Una guida ai fatti della settimana nel Mediterraneo allargato e nel mondo musulmano attraverso la stampa internazionale

Ultimo aggiornamento: 16/01/2026 16:40:03

«Gli aiuti sono in arrivo», aveva detto Donald Trump quando si era rivolto ai manifestanti iraniani invitandoli a prendere possesso delle istituzioni della Repubblica Islamica. Da quel momento ci si è interrogati con urgenza ancora maggiore sulle opzioni a disposizione della Casa Bianca per aiutare i manifestanti nei loro intenti (proprio gli obiettivi dei manifestanti meriterebbero un approfondimento a sé). Dopo soli pochi giorni, da Washington è arrivata la doccia fredda per gli iraniani che erano stati spinti a opporsi alla brutale repressione dei Guardiani della Rivoluzione: «ci è stato detto che le uccisioni in Iran stanno cessando, e infatti sono cessate. Stanno cessando, e non sono in programma esecuzioni capitali» ha dichiarato Trump. Niente attacco americano all’Iran, dunque? Così sembrerebbe, considerando anche che i soldati a stelle e strisce stanno facendo ritorno nelle loro basi, dopo essere stati fatti allontanare nel timore di ritorsioni iraniane. Cosa ha fatto desistere gli Stati Uniti dall’idea di “rafforzare” i manifestanti (al netto dei grandi dubbi sui reali benefici che gli iraniani avrebbero tratto da un intervento armato americano)? Un ruolo importante in questa decisione sarebbe stato svolto dai Paesi della regione. L’Arabia Saudita, temendo possibili ritorsioni e rischiando di veder compromesso il processo di distensione con l’Iran avviato nel marzo 2023, ha comunicato a Teheran che il suo spazio aereo e il suo territorio non sarebbero stati utilizzati per lanciare attacchi contro la Repubblica Islamica.

Secondo il Financial Times sarebbero stati proprio Paesi come Arabia Saudita, Turchia, Qatar, Oman ed Egitto ad aver chiesto con insistenza agli americani di non intervenire militarmente. In privato, ha scritto il Wall Street Journal, Mascate, Riyad e Doha avrebbero messo in guardia gli Stati Uniti nei confronti di un eventuale tentativo di far cadere la Repubblica Islamica, avvisando Washington che lo sconvolgimento dei mercati petroliferi che ne seguirebbe danneggerebbe, in ultima analisi,continua a leggere

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