Una guida ai fatti della settimana nel Mediterraneo allargato e nel mondo musulmano attraverso la stampa araba

Ultimo aggiornamento: 15/05/2026 15:22:50

Mentre Israele e Libano aprono a Washington il terzo giro di negoziati diretti, il Paese dei Cedri continua a essere un campo di battaglia, con continue violazioni del cessate il fuoco. Sui media arabi prevale un forte pessimismo e l’idea che, comunque vada, il Libano uscirà da questa guerra perdente. Per alcuni commentatori, l’unica via realisticamente percorribile oggi è quella diplomatica, come scrive Rozana Bou Monsef sul quotidiano libanese al-Nahar. Per tutta la stampa vicino a Hezbollah, al contrario, i negoziati sono solo fumo negli occhi, mentre l’unica opzione efficace sarebbe proseguire la lotta armata.

 

Sulle colonne di al-Quds al-‘Arabi, il politologo libanese Gilbert Achcar fa una disamina dell’operato di Hezbollah negli ultimi mesi. Sebbene riconosca «la legittimità della resistenza all’occupazione con tutti i mezzi necessari», lo studioso ritiene che il Partito di Dio si trovi ormai in un vicolo cielo, soprattutto dopo la morte di Hassan Nasrallah. Secondo Achcar, «l’influenza personale di Nasrallah gli aveva conferito un margine di relativa indipendenza dal processo decisionale iraniano, o quantomeno gli aveva fatto guadagnare il rispetto dei governanti di Teheran, costringendoli a tenere conto della sua opinione». Con la sua morte, però, l’Iran ha aumentato significativamente il suo controllo su Hezbollah.

Per questo motivo, l’iniziativa del partito di trascinare il Libano in questo nuovo conflitto con Israele «non può più essere giustificata come un gesto di solidarietà verso il popolo palestinese e la sua causa, sacra per la maggioranza dei libanesi e degli arabi», ma è «una decisione di Teheran per vendicare l’assassinio di Ali Khamenei […] e sostenere l’Iran contro l’aggressione congiunta israelo-americana». Achcar critica inoltre i metodi e la strategia adottati da Hezbocontinua a leggere

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