Una guida ai fatti della settimana nel Mediterraneo allargato e nel mondo musulmano attraverso la stampa internazionale

Ultimo aggiornamento: 08/05/2026 17:13:22

Save the date: mercoledì 13 maggio, alle ore 21.00, non perderti il webinar Medio Oriente. La guerra che non si chiude e quello che non si dice organizzato dalla Fondazione Oasis, Pro Terra Sancta e il Centro Culturale di Milano. Puoi partecipare alla diretta dal canale YouTube del Centro Culturale.

 

Mentre scriviamo è attesa la risposta iraniana all’ultima proposta americana, articolata in 14 punti, che dovrebbe porre temporaneamente fine alla guerra nel Golfo e rimandare a un accordo futuro la definizione degli aspetti più delicati. Proprio mentre le speranze aumentavano, nella notte tra giovedì e venerdì gli Stati Uniti hanno bombardato l’Iran, dopo che in settimana Teheran aveva attaccato gli Emirati Arabi Uniti e l’Oman. Ciononostante, secondo gli Stati Uniti gli ultimi attacchi non indicano una nuova escalation e la tregua resta in vigore. Tutta la settimana è stata segnata da momenti contrastanti: il presidente americano aveva avviato l’operazione “Project Freedom” per forzare la riapertura dello Stretto di Hormuz, ma dopo solo un giorno l’ha sospesa, apparentemente su richiesta pachistana e pressioni saudite, per permettere ai negoziati di proseguire. Intanto il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi si è recato in visita ufficiale in Cina, dove ha incontrato Wang Yi, l’omologo cinese. Quest’ultimo ha espresso la volontà di Pechino di raggiungere un cessate il fuoco definitivo e il ripristino della libertà di navigazione nel Golfo Persico, e probabilmente le mosse statunitensi vanno lette anche alla luce del previsto incontro tra Donald Trump e Xi Jinping di metà maggio.

L’attacco agli Emirati Arabi Uniti, che sono stati colpiti nel terminal di Fujairah (strategico soprattutto perché posto al di fuori dello Stretto di Hormuz), indica la persistente volontà iraniana di mettere pressione agli Stati Uniti e soprattutto ai suoi alleati regionali innalzando il costo della guerra, senza però entrare in una nuova fase di guerra aperta con gli Stati Uniti. Ufficialmente, poi, Teheran ha negato ogni coinvolgimento nei bombardamenti, ma ha permesso che sui suoi mcontinua a leggere

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