Le cause della decadenza del mondo islamico sono primariamente di ordine intellettuale. Occorre dunque ripensare l’intera tradizione della conoscenza umana

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Ultimo aggiornamento: 18/06/2024 16:28:12

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Secondo l’intellettuale americano-palestinese Ismā‘il al-Fārūqi, le cause della decadenza del mondo islamico sono primariamente di ordine intellettuale. Per uscire dal loro stato di crisi, i musulmani devono ripensare l’intera tradizione della conoscenza umana secondo la prospettiva islamica, in modo da liberarsi dall’influenza occidentale e mettere le varie scienze al servizio dell’Islam.  

 

Uno dei compiti più ardui con cui nel XV secolo dell’era islamica [XXI secolo dell’era cristiana, NdR] deve fare i conti la umma per superare la sua crisi intellettuale e della conoscenza è risolvere il problema dell’istruzione. Non si può infatti sperare in una vera rinascita della umma fintanto che non saranno corretti gli errori del suo sistema educativo. A essere necessaria è anzi una riforma completa di quest’ultimo. L’attuale dualismo dell’istruzione islamica, ripartita in un sistema islamico e in uno secolare, deve essere abolito una volta per tutte. L’istruzione deve invece essere unitaria, scaturire dallo spirito islamico e agire in piena conformità con il programma ideologico dell’Islam. Il sistema educativo del mondo islamico non può continuare a imitare quello occidentale, ma neanche vagare solitario alla ricerca di una via d’uscita. Non può inoltre limitarsi a soddisfare i bisogni e i desideri mondani degli studenti, aiutandoli a esercitare una professione in un campo specifico della conoscenza o a ottenere un successo personale e materiale. Al sistema educativo deve invece essere assegnata una missione e questa non può che essere la promozione della visione islamica e la volontà di realizzarla su larga scala. A uno sguardo superficiale, un compito simile può sembrare troppo impegnativo e troppo dispendioso rispetto alle risorse che attualmente vengono destinate all’istruzione. Tuttavia, la umma islamica nel suo insieme spende in istruzione una percentuale del suo “prodotto nazionale lordo” e del suo bilancio annuale nettamente inferiore a quella della maggior parte degli altri Stati, che sono consapevoli dell’utilità dell’istruzione e del suo finanziamento. Persino nei Paesi islamici più ricchi, in cui il bilancio destinato all’istruzione è consistente, la maggior parte di esso viene speso per le strutture e per l’amministrazione invece che per la ricerca e per attività educative adeguate. La umma islamica deve spendere per l’istruzione e prendersene cura qualitativamente e quantitativamente più di quanto faccia attualmente, in modo da attrarre le menti più brillanti, aiutarle a realizzare ciò che esse sono chiamate a dare e a raggiungere la posizione eminente che Dio ha assegnato loro come «uomini di conoscenza» e «cercatori del sapere».

 

L’integrazione dei due sistemi di istruzione

 

Per creare un sistema educativo unificato, completamente governato dalla dottrina islamica e animato in ogni aspetto da uno spirito islamico, è necessario integrare l’istruzione “religiosa” con quella delle scuole e delle università pubbliche. A questo sistema devono essere garantiti i vantaggi di entrambe, cioè le risorse finanziarie fornite dallo Stato e l’adesione alla visione islamica. Al contempo, l’unificazione dei due sistemi deve essere un’occasione per eliminare i loro difetti, come l’inadeguatezza di programmi di studio arcaici e la mancanza di esperienza di molti insegnanti nel sistema religioso e l’imitazione cieca delle idee e degli stili occidentali laici in quello pubblico.

 

I frutti del nuovo sistema potranno essere raccolti solo se i vari governi concorderanno sul suo finanziamento, a meno che non gli sia data completa autonomia attraverso la creazione di waqf (fondazione pia, NdR) che lo sostengano interamente o in parte. Il waqf è esattamente ciò che la sharī‘a islamica ha stabilito e garantito per il bene e la prosperità della umma. Sono questi stessi waqf che, in passato, hanno permesso a ogni madrasa di beneficiare dell’autonomia e ai suoi professori e studenti di cercare il sapere per amore di Dio. È questa la condizione necessaria di ogni tentativo riuscito di raggiungere la verità e l’eccellenza. È ancora grazie ai waqf che le scuole hanno avuto una personalità giuridica per la prima volta nella storia. La madrasa basata sul sistema del waqf è il modello a cui l’Occidente si è ispirato e ha imitato quando ha fondato le sue prime università otto secoli fa.

