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Religione e società

Boko Haram e il sangue innocente: di chi la colpa?

Il movimento terrorista nigeriano affonda le sue radici negli anni ’70, quando divampa la predicazione islamista contraria a ogni tipo d’influenza occidentale. Per diverse ragioni, non ultima la corruzione e l’incapacità del governo, l’azione violenta approda alla deriva omicida di oggi. Questo estratto è un'anticipazione del numero 20 di Oasis. La rivista è disponibile in pdf, su iTunes, su Amazon, sul sito di Marcianum Press.

Gran parte dei discorsi su Boko Haram si sono concentrati sulla sua ascesa negli ultimi tre anni. Tuttavia credo sia importante chiedersi quali siano le ragioni di tale ascesa, che rapporti abbia con quella di altri gruppi e movimenti, quali siano le sue fonti d’ispirazione, perché la sua azione si sia dispiegata soprattutto in alcuni Stati della Nigeria (in particolare Borno e Yobe), e perché i principali obiettivi siano lo Stato e le forze di sicurezza, i cristiani e l’educazione occidentale.

Per rispondere a queste domande occorre collocare Boko Haram nel solco del movimento di Muhammad Marwa, noto come Maitatsine, il quale iniziò negli anni ’70 un’intensa attività di predicazione islamica nella Nigeria del Nord, dalla quale scaturirono una serie di rivolte contro lo Stato. Anche dopo che nel 1980 Maitatsine fu ucciso in uno scontro armato con l’esercito e il suo gruppo disperso, alcuni membri si stabilirono in diverse zone del Nord, le stesse che rappresentano oggi gli epicentri delle operazioni di Boko Haram.

Intanto la globalizzazione, i contatti internazionali di molti nigeriani (soprattutto in occasione del pellegrinaggio alla Mecca) e la crescita dei finanziamenti esteri destinati alla predicazione stavano trasformando la Nigeria del Nord in un calderone di varie tendenze islamiche che avevano una forte presa sulle menti dei musulmani poveri e analfabeti. In questo contesto emerse la figura di Mallam Mohammed Yusuf, che alla fine degli anni ’90 fondò un movimento noto come Jamâ‘at Ahl al-Sunna li-l-da‘wa wa-l-jihâd (Associazione dei sunniti per la predicazione e il jihad), oggi noto come Boko Haram. Yusuf, che era un predicatore molto carismatico, invitava i suoi seguaci a combattere il predominio della cultura occidentale trasmessa nelle scuole, a opporsi ai sistemi economici e politici non islamici o anti-islamici, a lottare per la restaurazione della sharî‘a e a eliminare l’ingiustizia e la corruzione. In origine sembra che Yusuf non fosse favorevole all’uso della violenza per il perseguimento di questi scopi.

All’origine dell’opzione violenta

Le ragioni che hanno condotto Boko Haram all’uso della violenza sono complesse, ma è possibile indicarne alcune. Innanzitutto, se il governo federale avesse avuto una migliore conoscenza della questione, avrebbe potuto agire in modo diverso. All’inizio sono stati commessi troppi errori. Per esempio, il governo federale ha creduto a lungo che Boko Haram fosse un complotto ordito dai musulmani del Nord per destabilizzare il governo del Presidente cristiano Jonathan. Quest’idea era diffusa nella leadership pentecostale della comunità cristiana, secondo la quale Boko Haram rappresentava l’espressione finale dell’inevitabile scontro tra le forze oscure dell’Islam e la luce di Cristo. L’attentato contro la chiesa cattolica di Madalla e altre chiese nel Nord del Paese confermava questo pensiero.

Data la scarsa conoscenza, da parte del Presidente e di alcuni dei suoi principali collaboratori, della complessa natura del Nord del Paese, l’idea di un’oscura cospirazione musulmana sembrava plausibile1. Alcuni però la pensavano diversamente. Io stesso ho spiegato in diversi articoli e conferenze pubbliche2 che avevamo a che fare con una sfida alla nostra convivenza e non con una guerra di religione tra cristiani e musulmani, come comunemente si pensava. Ma queste idee suonavano strane a molti e siamo stati accusati di non sostenere la Chiesa e di non avere a cuore il destino dei cristiani.


La versione integrale di questo articolo si trova nella rivista numero 20 di Oasis. La rivista è disponibile in pdf, su iTunes, su Amazon, sul sito di Marcianum Press.


1Il Presidente non aveva esperienze nazionali precedenti. La maggior parte dei capi della sicurezza, con l’eccezione dell’Ispettore generale della polizia, erano cristiani del sud, con una conoscenza limitata dell’Islam e della regione settentrionale.
2Matthew Kukah, Be Still and Know that I am God: An appeal to Nigerians, 22 gennaio 2012.

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