe. È tornato da poche settimane dal Libano, dove ha partecipato a un incontro con i superiori delle sua congregazione. Ma il rientro nella sua Aleppo, questa volta, è stato più duro delle altre volte.

«Sono ritornato con molto entusiasmo per continuare la missione. Ma ora sono molto abbattuto e inquieto: non tanto per i fatti di Palmira, ma per l’emorragia molto grave che sta subendo Aleppo. Sono soprattutto le famiglie cristiane a partire a frotte. Dopo il 10 aprile, il giorno in cui hanno bombardato i quartieri cristiani e le grandi cattedrali, c’è stata una fuga molto forte: quando a inizio giugno termineranno le scuole, certamente altre famiglie lasceranno la città.

Può fare una stima di questo esodo da Aleppo?

Noi maristi, con una ventina di altre associazioni caritative cristiane, da marzo distribuiamo del latte a tutti i bambini cristiani sotto i 10 anni. Raggiungevamo in totale 11mila famiglie, vale a dire almeno 40mila cristiani rimasti ad Aleppo. Questi sono dati risalgono a fine aprile.
Nel frattempo molta gente ha lasciato la città: ora siamo 20, 25mila cristiani ad Aleppo, con tutte le comunità confuse fra loro: cattolici, ortodossi, protestanti, arabofoni e armenofoni. Siamo molto meno, numerosi quartieri sono quasi vuoti mentre i bombardamenti continuano. Ma non sono tanto i bombardamenti, al momento, a farci paura quanto questa continua emorragia di famiglie. Ci sono altri dati che aiutano a fare una stima: le scuole cattoliche che, nel mese di maggio facevano la Prima Comunione, l’anno scorso avevano 80 ragazzi, mentre quest’anno sono stati 26 ragazzi. Proporzioni che vediamo in tutte le celebrazioni: la chiese sono sempre più vuote. Una diminuzione drammatica.

Dove vanno queste famiglie? Vi danno delle indicazioni?

Una parte va sulla costa siriana, vale a dire vicino alla città di Tartus e di Latakia, oppure nella valle dei cristiani vicino a Homs. C’è pure chi va in Libano e chi ha la possibilità non esita a lasciare il Medio Oriente. Ora, con la caduta di Palmira in mano all’Is, sono possibili ripercussioni a Homs e anche nella capitale. Quando prendono di mira una città, riescono a occuparla e a vuotarla dei suoi abitanti.

Nonostante i ripetuti appelli a «salvare Aleppo», si ha l’impressione che il patrimonio storico e culturale di questa città simbolo vada inesorabilmente scomparendo. Secoli di storia di convivenza fra fedi distrutti in soli quattro anni di guerra civile. Com’è possibile?

L’altra mattina ho fatto una distribuzione di un pacco di aiuti alimentari a circa 200 famiglie musulmane. Una donna, ricevendo il pacco, mi ha detto: «Voi cristiani siete differenti dagli altri: mio figlio è stato ucciso a Damasco e un cristiano là mi ha aiutato. Qui a Damasco, i cristiani mi aiutano». Questa testimonianza è molto importante. Le nostre difficoltà non sono con i musulmani, ma con gli estremisti musulmani che vogliono sradicare definitivamente la presenza cristiane nella città e forse in tutto il Medio Oriente. Sono ideologie importate e imposte alla popolazione siriana, cristiana o musulmana. Sono idee importate che vogliono mettere termine a questa coabitazione: tutto questo non interessa agli occidentali, ma i petrodollari e le buone relazioni con l’Arabia Saudita e le potenze del Golfo. Solo una iniziativa unica e profetica del Papa, che ha a cuore la nostra situazione, forse potrebbe salvare Aleppo: Francesco vieni ad Aleppo, vieni a salvarci.

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