 

Tuttavia, a causa dell’enorme espansione dei campi della conoscenza e dell’aumento del numero degli studenti, oggi i costi per l’istruzione sono diventati esorbitanti e i fondi del waqf non sono sufficienti per provvedere al suo finanziamento. Per questo potrebbe essere necessario che una parte della spesa sia coperta da fondi pubblici. In ogni caso, lo Stato deve sviluppare la saggezza e le conoscenze necessarie per negoziare con gli educatori i fondi che devono essere loro assegnati e per consentire loro di usarli nel miglior modo possibile. Se le università in Occidente sono in grado di organizzarsi in questo modo, è pretestuoso affermare che i musulmani che agiscono seguendo il Corano siano incapaci di fare altrettanto. La umma non avrà né vita né futuro se non onorerà i suoi figli e le sue figlie che studiano, e non s’impegnerà con continuità per trasmettere loro l’eredità culturale e spirituale dei loro padri permettendo loro di arricchirla e approfondirla. Se lo Stato non crede nella possibilità che gli educatori facciano il proprio dovere senza la necessità di un forte controllo sulle istituzioni educative esercita una forma di tirannia. Così come è una manifestazione d’arretratezza che le autorità politiche impongano agli educatori metodi e materie di insegnamento e le modalità di gestione dei loro istituti educativi.

 

Inculcare una visione islamica

 

È auspicabile che l’unione dei due sistemi non si limiti a fornire il sostegno necessario al sistema educativo islamico e a realizzare l’indipendenza di quello pubblico, ma introduca la conoscenza religiosa nel sistema pubblico e quella moderna nel sistema educativo islamico. Quanto invece all’istruzione primaria e secondaria, è stupido e criminale affidare i giovani musulmani ai missionari o agli educatori non-musulmani. Questo deve cessare immediatamente. Ogni giovane musulmano ha il diritto di ricevere un’istruzione completa nella religione, nei valori, negli obiettivi, nella moralità, nelle leggi, nella storia e nella civiltà dell’Islam. La umma, nei suoi capi e in ogni sua porzione, ha la responsabilità legale di trasmettere a ogni alunno musulmano i principi, i concetti e gli obiettivi islamici fondamentali, e sarà chiamata a rendere conto davanti a Dio se non adempirà questo dovere.  

 

Questo vale a maggior ragione per l’istruzione degli studenti universitari. A prendersi cura del bambino e della sua responsabilità sono genitori e tutori. Essi hanno il compito di guidarlo e di impedire che compia azioni riprovevoli che contrastino con la sharī‘a. Invece, i giovani adulti sono solitamente liberi e sono oggetto di propaganda anti-islamica dentro e fuori l’università. Nelle aule e attraverso i libri di testo sono continuamente esposti a concetti occidentali che, nel nome della scienza e della civiltà moderna, presentano idee e scelte antislamiche come verità scientifiche basate su principi oggettivi. In tenera età, lo studente musulmano conosce l’Islam attraverso l’autorità dei genitori, e poiché il livello di maturità del suo pensiero non è sufficiente per comprendere pienamente e valutare le pretese “oggettive”, il suo attaccamento alla posizione islamica è l’esito di un sentimento e non di un ragionamento consapevole. La sua adesione all’Islam diventa quindi troppo debole per reggere alla violenza di ciò che falsamente viene presentato come verità “scientifica” o “oggettiva” o “moderna”. Per questo, in mancanza di concetti o argomenti islamici dotati della stessa forza oggettiva e scientifica e dello stesso spirito moderno, lo studente universitario musulmano cede alle rivendicazioni secolari e le accetta. È così che nelle università inizia l’alienazione degli studenti dalle loro radici islamiche. Dopo anni di quest’influenza all’interno dell’università, a cui si aggiunge un’influenza simile, se non più forte, da parte dei mass media, dei compagni di studi e della società, la coscienza islamica dello studente musulmano è distrutta. Non stupisce dunque che egli diventi un materialista cinico, né musulmano né occidentale, trasformandosi in una facile preda per chi sia capace di blandire le sue inclinazioni del momento.

