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Religione e società

Musulmani contro la cristianofobia

Nel giugno del 2015, l’associazione islamica Maqâsid ha promosso la stesura della Dichiarazione di Beirut sulle libertà religiose. Uno dei suoi estensori denuncia l’estremismo che, cacciando i cristiani, distrugge il Medio Oriente

La preoccupazione che oggi attanaglia i cristiani orientali non è infondata. Essa è una reazione ai tragici eventi che hanno scosso molti Paesi arabi, e di cui sono stati vittime i cristiani. Per la loro fede sono stati uccisi, costretti all’emigrazione, fatti prigionieri e privati dei loro luoghi di culto, delle chiese e dei monasteri. All’ondata di estremismo religioso, con la sua violenza e l’estensione del suo dominio su vaste aree (dell’Iraq e della Siria in particolare), ma soprattutto con i suoi slogan takfiristi ed eversori, non è corrisposta un’ondata islamica di segno contrario capace di rispondere con forza sul piano giuridico e pratico. Ciò ha accresciuto nei cristiani un sentimento di frustrazione e timore per il loro futuro e destino. La colossale emigrazione verso l’estero che ne è seguita è un fenomeno che non ha precedenti nella storia moderna delle relazioni islamo-cristiane. Dalla metà del XX secolo a oggi la percentuale dei cristiani presenti nell’Oriente arabo si è più che dimezzata e l’emorragia è destinata ad aggravarsi se l’estremismo eversore continuerà a crescere. Sono molteplici le ragioni della preoccupazione dei cristiani. La più importante di queste è legata alle nozioni religiose brandite dai movimenti estremisti islamici, che le considerano tra le costanti del credo islamico, ciò che di fatto non sono.


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