 

L’obbligo di studiare la civiltà islamica

 

Una parte importante della cura contro lo sradicamento dell’Islam e del suo spirito durante gli anni universitari è lo studio obbligatorio della civiltà islamica per tutto questo ciclo di studi. Ogni studente dovrebbe studiare questa materia a prescindere dal suo ambito di specializzazione. La sua condizione di membro della umma gli impone di conseguire una conoscenza adeguata della tradizione della sua comunità e una visione d’insieme dello spirito e della civiltà di quest’ultima.

Ogni studente dovrebbe studiare la civiltà islamica a prescindere dal suo ambito di specializzazione

Non si può essere civili senza queste conoscenze. Se uno studente appartiene a una minoranza non-islamica, ciò non lo esime da questo requisito fondamentale. È stato infatti lui, o suoi genitori, o lui e i suoi genitori insieme, a decidere di essere cittadino di uno Stato islamico, e questo gli impone di acquisire familiarità con la civiltà a cui appartiene lo Stato in cui vive, oltre che con lo spirito e la speranza che muovono questo Stato e i suoi cittadini. Nessuno deve essere lasciato senza una cultura islamica, o senza la possibilità di essere socializzato o fondersi nel crogiolo della società islamica. Solo questi studi possono immunizzare gli studenti dalle dottrine che cercano di influenzarli. Essi permettono loro di rispondere colpo su colpo agli argomenti e alle prove oggettive che vengono loro presentate. Solo questi studi li preparano a una partecipazione leale e fattiva alla vita culturale della umma e al suo progresso, e solo attraverso di essi possono scoprire l’essenza della civiltà islamica, la logica dell’Islam e la direzione chiara che la umma ha preso o spera di prendere nel suo percorso. Solo attraverso questi studi gli studenti potranno distinguere la loro comunità, e quindi se stessi, dagli altri, e provare l’orgoglio di questa distinzione, il desiderio profondo di conservarla e di spingere gli altri ad accettarla e ad appartenervi. Lo studio della civiltà è la via privilegiata per sviluppare nell’individuo un sentimento di appartenenza. Non si può infatti conoscere se stessi se non si conoscono i propri antenati, lo spirito che li ha mossi, ciò che essi hanno realizzato nelle arti e nelle scienze, nella vita politica e in quella economica, nell’organizzazione sociale e nell’esperienza estetica. Né si è consapevoli di se stessi se non si è toccati dai dolori e dalle sofferenze dei propri avi, dalle loro glorie e dalle loro vittorie, dalle loro speranze e dalle loro aspirazioni. L’autocoscienza si realizza soltanto quando la conoscenza delle proprie origini e della propria tradizione viene confrontata con la conoscenza degli altri popoli e degli altri gruppi umani e della loro civiltà. Per conoscere se stessi occorre infatti conoscere il proprio grado di differenza dagli altri, non tanto nei bisogni materiali e nei vantaggi personali, ma nella visione del mondo, nel giudizio morale e nelle aspirazioni spirituali. È questo il terreno dell’Islam, l’ambito della cultura e della civiltà che l’Islam ha realizzato e ha consolidato nel corso delle generazioni. […]

 

L’islamizzazione della conoscenza moderna

 

Sarebbe davvero un grande passo avanti se le università e gli istituti islamici istituissero corsi obbligatori di civiltà islamica per tutti gli studenti come parte fondamentale dei loro piani di studio. Un passo come questo li doterebbe sicuramente di una fede più profonda nella loro religione e nella loro tradizione, darebbe loro fiducia in se stessi e li renderebbe capaci di affrontare e superare le attuali difficoltà, spingendoli a realizzare lo scopo che Dio (sia esaltato e glorificato) ha scelto per loro. Ma tutto questo non è sufficiente.

 

Per procedere in direzione di quest’obiettivo, e affinché la parola della Verità (sia esaltata e glorificata) regni suprema in ogni tempo e in ogni luogo, la conoscenza esatta di questo mondo è una necessità assoluta e imprescindibile. Essa è il fine verso cui tendono tutte le discipline. I musulmani, prima di cadere in un sonno profondo e prima che si spegnesse la loro civiltà, avevano sviluppato i metodi delle diverse branche della conoscenza e delineato con chiarezza il rapporto tra ognuna di queste e la visione onnicomprensiva dell’Islam e i suoi valori. Essi hanno saputo inserirle con successo nella struttura portante della conoscenza islamica, raggiungendo risultati eclatanti in tutti i campi. Hanno poi abilmente applicato questa conoscenza per sostenere i loro ideali islamici. Durante il loro letargo, altri si sono impossessati dell’eredità dei sapienti musulmani e l’hanno conformata alle loro idee dopo averla ampliata e sviluppata, sfruttando il risultato finale a proprio vantaggio. E oggi, i non-musulmani sono protagonisti indiscussi in tutti i rami del sapere. Ne è conseguito che in tutte le università del mondo, il musulmano studia libri, scoperte, visioni del mondo, problemi e ideali da una prospettiva non musulmana. Allo stesso modo, nelle università islamiche i professori musulmani insegnano ai ragazzi musulmani la cultura e le idee occidentali e, pertanto, li allontanano dalle loro radici culturali e religiose.

 

Questa situazione deve immediatamente cambiare. È fuori di dubbio che professori e membri delle istituzioni educative abbiano la responsabilità di conoscere a fondo i principi dei saperi moderni, così come devono avere una padronanza completa di tutto ciò che essi possono offrire. È questo il primo requisito per raggiungere un elevato grado di preparazione. Successivamente, devono integrare questa conoscenza all’interno della struttura portante della tradizione islamica, dopo averne accuratamente selezionato gli elementi da eliminare e quelli da correggere, da emendare o da reinterpretare secondo la loro conformità alla visione del mondo, ai valori e ai concetti dell’Islam. Allo stesso modo deve essere definito con assoluta chiarezza il rapporto tra l’Islam e la filosofia di queste scienze, e dunque con i loro metodi e i loro scopi. Ma occorre anche un nuovo metodo in base al quale mettere questi saperi al servizio degli ideali dell’Islam dopo averli riformati. Infine, con il loro pionieristico esempio, educatori e ulama devono insegnare alle prossime generazioni di musulmani e di non-musulmani a seguire le loro tracce per ampliare le frontiere della conoscenza umana, scoprire nuovi segreti di ciò che Dio dispone nel cosmo, ed elaborare concetti che conducano a realizzare la volontà e i comandamenti del Creatore tra gli uomini.

 

L’islamizzazione della conoscenza vale a dire l’islamizzazione delle varie scienze o, detto più chiaramente, la produzione di manuali universitari che ridefiniscano una ventina di discipline secondo la visione islamica, è un compito arduo. Per quanto ne sappiamo, finora nessun musulmano ha riflettuto su tale questione, fatto i conti con le sue implicazioni, o chiarito le procedure e i passi necessari per realizzarla. L’unica cosa a cui si sono dedicati i musulmani riformisti è stata come appropriarsi della conoscenza e della forza dell’Occidente, ma senza aver percepito il conflitto tra il sapere occidentale e la visione islamica. È stata la nostra generazione a scoprire questa contraddizione dopo averla sperimentata nella propria vita intellettuale. Ma la tortura psicologica che essa ha generato ci ha fatti risvegliare terrificati e del tutto consapevoli dello stupro a cui era sottoposto lo spirito islamico nelle università del mondo musulmano. È per questo che mettiamo in guardia i musulmani da questo male, e tentiamo, per la prima volta nella storia, di elaborare un piano che possa arrestarne la diffusione, metterne in discussione gli esiti e riportare l’insegnamento islamico sul retto sentiero, restituendogli, a Dio piacendo, gli scopi fissati dall’Altissimo.

 

È davvero avvilente che il mondo islamico continui a non disporre di un luogo in cui queste cose possano essere pensate e pianificate ad alto livello. Abbiamo bisogno di un’università che funga da centro privilegiato del pensiero islamico, in cui avvenga l’islamizzazione delle varie branche del sapere[1], in modo che sia anche possibile valutare i risultati di questo processo direttamente nei programmi universitari e degli studi avanzati. Prima della creazione dell’Istituto Internazionale del Pensiero Islamico, nessun istituto educativo del mondo islamico si era mai occupato di delineare un piano operativo per affrontare la questione dell’islamizzazione della conoscenza, redigere i vari manuali islamici per l’Università e fornire gli strumenti di ricerca necessari per la preparazione di tali programmi e dei libri di testo. Tuttavia, in molti Paesi del mondo islamico si continua a sentir parlare del bisogno di islamizzare l’istruzione preparandone il personale, le istituzioni, i programmi e i testi. A livello ufficiale, invece, in molte università e istituzioni scientifiche che avrebbero il potere di prendere veramente una decisione, si fanno solo discorsi, che toccano l’emotività delle persone ma sono incapaci di tradursi in un’effettiva pratica di ricerca e di studio.

 

Quello dell’Islam è un appello necessario e critico, che si rivolge alla ragione ed è valido per ogni tempo e luogo

L’islamizzazione della conoscenza è uno dei compiti più nobili e importanti, oltre a essere il primo passo sulla strada della realizzazione di sé e del recupero della propria identità. Nessuna religione e nessun sistema di pensiero ha potuto cominciare a svilupparsi senza una grande causa, che stimola l’interesse dei credenti e li smuove. Non ha potuto farne a meno l’Occidente, non ha potuto farne a meno il comunismo. Ai musulmani, se vogliono diventare padroni e non schiavi della storia, non resta che attivarsi per la propria causa. Tanto più che l’Islam non è una dottrina fra le altre. Esso non presenta il proprio credo e la propria pretesa come un fatto particolare, che scaturisce da un’esperienza o da una scelta personale e può quindi essere accettato o rifiutato in modo arbitrario. Al contrario, quello dell’Islam è un appello necessario e critico, che si rivolge alla ragione ed è valido per ogni tempo e luogo. Esso è degno di essere accettato, riconosciuto e preso a emblema dagli uomini. Per questo è possibile rispondervi solo attraverso argomenti razionali, che il musulmano deve accettare e a cui deve ribattere con evidenze e dimostrazioni islamiche. Allo stesso modo, nessuna parte dell’Islam, e nessuna relazione di quest’ultimo con una delle diverse branche del sapere può essere confermata senza prove sufficienti. Ma tutto questo potrà avvenire solo quando la visione islamica avrà affermato la propria pretesa, l’avrà consolidata sulla base degli studi più accurati e l’avrà tradotta in pratica davanti alla più puntigliosa delle coscienze. In quel momento essa potrà essere rifiutata o avversata solo per irrazionalità o per malanimo. La prima è una prerogativa dell’ignorante, che ha una razionalità distorta. Il secondo è una caratteristica del nemico ostinato: entrambi rappresentano ciò che l’Islam definisce ignoranza.

 

Questo dunque è il gravoso compito che attende gli intellettuali e i leader musulmani: rimodellare l’intera tradizione della conoscenza umana secondo la prospettiva islamica. Quella islamica non può essere una visione se non mira a qualcosa di specifico. Questo qualcosa è rappresentato dalla vita, dalla realtà e dall’esistenza, che sono l’oggetto di studio dei vari rami del sapere. Ripensare la conoscenza sulla base del suo rapporto con l’Islam significa islamizzarla, cioè ridefinire e riorganizzare le informazioni, riconsiderare le conclusioni logiche di queste informazioni e le loro correlazioni, rettificare i risultati e riconsiderare gli obiettivi finora raggiunti in modo che le varie discipline possano arricchire e servire la causa dell’Islam. Per realizzare questo scopo, le categorie metodologiche dell’Islam, cioè l’unità della verità, l’unità della conoscenza, l’unità dell’umanità, l’unità della vita, il carattere finalistico del creato, la subordinazione di quest’ultimo all’uomo e la sottomissione dell’uomo al suo Creatore, devono sostituire le categorie occidentali e determinare la percezione e l’organizzazione della realtà. Occorre anche che i valori islamici – e cioè i valori che orientano la conoscenza verso la felicità dell’uomo e sviluppano le sue capacità razionali –sostituiscano i valori occidentali, così che la vita sia ripensata e vi si manifestino le disposizioni divine e la conoscenza, la saggezza, l’eroismo, la virtù, il timore di Dio e la devozione che sono propri dell’uomo. […]

 

[Testo tratta da Ismā‘īl al-Fārūqī, Islāmiyya al-ma‘rifa, Dār al-Hādī, Bayrūt 2001, pp. 57-70, passim.]
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[1] L’applicazione del programma di islamizzazione della conoscenza si svolge attualmente nell’Università Internazionale di Scienze islamiche in Malesia e nell’Università di scienze islamiche e sociali negli Stati Uniti.